Ginevra, 19 giugno 2026 – Lo sfruttamento delle risorse naturali del Sahara Occidentale e il coinvolgimento di aziende straniere nei territori sotto controllo marocchino sono tornati al centro del dibattito internazionale dopo la presentazione al Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite del rapporto annuale Voci della Resistenza. Il documento, rilanciato anche dal quotidiano spagnolo La Vanguardia, denuncia un aumento delle violazioni dei diritti umani e solleva interrogativi sulla legittimità di nuovi progetti economici nell’area.
Secondo il reportage del giornale spagnolo, il Sahara Occidentale continua a rappresentare un territorio di grande interesse strategico per le sue ricche risorse naturali: dai fosfati alla pesca, dalla sabbia all’energia solare ed eolica, fino ai più recenti investimenti nel settore dell’idrogeno verde.
Progetti energetici e investimenti stranieri:
Il rapporto evidenzia che, nell’ambito del programma marocchino “Offre Maroc”, sarebbero stati assegnati terreni a diversi consorzi internazionali per lo sviluppo di progetti energetici nelle città di El Aaiún, Boujdour e Dakhla. Tra le società citate figurano la spagnola Acciona, le francesi TotalEnergies ed Engie e la saudita ACWA Power.
Gli autori del documento sostengono che tali iniziative riguardino aree sulle quali, secondo la posizione delle Nazioni Unite e del diritto internazionale richiamata nel rapporto, il Marocco non eserciterebbe una sovranità riconosciuta.
Nel caso di Acciona, il consorzio ORNX – che comprende la joint venture Acciona Nordex Hydrogen (ANGH) e la società statunitense Ortus – avrebbe ottenuto terreni a El Aaiún per valutare la costruzione di un impianto destinato alla produzione di ammoniaca rinnovabile.
Interpellata da La Vanguardia, ANGH ha precisato che il progetto si trova ancora in una fase preliminare di studio, assicurando che qualsiasi eventuale sviluppo futuro sarà conforme al diritto internazionale e agli accordi commerciali vigenti, oltre a poter generare occupazione e sviluppo economico.
Le questioni giuridiche e le sentenze europee:
Il rapporto Voci della Resistenza ribadisce che lo sfruttamento delle risorse naturali di un territorio non autonomo senza il consenso del popolo saharawi sarebbe incompatibile con i principi del diritto internazionale.
Gli autori ricordano inoltre che il Sahara Occidentale è considerato dalle Nazioni Unite un territorio separato e distinto dal Marocco e richiamano la controversia sul suo status politico, che resta al centro del processo di autodeterminazione sostenuto dall’ONU.
Nel documento viene anche citata la decisione della Corte di Giustizia dell’Unione Europea del 2024, che ha confermato l’invalidità degli accordi agricoli e di pesca conclusi tra l’Unione Europea e il Marocco nella parte riguardante il Sahara Occidentale, ritenendo necessario il consenso del popolo saharawi.
Secondo il rapporto, continuano inoltre le attività di estrazione dei fosfati e progetti di investimento che eserciterebbero pressioni sulle risorse idriche locali. Viene richiamato anche il caso della società Maraissa, collegata al gruppo francese Azura, per la quale un audit ambientale avrebbe segnalato una situazione di stress idrico strutturale nell’area di Dakhla.
Le accuse sulle violazioni dei diritti umani:
Uno degli aspetti centrali del documento riguarda il presunto peggioramento della situazione dei diritti umani nei territori occupati. Gli estensori denunciano oltre 170 violazioni registrate nel corso del 2025, pari a un incremento del 70% rispetto all’anno precedente.
Tra gli episodi segnalati figurano restrizioni nei confronti di attivisti e giornalisti, licenziamenti e revoche di borse di studio definiti come forme di pressione economica, arresti condotti da agenti in abiti civili, casi di sparizione forzata e presunti maltrattamenti ai danni di detenuti politici.
Il rapporto denuncia inoltre il rafforzamento del blocco mediatico nella regione, affermando che dal 2014 sarebbero stati espulsi 329 osservatori internazionali.
Le dichiarazioni di El Ghalia Djimi:
Nel corso della presentazione del rapporto a Ginevra, l’attivista saharawi per i diritti umani El Ghalia Djimi, componente del gruppo di lavoro, ha sostenuto che le violazioni documentate «non rappresentano episodi isolati, ma fanno parte di una strategia volta a rendere sempre più difficile la vita del popolo saharawi nei territori occupati».
Djimi, che partecipa alle sessioni del Consiglio dei Diritti Umani delle Nazioni Unite dal 2009 e riferisce di essere stata vittima di sparizione forzata tra il 1987 e il 1991, ha espresso preoccupazione per quella che considera l’inerzia della comunità internazionale e degli Stati alleati del Marocco.
Secondo l’attivista, il popolo saharawi continua a non beneficiare delle ricchezze presenti sul proprio territorio e molti giovani sarebbero costretti a lasciare la regione in cerca di opportunità, intraprendendo rotte migratorie verso le Isole Canarie o la Guyana Francese.
Il rapporto è stato elaborato con il contributo dell’istituto per la nonviolenza NOVACT e dell’Associazione degli Amici del Popolo Saharawi della Catalogna, e porta nuovamente all’attenzione della comunità internazionale il dibattito sulla gestione delle risorse naturali e sulla tutela dei diritti umani nel Sahara Occidentale.
