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Naâma Asfari, cresce la mobilitazione internazionale: ONG e Parlamento saharawi chiedono un intervento urgente dell’ONU

 


Campi profughi saharawi, 10 luglio 2026 – Si intensificano gli appelli delle organizzazioni saharawi per i diritti umani e delle istituzioni della Repubblica Saharawi affinché le Nazioni Unite intervengano con urgenza per salvare la vita della prigioniera politica saharawi Naâma Asfari, in sciopero della fame da oltre un mese, e per garantire la tutela di tutti i prigionieri politici saharawi detenuti nelle carceri marocchine.

Le principali ONG saharawi operanti nei territori occupati denunciano il progressivo aggravarsi delle condizioni di salute della detenuta e chiedono alla comunità internazionale di assumersi le proprie responsabilità per impedire un ulteriore deterioramento della situazione.

L'appello di ISACOM: «L'ONU intervenga prima che sia troppo tardi»

In una dichiarazione ufficiale, l'Istanza Saharawi contro l'Occupazione Marocchina (ISACOM) ha condannato quella che definisce una politica sistematica di "punizioni collettive e rappresaglie individuali" esercitata dalle autorità marocchine nei confronti dei detenuti saharawi.

L'organizzazione cita il caso di Naâma Asfari come esempio emblematico di tali pratiche, ricordando che la prigioniera ha iniziato il secondo mese di uno sciopero della fame a oltranza per denunciare le condizioni di detenzione e le continue violazioni dei suoi diritti fondamentali e della sua dignità.

L'ISACOM ha inoltre richiamato le Nazioni Unite, il Consiglio di Sicurezza e il Segretario Generale alle loro "responsabilità giuridiche e morali" nei confronti della popolazione saharawi che vive sotto occupazione, sollecitando un intervento immediato per dare attuazione alle raccomandazioni formulate dagli organismi internazionali per i diritti umani.

Secondo l'organizzazione, la tutela dei prigionieri politici saharawi rappresenta una condizione indispensabile per qualsiasi prospettiva di pace e di soluzione del conflitto nel Sahara Occidentale. L'ISACOM ha inoltre avvertito che la persistente negligenza delle autorità marocchine costituisce "una lenta condanna a morte", chiedendo un'azione internazionale prima che sia troppo tardi.

ASVDH: «Proteggere i prigionieri politici saharawi»

Anche l'Associazione Saharawi delle Vittime di Gravi Violazioni dei Diritti Umani commesse dallo Stato Marocchino (ASVDH) ha espresso profonda preoccupazione per il peggioramento delle condizioni dei prigionieri politici saharawi, con particolare riferimento alla situazione di Naâma Asfari.

L'associazione ha inoltre elogiato il gesto di solidarietà dei detenuti saharawi del gruppo Gdeim Izik, che hanno avviato uno sciopero della fame simbolico in sostegno della loro compagna di detenzione, definendolo una dimostrazione di unità e di determinazione nella difesa dei propri diritti.

L'ASVDH ha quindi rivolto un appello alla comunità internazionale affinché intervenga con urgenza per garantire la protezione dei prigionieri politici saharawi, assicurare il rispetto dei loro diritti fondamentali e fare pressione sulle autorità marocchine affinché cessino le violazioni denunciate nelle carceri e vengano accolte le richieste umanitarie avanzate dai detenuti.

Il Parlamento saharawi attribuisce al Marocco la piena responsabilità:

Anche il Consiglio Nazionale Sahrawi (CNS), il Parlamento della Repubblica Araba Saharawi Democratica, ha diffuso una dichiarazione ufficiale nella quale attribuisce alle autorità marocchine la piena responsabilità del grave deterioramento delle condizioni di salute di Naâma Asfari.

Secondo il CNS, la prigioniera ha ormai iniziato il secondo mese di sciopero della fame per protestare contro le condizioni di detenzione e le sistematiche violazioni dei suoi diritti fondamentali. Per questo motivo il Parlamento saharawi ha chiesto un intervento urgente delle Nazioni Unite affinché venga garantita la protezione della sua vita e di quella degli altri prigionieri politici saharawi, nel rispetto delle convenzioni internazionali.

Il Consiglio ha inoltre evidenziato che diversi detenuti del gruppo Gdeim Izik hanno intrapreso scioperi della fame di avvertimento in solidarietà con Naâma Asfari, definendo questa iniziativa una testimonianza della coesione e della determinazione dei prigionieri politici saharawi nel continuare la loro lotta nonostante l'isolamento, i maltrattamenti e le difficili condizioni di detenzione.

Il Parlamento saharawi ha quindi dichiarato di ritenere le autorità marocchine responsabili di qualsiasi ulteriore peggioramento delle condizioni di salute di Naâma Asfari o di qualsiasi altro detenuto in sciopero della fame, chiedendo il loro rilascio immediato e incondizionato, l'attuazione delle pertinenti risoluzioni e raccomandazioni delle Nazioni Unite e il pieno rispetto del diritto internazionale e del diritto internazionale umanitario.

Cresce la mobilitazione internazionale:

Le richieste delle organizzazioni saharawi si inseriscono in un contesto di crescente mobilitazione internazionale. Diverse organizzazioni per i diritti umani, rappresentanti della società civile, parlamentari, difensori dei diritti umani e organi di informazione indipendenti hanno infatti intensificato gli appelli affinché venga rotto il silenzio sulla situazione dei prigionieri politici saharawi e siano rafforzate le iniziative diplomatiche e umanitarie volte a garantirne la tutela e il rispetto dei diritti fondamentali.

Il Consiglio Nazionale Sahrawi ha infine ribadito la propria piena solidarietà a Naâma Asfari, agli altri prigionieri politici saharawi e alle loro famiglie, definendo la loro lotta pacifica per la libertà e la dignità parte integrante del diritto del popolo saharawi all'autodeterminazione e all'indipendenza.

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