Sahara occidentale, 10 luglio 2026 - Si intensificano le reazioni di condanna nei confronti delle riprese del lungometraggio “L’Odissea” nella città occupata di Dakhla, con nuove accuse rivolte al Marocco di utilizzare il cinema come strumento per legittimare l’occupazione del Sahara Occidentale e occultare le violazioni commesse ai danni della popolazione saharawi.
Tra le organizzazioni intervenute figura l’Associazione francese di amicizia e solidarietà con i popoli africani (AFASPA), che ha denunciato il ruolo della produzione cinematografica diretta da Christopher Nolan nel processo di normalizzazione dell’occupazione del territorio.
Secondo l’associazione, il Marocco starebbe sfruttando la realizzazione del film per promuovere Dakhla come “destinazione turistica di lusso e polo di attrazione per celebrità internazionali”, contribuendo a rafforzare un’immagine del territorio slegata dal suo status giuridico e dalla situazione politica esistente.
L’AFASPA ha sottolineato che trasformare una città del Sahara Occidentale occupato in una piattaforma di promozione turistica e cinematografica, senza riconoscerne la condizione di territorio occupato, rischia di cancellare la memoria collettiva del popolo saharawi e di oscurare la realtà dell’occupazione.
L’organizzazione francese ha inoltre aderito all’appello lanciato dal FiSahara – Western Sahara International Film Festival, che ha ribadito la propria opposizione all’utilizzo del Sahara Occidentale come semplice scenario cinematografico.
“Il Sahara Occidentale non deve diventare uno sfondo cinematografico; ha bisogno che la voce del suo popolo venga ascoltata”.
Le proteste si inseriscono in un più ampio dibattito internazionale sullo sfruttamento culturale ed economico del territorio, mentre diverse associazioni di solidarietà continuano a chiedere il rispetto del diritto all’autodeterminazione del popolo saharawi e il riconoscimento dello status giuridico del Sahara Occidentale secondo il diritto internazionale.
