Bruxelles, 19 giugno 2026 – Il processo di ratifica dell’accordo commerciale tra l’Unione Europea e il Marocco resta in una fase di stallo, appesantito da persistenti incertezze sulla sua compatibilità con il diritto internazionale. A Bruxelles, secondo fonti istituzionali, la Commissione europea starebbe rallentando deliberatamente l’iter, consapevole delle difficoltà di ottenere una maggioranza solida in Brussels e, soprattutto, al Parlamento europeo.
Applicazione provvisoria e nodo giuridico irrisolto:
La revisione introdotta nel settembre 2025 dalla Commissione europea – che estende di fatto alcune disposizioni dell’intesa ai prodotti provenienti dal Western Sahara – continua a essere applicata in via provvisoria, nonostante le contestazioni giuridiche ancora aperte.
La scelta è stata motivata dalla necessità di aggirare i vincoli derivanti dalla giurisprudenza della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, che in precedenti sentenze aveva stabilito che l’estensione dei benefici tariffari al Sahara Occidentale non può avvenire senza il consenso del popolo saharawi.
Per garantire la continuità dell’intesa strategica con Rabat, l’esecutivo guidato da Ursula von der Leyen ha fatto ricorso a una procedura accelerata, basata sull’approvazione del Consiglio dell’Unione Europea, evitando temporaneamente il pieno coinvolgimento del Parlamento europeo in questa fase.
Incertezza politica e fragilità a Strasburgo:
Nonostante l’appoggio politico di diversi Stati membri, il dossier resta politicamente sensibile. Fonti diplomatiche confermano che non è ancora stata fissata una data per il voto parlamentare definitivo, mentre restano sospesi anche alcuni protocolli attuativi relativi ai settori agricolo e ittico.
A pesare è soprattutto la fragilità dei numeri a Strasburgo. Se nel Consiglio il sostegno all’accordo appare relativamente consolidato, in Parlamento europeo le divisioni interne restano profonde, in particolare sulla legittimità dell’inclusione dei prodotti saharawi nel regime preferenziale europeo.
Un segnale politico rilevante è arrivato già nei mesi scorsi, quando una risoluzione sull’etichettatura dei prodotti originari del Sahara Occidentale come “marocchini” è stata approvata con una maggioranza estremamente risicata, evidenziando una spaccatura trasversale tra i gruppi politici.
Secondo fonti parlamentari, la Commissione starebbe intensificando le consultazioni informali con i principali gruppi politici per evitare un possibile rigetto del testo e ridurre il rischio di un nuovo contenzioso davanti alla Corte di Giustizia.
Il controverso principio del “consenso implicito”:
Al centro della disputa resta l’impianto giuridico adottato dalle istituzioni europee per giustificare l’estensione dell’accordo al Sahara Occidentale. La Commissione e il Consiglio hanno infatti sviluppato la tesi secondo cui, in determinati contesti territoriali non autonomi, possa configurarsi un “consenso implicito” allo sfruttamento delle risorse.
Secondo tale interpretazione, il consenso sarebbe presumibile a condizione che l’accordo:
- non imponga obblighi diretti alla popolazione locale;
- generi benefici concreti, verificabili e proporzionati per le comunità interessate.
Tuttavia, questa lettura giuridica continua a essere fortemente contestata da una parte significativa della dottrina internazionale e da diverse organizzazioni che rappresentano il popolo saharawi, che la considerano incompatibile con il principio di autodeterminazione.
Nel frattempo, la Commissione sostiene che l’accordo commerciale garantisca benefici economici tangibili alle popolazioni locali, attraverso l’accesso privilegiato ai mercati europei per prodotti agricoli e ittici. Una posizione che, tuttavia, alimenta un crescente attrito politico e giuridico all’interno dell’Unione.
Un equilibrio sempre più fragile:
Il dossier rimane dunque sospeso tra esigenze geopolitiche, interessi economici e vincoli giuridici. Da un lato, diversi Stati membri spingono per la stabilizzazione dei rapporti con il Marocco; dall’altro, le istituzioni europee devono fare i conti con i limiti imposti dal diritto dell’Unione e dal principio di autodeterminazione dei popoli.
In questo contesto, il rischio di un nuovo contenzioso davanti ai giudici europei appare tutt’altro che remoto, mentre il dossier Sahara Occidentale continua a rappresentare uno dei nodi più complessi della politica estera e commerciale dell’Unione.