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Londra, proteste contro le riprese di “L’Odissea” nel Sahara Occidentale: le organizzazioni solidali con i saharawi chiedono rispetto del diritto internazionale



Londra, 7 luglio 2026 – Diverse organizzazioni britanniche di solidarietà con il popolo saharawi hanno manifestato lunedì 6 luglio a Londra contro la scelta di girare alcune scene del film “L’Odissea”, la nuova produzione cinematografica diretta dal regista britannico Christopher Nolan, nella città di Dakhla, situata nel territorio del Sahara Occidentale occupato.

La protesta, organizzata da gruppi della società civile impegnati a sostegno della causa saharawi, ha contestato la decisione della produzione cinematografica di utilizzare come location un territorio il cui status è ancora oggetto di un processo di decolonizzazione sotto il quadro delle Nazioni Unite.

Durante la manifestazione, i partecipanti hanno espresso la propria contrarietà alla scelta della produzione, sostenendo che le riprese rischiano di contribuire alla normalizzazione della situazione esistente nel Sahara Occidentale e di ignorare il diritto del popolo saharawi all’autodeterminazione, riconosciuto dal diritto internazionale.

La controversia ha attirato l’attenzione di diverse organizzazioni internazionali. In particolare, Western Sahara Campaign UK ha diffuso una dichiarazione dal titolo “Vergogna a Nolan”, nella quale ha criticato la decisione di realizzare parte del film a Dakhla, sottolineando che il Sahara Occidentale continua a essere classificato dalle Nazioni Unite come territorio non autonomo in attesa di decolonizzazione.

Secondo l’organizzazione britannica, la scelta della location cinematografica rischierebbe di ignorare il contesto storico e politico della regione, dove il popolo saharawi rivendica da decenni il proprio diritto all’autodeterminazione.

Anche il Festival Internazionale del Cinema FiSahara, importante evento culturale legato alla popolazione saharawi, ha lanciato un appello al boicottaggio di “L’Odissea”, chiedendo alla comunità internazionale di prestare attenzione alle implicazioni politiche e giuridiche legate alla realizzazione di produzioni artistiche nei territori contesi.

Il caso è stato ripreso anche da diversi media internazionali. Il quotidiano francese Le Figaro ha dedicato un approfondimento alla campagna del FiSahara, riportando le dichiarazioni della direttrice esecutiva del festival, Maria Carrión, secondo cui girare il film nel Sahara Occidentale occupato rappresenterebbe una forma di legittimazione dell’attuale situazione politica del territorio.

Secondo quanto riferito dal quotidiano francese, alcune scene del film sarebbero state girate nel luglio 2025 su una spiaggia di Dakhla, con il coinvolgimento di un cast internazionale. Gli organizzatori del FiSahara hanno dichiarato di aver inviato una lettera a Christopher Nolan chiedendo chiarimenti sulla scelta della location, senza ricevere, secondo quanto comunicato, una risposta ufficiale.

La vicenda ha inoltre riportato all’attenzione internazionale la questione dello status del Sahara Occidentale, inserito dal 1963 nell’elenco dei territori non autonomi delle Nazioni Unite. Le organizzazioni saharawi e i loro sostenitori chiedono che il processo politico promosso dall’ONU porti a una soluzione fondata sul rispetto del diritto all’autodeterminazione del popolo saharawi.

Nel dibattito è intervenuto anche l’attore spagnolo Javier Bardem, noto sostenitore dei diritti del popolo saharawi, che in passato ha invitato a una maggiore conoscenza della storia del Sahara Occidentale e della situazione umanitaria della popolazione saharawi. Bardem ha inoltre partecipato al documentario “Figli delle nuvole: l’ultima colonia”, dedicato al conflitto e alle conseguenze umanitarie della questione saharawi.

La protesta di Londra e la campagna internazionale avviata dal FiSahara confermano come la questione del Sahara Occidentale continui a suscitare attenzione anche nel mondo culturale e cinematografico, riportando al centro del dibattito il tema della decolonizzazione e del rispetto dei diritti dei popoli.

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