Campi profughi saharawi, 14 giugno 2026 – Dietro il percorso professionale del dottor Khalil Lesiad Ahmed, oggi tra i principali specialisti saharawi nel campo della gastroenterologia e della diagnostica endoscopica, vi è una lunga storia di solidarietà internazionale che lega i campi profughi saharawi all'Italia e, in particolare, alla città di Catania.
La Clínica General Río de Oro ha pubblicato nei giorni scorsi un'intervista al medico saharawi, ripercorrendo una carriera costruita tra formazione universitaria all'estero e impegno costante al servizio della popolazione rifugiata. Una testimonianza che trova conferma anche nel racconto di Enzo Pezzino, storico esponente dell'associazionismo italiano di solidarietà con il popolo saharawi e membro dell'associazione catanese "Al Awda".
Contattato dalla redazione di Wesatimes, Pezzino ha definito il dottor Khalil Lesiad «una persona eccezionale», ricordando le circostanze che portarono alla sua specializzazione in Italia.
«Nel corso delle missioni sanitarie organizzate da "Al Awda" negli anni Novanta e nei primi anni Duemila – ne abbiamo realizzate dieci – portammo nei campi profughi il gastroenterologo Giovanni Magrì. Per la prima volta furono eseguite gastroscopie negli accampamenti saharawi e da quell'esperienza emerse chiaramente la necessità di formare uno specialista locale in gastroenterologia», racconta Pezzino.
Fu così che Khalil Lesiad, laureato in Medicina in Polonia nel 1997 dopo un impegnativo percorso di studi svolto in lingua polacca, venne invitato a Catania. Qui riuscì a ottenere una borsa di studio promossa dal Ministero degli Affari Esteri italiano, resa possibile grazie all'impegno della Rappresentanza del Fronte Polisario che gli consentì di accedere alla Scuola di Specializzazione in Gastroenterologia dell'Università di Catania, superando le prove di ammissione in lingua italiana.
Il percorso di specializzazione si svolse tra il 2004 e il 2008 e si concluse con il conseguimento del diploma europeo di specialista in Gastroenterologia, una qualifica che avrebbe successivamente messo al servizio del sistema sanitario saharawi.
Nell'intervista pubblicata dalla Clínica General Río de Oro, il medico ha ricordato le principali tappe della sua formazione.
«Mi sono laureato presso la Facoltà di Medicina in Polonia nel 1997. Nello stesso anno sono rientrato nei campi profughi saharawi, dove ho lavorato come medico fino al 2004. Successivamente sono tornato in Italia per completare la mia specializzazione e nel 2009 sono rientrato definitivamente per prestare servizio nel reparto di gastroenterologia, dove continuo a lavorare ancora oggi», ha spiegato.
La sua esperienza professionale coincide con una fase importante dello sviluppo della sanità saharawi. Nei primi anni di attività, infatti, la mancanza di attrezzature e risorse rappresentava uno dei principali ostacoli all'assistenza sanitaria.
«All'inizio le risorse materiali erano molto limitate e talvolta completamente assenti. Tuttavia, grazie all'impegno del personale sanitario, al sostegno delle istituzioni saharawi e alla solidarietà internazionale, molte difficoltà sono state progressivamente superate», ha affermato.
Oggi il dottor Khalil Lesiad dirige attività specialistiche fondamentali per la diagnosi e la cura delle patologie dell'apparato digerente nei campi profughi. La targa esposta presso il suo ambulatorio lo identifica come Specialista in Malattie dell'Apparato Digerente e Diagnostica Endoscopica, un titolo che testimonia un percorso accademico e professionale costruito grazie alla collaborazione tra istituzioni, università e organizzazioni solidali italiane.
La sua storia rappresenta uno degli esempi più significativi dei risultati raggiunti dai programmi di cooperazione sanitaria e formativa promossi negli anni a favore dei giovani saharawi. Un investimento che, attraverso la formazione di professionisti altamente qualificati, continua ancora oggi a produrre benefici concreti per l'intera comunità rifugiata.
Come sottolinea Enzo Pezzino, l'esperienza di "Al Awda" ha contribuito a gettare le basi di questo percorso. L'associazione catanese è stata particolarmente attiva dagli anni Novanta fino al 2010, promuovendo missioni mediche, progetti sanitari e iniziative di solidarietà con il popolo saharawi. Un impegno raccontato dallo stesso Pezzino nel libro "L'esilio del Popolo Sahrawi", testimonianza diretta di anni di cooperazione e vicinanza alla causa saharawi.
La vicenda del dottor Khalil Lesiad dimostra come l'accesso alla formazione universitaria e specialistica possa trasformarsi in uno strumento concreto di sviluppo, rafforzando le capacità del sistema sanitario saharawi e offrendo servizi essenziali a migliaia di rifugiati che vivono da decenni nei campi profughi del sud-ovest algerino.
