Rabat, 11 giugno 2026 – L’attivista saharawi Naâma Asfari, detenuto in Marocco dal 2010, è al terzo giorno di uno sciopero della fame “a tempo indeterminato” avviato per protestare contro le condizioni di detenzione, chiedere cure mediche adeguate e il trasferimento in un istituto penitenziario situato nel Sahara Occidentale.
La notizia è stata diffusa mercoledì 10 giugno dal gruppo di giornalisti indipendentisti saharawi Equipe Media, che cita fonti familiari del detenuto, attualmente recluso nella prigione di Kenitra, a nord di Rabat, dove sta scontando una condanna a 30 anni di reclusione.
Una protesta dopo precedenti scioperi:
Secondo le informazioni raccolte, Asfari, 56 anni, avrebbe iniziato lo sciopero della fame lunedì scorso, dopo aver già effettuato nel mese precedente tre azioni di protesta di 48 ore ciascuna.
Il detenuto è considerato una delle figure di riferimento del cosiddetto “gruppo di Gdeim Izik”, legato agli eventi del 2010 nei pressi di El Aaiún, quando lo sgombero di un grande accampamento di protesta saharawi degenerò in violenti scontri.
Il caso Gdeim Izik e la condanna:
Asfari è stato condannato nel 2017 a 30 anni di carcere dal sistema giudiziario marocchino, insieme ad altri imputati, con accuse legate alla morte di undici membri delle forze di sicurezza durante lo smantellamento del campo di Gdeim Izik.
Lui e altri coimputati sono stati riconosciuti colpevoli, tra l’altro, di omicidio e costituzione di banda armata. Tuttavia, organizzazioni internazionali per i diritti umani come Human Rights Watch e Amnesty International hanno più volte denunciato presunte irregolarità procedurali e violazioni del diritto a un equo processo.
La posizione dell’amministrazione penitenziaria marocchina:
In un comunicato diffuso mercoledì, l’amministrazione penitenziaria marocchina ha confermato di essere stata informata dell’avvio dello sciopero della fame, contestando tuttavia le motivazioni addotte dal detenuto, definite “false”.
Secondo le autorità, Asfari beneficerebbe di “tutti i diritti garantiti dalla legge”, incluso l’accesso a cure mediche, condizioni igienico-sanitarie adeguate, passeggiate quotidiane e una dieta prescritta da personale sanitario.
L’istituzione penitenziaria ha inoltre riferito che il detenuto sarebbe stato sottoposto a numerose visite mediche nel corso della detenzione e avrebbe rifiutato in più occasioni il trasferimento in strutture ospedaliere esterne, contestando le modalità richieste per il trasferimento.
Richiesta di trasferimento e condizioni di detenzione:
Tra le principali rivendicazioni di Asfari vi è anche il trasferimento in un carcere situato nel Sahara Occidentale, richiesta respinta dalle autorità marocchine sulla base della normativa penitenziaria nazionale.
La vicenda si inserisce in un contesto più ampio di denunce da parte di associazioni saharawi e organizzazioni internazionali riguardo alla distanza dei detenuti dalle proprie famiglie, alle difficoltà di accesso alle visite e alle condizioni di detenzione.
Un caso ancora al centro delle tensioni politiche:
Il caso di Naâma Asfari resta uno dei più emblematici e controversi legati al dossier del Sahara Occidentale, una questione ancora aperta sul piano politico e diplomatico e oggetto di monitoraggio da parte delle Nazioni Unite e di diverse organizzazioni per i diritti umani.
Lo sciopero della fame riporta ora l’attenzione internazionale sulle condizioni dei prigionieri saharawi e sulle persistenti tensioni legate al conflitto tra il Marocco e il Fronte Polisario.
