Ginevra, 19 giugno 2026 — La credibilità del sistema internazionale di tutela dei diritti umani dipende dalla sua capacità di garantire l’applicazione effettiva del diritto internazionale nel Sahara Occidentale. È questo il messaggio lanciato da Yaguta El-Mokhtar intervenendo a Ginevra, a conclusione di un evento collaterale di alto livello tenutosi a margine della 62ª sessione del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite.
L’incontro, organizzato presso il Palazzo delle Nazioni Unite, è stato dedicato alla presentazione del rapporto annuale “Sahara Occidentale: un anno in rassegna – Rapporto sui diritti umani 2025”, che documenta un quadro definito dagli organizzatori come segnato da repressioni sistematiche, confische di terre e restrizioni crescenti nei territori occupati.
Un quadro di violazioni sistematiche e impunità:
Nel corso del panel, attivisti saharawi e esperti internazionali hanno descritto un peggioramento della situazione sul terreno, evidenziando un incremento delle restrizioni contro la popolazione civile e il persistere di un clima di impunità. Le testimonianze raccolte nel rapporto indicano una continuità delle violazioni attribuite alle autorità marocchine, in un contesto di conflitto irrisolto e forte limitazione dell’accesso indipendente all’informazione.
“Non è un problema di norme, ma di volontà politica”:
Nel suo intervento conclusivo, Yaguta El-Mokhtar ha sottolineato che la crisi nel Sahara Occidentale non deriva dall’assenza di strumenti giuridici internazionali, ma dalla loro mancata applicazione.
> “Il problema non è se il diritto internazionale sia sufficiente, ma se esista la volontà politica di applicarlo. Il Sahara Occidentale non soffre di un vuoto normativo, ma di un divario persistente tra principi e azione.”
L’attivista ha ribadito che la questione saharawi rimane uno dei più longevi processi di decolonizzazione ancora irrisolti all’ordine del giorno delle Nazioni Unite.
Appello alle istituzioni internazionali:
Nel suo intervento, El-Mokhtar ha delineato una serie di richieste rivolte alle principali istituzioni internazionali, a partire dalle Nazioni Unite e dall’Alto Commissariato per i Diritti Umani.
Ha chiesto in particolare a OHCHR di inviare con urgenza una missione indipendente di monitoraggio nel territorio e di garantire la pubblicazione regolare di rapporti pubblici sulla situazione dei diritti umani.
Ha inoltre sollecitato la missione di pace MINURSO a rafforzare il proprio mandato, affinché possa contribuire in modo concreto alla protezione dei civili e al monitoraggio della situazione sul terreno.
> “Un processo di pace che ignora la dimensione dei diritti umani non può generare una pace duratura”, ha affermato.
Le responsabilità di Unione Europea e attori regionali:
Un passaggio centrale del discorso ha riguardato la responsabilità politica e giuridica degli attori internazionali. L’attivista ha invitato l’Unione Europea e i suoi Stati membri a rispettare pienamente i principi di non riconoscimento e non assistenza in situazioni derivanti da violazioni del diritto internazionale.
Ha inoltre richiesto che ogni forma di cooperazione economica o politica nei territori occupati sia subordinata al rispetto dei diritti e della volontà del popolo saharawi.
Richiamo al diritto internazionale umanitario:
El-Mokhtar ha infine richiamato il ruolo del Comitato Internazionale della Croce Rossa e delle Alte Parti contraenti delle Convenzioni di Ginevra, sottolineando la necessità di garantire il rispetto del diritto internazionale umanitario in un contesto di conflitto prolungato.
Conclusione: “Applicare i principi già esistenti”:
Concludendo il suo intervento davanti a rappresentanti diplomatici e organizzazioni non governative presenti a Ginevra, El-Mokhtar ha ribadito che il tempo non ha attenuato la natura giuridica e politica della questione saharawi.
> “Le raccomandazioni non sono ambiziose perché introducono nuovi standard, ma perché chiedono semplicemente l’applicazione di quelli già esistenti.”
Il rapporto presentato, realizzato dal Gruppo di lavoro sui diritti umani nel Sahara Occidentale occupato con il supporto tecnico di esperti internazionali e delle organizzazioni ACAPS e NOVACT, si inserisce nel dibattito crescente sulla necessità di rafforzare i meccanismi di monitoraggio internazionale nella regione.