Milano, 20 giugno 2026 – Dal 17 giugno al 19 luglio 2026, il Padiglione della Fondazione Luigi Rovati ha ospitato “Out of Place. Arte e storie dai campi rifugiati nel mondo”, un’importante esposizione internazionale promossa dalla Fondazione Imago Mundi con il patrocinio dell’UNHCR, dedicata alle testimonianze artistiche di persone che vivono o hanno vissuto l’esperienza dello sfollamento forzato.
Tra i protagonisti della rassegna figura l’artista, scrittore e curatore saharawi Mohamed Sleiman Labat, il cui contributo assume un ruolo di particolare rilievo nella valorizzazione della cultura e dell’identità del popolo saharawi. Oltre a essere presente con la propria opera, Labat è tra i curatori della sezione saharawi del progetto sviluppata da Motif Art Studio, centro artistico da lui fondato nel campo profughi di Samara, nei pressi di Tindouf, in Algeria.
Il progetto “Out of Place” rappresenta una nuova tappa del percorso della Imago Mundi Collection e riunisce 264 artisti provenienti da 18 campi profughi distribuiti in Africa, Asia, Europa e America Latina. L’obiettivo è raccontare, attraverso l’arte, le esperienze di chi ha dovuto lasciare il proprio luogo d’origine a causa di guerre, persecuzioni o violenze, trasformando le opere in strumenti di memoria, resilienza e dialogo interculturale.
Un elemento distintivo della partecipazione saharawi è il coinvolgimento di 20 artisti e operatori culturali invitati da Motif Art Studio a entrare a far parte della collezione. Tra questi figurano Aaawah Walad, Abidin Mohamed Hamudi, Adad Ammi, Brahim Chagaf, Cherifa Saleh, Ismail Banan, Madi Ahmed, Menina Alkeihel, Minatu Lehbib, Mohamed Salem Mohamed Ali, Naha Hamadi, Saharawi Voice, Saleh Brahim, Salek Brahim, Salem Mohamed Mouloud, Sidi Mohamed Fadel, Sumaya Said, Tefluha Alhusain e Tumana Buzaid, testimoni della vivacità della scena artistica nata nei campi profughi saharawi.
La presenza di Mohamed Sleiman Labat e degli altri artisti saharawi alla mostra milanese conferma come l’arte possa diventare uno strumento di narrazione, resistenza culturale e sensibilizzazione internazionale, offrendo al pubblico uno sguardo diretto sulle storie, le aspirazioni e la creatività di una comunità che continua a preservare la propria identità nonostante decenni di esilio.
