Las Palmas, 19 giugno 2026 – L'attivista e difensora dei diritti umani saharawi Aminatou Haidar ha lanciato un forte monito sul crescente disincanto delle nuove generazioni saharawi nei confronti della comunità internazionale e delle Nazioni Unite, sostenendo che tale sfiducia sta alimentando un aumento del sostegno alla lotta armata rispetto alla resistenza pacifica nella gestione della questione del Sahara Occidentale.
Nel corso di una conferenza stampa tenutasi a Las Palmas de Gran Canaria, Haidar ha espresso profonda preoccupazione per il sentimento di frustrazione diffuso tra i giovani saharawi dopo decenni di stallo nel processo di decolonizzazione e di mancata attuazione del diritto all'autodeterminazione.
«La nuova generazione non crede più nella resistenza pacifica. Molti ritengono che l'unica strada sia quella delle armi», ha dichiarato, attribuendo questo cambiamento alla persistente inerzia della comunità internazionale e alla mancata applicazione del diritto internazionale.
La crescente sfiducia nelle Nazioni Unite:
Secondo Haidar, una parte significativa delle nuove generazioni considera ormai i richiami ai diritti umani come meri principi privi di effetti concreti, avendo perso fiducia nella capacità degli organismi internazionali di favorire una soluzione al conflitto nel Sahara Occidentale. L'attivista ha osservato che tale sfiducia rischia di accentuarsi ulteriormente se non verranno compiuti passi concreti verso una soluzione politica.
Pur descrivendo questo scenario con preoccupazione, Haidar ha ribadito la propria convinzione che una soluzione pacifica, fondata sul rispetto del diritto all'autodeterminazione del popolo saharawi e del diritto internazionale, rappresenti la via più appropriata per risolvere la controversia.
Denunce sulle condizioni nei territori sotto controllo marocchino:
Nel suo intervento, Haidar ha inoltre richiamato l'attenzione sulla situazione dei diritti umani nei territori del Sahara Occidentale sotto controllo marocchino, denunciando episodi di repressione, arresti arbitrari e presunte torture ai danni di attivisti saharawi.
Ha ricordato che, a oltre cinquant'anni dal ritiro della Spagna dall'ex colonia, numerosi saharawi continuano a vivere tra esilio e limitazioni delle libertà fondamentali. Secondo quanto affermato dall'attivista, almeno 19 detenuti sarebbero incarcerati per il loro legame con la causa saharawi, alcuni dei quali condannati all'ergastolo.
Le critiche alla Spagna:
Haidar ha rivolto dure critiche al governo spagnolo per il cambiamento della propria posizione sul dossier del Sahara Occidentale nel 2022, dichiarando: «La Spagna ci ha tradito e continua a tradirci». A suo giudizio, tale svolta avrebbe contribuito a rafforzare la posizione del Marocco e ad aggravare la situazione politica nel territorio.
Nel corso dell'incontro è intervenuto anche il giornalista e documentarista Nicolás Castellano, che ha evidenziato quella che considera una contraddizione tra il sostegno dichiarato dalla Spagna al diritto internazionale in altri scenari di crisi e il suo orientamento sulla questione del Sahara Occidentale.
Unione Europea, risorse naturali e ruolo della MINURSO:
L'attivista ha inoltre criticato l'operato dell'Unione Europea in relazione allo sfruttamento delle risorse naturali del Sahara Occidentale, richiamando le pronunce della Corte di Giustizia dell'Unione Europea che hanno riconosciuto il territorio come distinto dal Marocco e hanno affermato la necessità del consenso del popolo saharawi per accordi riguardanti le sue risorse.
Haidar ha infine espresso valutazioni critiche sulla Missione delle Nazioni Unite per il Referendum nel Sahara Occidentale (MINURSO), sostenendo che il suo mandato risulti fortemente limitato. Ha inoltre accusato le autorità marocchine di ostacolare l'accesso di osservatori internazionali e giornalisti e di promuovere politiche di cambiamento demografico nel territorio.
Nel quadro della stessa iniziativa, organizzata con il sostegno del Cabildo di Gran Canaria, il responsabile della Solidarietà Internazionale dell'istituzione, Carmelo Ramírez, ha espresso la propria contrarietà alle recenti missioni economiche promosse dalle Canarie nel Sahara Occidentale, criticandole come iniziative che, a suo avviso, contribuiscono a legittimare la presenza marocchina e lo sfruttamento delle risorse del territorio.
