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Sahara Occidentale: MRAP sollecita Macron, “intervenire per la liberazione di Naama Asfari e degli altri prigionieri saharawi”

 



Parigi, 20 giugno 2026 – Il Movimento francese contro il razzismo e per l’amicizia tra i popoli (MRAP) ha ribadito la propria “totale e incondizionata solidarietà” al prigioniero politico saharawi Naama Asfari, chiedendone la liberazione immediata insieme a quella degli altri detenuti politici saharawi.
In un comunicato datato 17 giugno 2026, l’organizzazione ha rivolto un appello diretto al Presidente della Repubblica francese Emmanuel Macron e al governo di Parigi, sollecitando un intervento diplomatico urgente presso il Marocco affinché vengano rispettati gli obblighi derivanti dal diritto internazionale e dalle decisioni degli organismi delle Nazioni Unite.
Asfari, attualmente detenuto nel carcere di Kénitra, nei pressi di Rabat, avrebbe intrapreso uno sciopero della fame a tempo indeterminato sotto lo slogan “Battaglia per la dignità”, per denunciare le condizioni di detenzione e la prosecuzione della sua reclusione, che i suoi sostenitori definiscono arbitraria.

Le denunce internazionali e le decisioni delle Nazioni Unite:
Secondo quanto riportato dal MRAP, il caso Asfari è stato oggetto di diverse pronunce da parte di organismi delle Nazioni Unite, che ne hanno evidenziato le gravi violazioni dei diritti fondamentali.
Dicembre 2016: il Comitato ONU contro la tortura ha riconosciuto che Asfari è stato sottoposto a torture e trattamenti inumani e degradanti, invitando le autorità marocchine a garantire risarcimenti e a cessare ogni forma di ritorsione nei confronti dell’attivista e della sua famiglia.
Agosto 2023: il Gruppo di lavoro ONU sulla detenzione arbitraria ha qualificato come “arbitraria” la detenzione di Asfari e di altri attivisti saharawi arrestati nelle stesse circostanze, chiedendone la liberazione immediata e un adeguato indennizzo.

Nel corso degli anni, diversi Relatori speciali delle Nazioni Unite hanno inoltre espresso: preoccupazione per le condizioni di detenzione e per il trattamento riservato ai difensori dei diritti umani nella regione.
Tra le criticità evidenziate dalle organizzazioni per i diritti umani figura anche il divieto di ingresso in Marocco imposto a Claude Mangin, alla quale sarebbe sistematicamente impedito di visitare il marito detenuto.

Arresto, processo e contesto del caso Gdeim Izik:
Naama Asfari fu arrestato nel 2010 in seguito alla partecipazione alla protesta pacifica del campo di Gdeim Izik, nei pressi del Sahara Occidentale.
Il procedimento giudiziario si è concluso con una condanna a 30 anni di reclusione, inizialmente pronunciata da un tribunale militare e successivamente confermata dalla giurisdizione civile. Le organizzazioni per i diritti umani, tra cui il MRAP, contestano la legittimità del processo, sostenendo che non avrebbe rispettato gli standard internazionali sul giusto processo.
Il caso si inserisce nel più ampio contesto del territorio del Western Sahara, classificato dalle Nazioni Unite come Territorio Non Autonomo nell’ambito del processo di decolonizzazione.

Quadro giuridico internazionale e occupazione del territorio:
Secondo il MRAP, la situazione del Sahara Occidentale resta regolata dal diritto internazionale umanitario, in particolare dalla Quarta Convenzione di Ginevra del 1949, che tutela le popolazioni civili nei territori occupati.

L’organizzazione sostiene che la popolazione saharawi rientri nella categoria di “persone protette” e che il trasferimento dei detenuti fuori dal territorio d’origine rappresenti una violazione delle norme internazionali applicabili.
Il movimento ricorda inoltre che, dopo il ritiro della Spagna nel 1975 senza completare il processo di decolonizzazione previsto dalle Nazioni Unite, il territorio è stato oggetto di una disputa ancora irrisolta tra le parti.

Appello finale:
Nel suo comunicato, il MRAP chiede alla Francia di assumere un ruolo diplomatico attivo per la liberazione di Naama Asfari e degli altri prigionieri politici saharawi, invitando la comunità internazionale a intervenire per garantire il rispetto del diritto internazionale e delle decisioni delle Nazioni Unite.




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