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Sahara Occidentale: Naâma Asfari avvia uno sciopero della fame a oltranza, Mohamed Bani minaccia la stessa protesta dopo il divieto di visitare la madre malata

 



Sahara Occidentale, 15 giugno giugno 2026 – Si aggrava la situazione dei prigionieri politici sahrawi detenuti nelle carceri marocchine. Il difensore dei diritti umani e prigioniero politico sahrawi Naâma Asfari ha avviato l'8 giugno uno sciopero della fame a oltranza nel carcere centrale di Kenitra, in segno di protesta contro le condizioni della sua detenzione e le continue violazioni dei suoi diritti fondamentali.

Secondo fonti vicine alla famiglia, Asfari contesta in particolare il suo mantenimento in una struttura penitenziaria situata a centinaia di chilometri dal Sahara Occidentale, una misura che limita gravemente i contatti con i familiari. La protesta denuncia inoltre la persistente privazione di diritti garantiti dagli strumenti internazionali per la tutela dei detenuti, comprese le Regole Minime delle Nazioni Unite per il Trattamento dei Detenuti (Regole Mandela).

Condannato a trent'anni di reclusione nell'ambito del dossier relativo al gruppo di Gdeim Izik, Asfari continua a essere oggetto, secondo le organizzazioni sahrawi per i diritti umani, di misure punitive e discriminatorie da parte delle autorità penitenziarie marocchine. Tra le principali denunce figurano il mancato accesso a cure mediche adeguate, restrizioni arbitrarie e trattamenti ritenuti degradanti e lesivi della dignità umana. Tali pratiche sarebbero legate alle sue posizioni politiche sul Sahara Occidentale e al suo impegno nella difesa dei diritti umani.

Parallelamente, anche il prigioniero politico sahrawi Mohamed Bani, condannato all'ergastolo nel medesimo caso di Gdeim Izik, continua a denunciare gravi violazioni all'interno del carcere di Aït Melloul. L'amministrazione penitenziaria marocchina avrebbe respinto ripetutamente la sua richiesta di trasferimento temporaneo presso il carcere di Laâyoune occupata per poter visitare la madre anziana, le cui condizioni di salute risultano particolarmente critiche e hanno richiesto diversi ricoveri ospedalieri.

Secondo quanto riferito dalla famiglia, Mohamed Bani starebbe valutando l'avvio di uno sciopero della fame a oltranza per protestare contro questa situazione e contro le misure discriminatorie di cui afferma di essere vittima. Come primo passo, il detenuto ha annunciato uno sciopero della fame di avvertimento della durata di 48 ore, previsto a partire dal 16 giugno 2026.

Il Collettivo dei Difensori Sahrawi dei Diritti Umani nel Sahara Occidentale (CODESA) ha espresso profonda preoccupazione per il deterioramento delle condizioni dei due detenuti e degli altri prigionieri politici sahrawi rinchiusi nelle carceri marocchine. L'organizzazione ritiene le autorità marocchine pienamente responsabili della loro sicurezza e integrità fisica e psicologica, soprattutto alla luce dei rischi sanitari derivanti dagli scioperi della fame in corso e annunciati.

CODESA ha inoltre rivolto un appello alle autorità marocchine affinché rispondano senza ulteriori ritardi alle richieste considerate legittime dei detenuti, pongano fine alle presunte violazioni denunciate e rispettino gli obblighi derivanti dal diritto internazionale dei diritti umani e dal diritto internazionale umanitario applicabile al territorio del Sahara Occidentale.


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