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Sahara Occidentale: Brahim Ghali denuncia una “guerra silenziosa” e accusa Spagna e Marocco tra tensioni diplomatiche e stallo ONU

 



Campi profughi saharawi, 15 giugno 2026 – Nel contesto del persistente conflitto nel Sahara Occidentale e del prolungato stallo del processo politico sotto egida ONU, il presidente della Repubblica Araba Sahrawi Democratica (RASD) e segretario generale del Fronte Polisario, Brahim Ghali, ha rilanciato una dura offensiva politica e diplomatica sulla situazione nel territorio, sulle dinamiche regionali e sul ruolo della comunità internazionale.

In un’intervista al quotidiano spagnolo ABC, Ghali ha descritto la questione sahrawi come un processo di decolonizzazione incompiuto, denunciando quella che definisce una “guerra silenziosa” in corso dal ritorno alle ostilità nel 2020. Il leader sahrawi ha ribadito il diritto del popolo sahrawi all’autodeterminazione e all’indipendenza, accusando attori internazionali di tentativi di aggirare il diritto internazionale.

Critiche alla posizione spagnola:
Ghali ha rivolto dure critiche al primo ministro spagnolo Pedro Sánchez, contestando il cambio di posizione di Madrid dal 2022 a favore del piano di autonomia proposto dal Marocco.
Secondo il leader sahrawi, tale scelta rappresenterebbe una rottura con gli obblighi storici e giuridici della Spagna, ancora considerata potenza amministratrice de iure del territorio. Ghali ha parlato di “nuovo abbandono” del popolo sahrawi e ha denunciato una contraddizione nella politica estera spagnola, accusata di promuovere i diritti umani in altri contesti mentre ignora la situazione nel Sahara Occidentale.
Il presidente della RASD ha inoltre criticato il silenzio internazionale su episodi di violenza contro attivisti sahrawi nei territori occupati, interpretandolo come un segnale di disparità nel trattamento delle vittime in base alla loro appartenenza politica.

Il caso Pegasus e le implicazioni politiche:
Riferendosi allo scandalo di sorveglianza informatica legato al software “Pegasus”, Ghali ha ipotizzato che tali eventi possano aver influito sul cambiamento di posizione del governo spagnolo, sottolineando la coincidenza temporale tra le intercettazioni e la nuova linea diplomatica di Madrid.

Accuse alla politica regionale del Marocco:
Uno dei passaggi più critici riguarda le accuse rivolte al Marocco, descritto da Ghali come promotore di una visione espansionistica basata sul concetto di “confini storici” o “reali”, in contrapposizione alle frontiere internazionalmente riconosciute.
Secondo il leader sahrawi, tale impostazione alimenterebbe rivendicazioni territoriali potenzialmente estese non solo al Sahara Occidentale, ma anche ad aree della Mauritania, dell’Algeria e persino a territori spagnoli come Ceuta e Melilla. Ghali ha avvertito che l’assenza di una risposta ferma della comunità internazionale potrebbe aggravare le tensioni regionali.

Conflitto in corso dal 2020:
Il presidente della RASD ha ribadito che il conflitto è ripreso in forma attiva dal 13 novembre 2020, data della rottura del cessate il fuoco. Secondo Ghali, la dimensione militare del conflitto sarebbe sottostimata dai media internazionali, contribuendo alla percezione errata di una situazione congelata.
Pur riaffermando la prosecuzione della lotta armata, il leader sahrawi ha sottolineato la disponibilità del Fronte Polisario a riprendere il dialogo politico sotto l’egida ONU, a condizione del rispetto della legalità internazionale.

Referendum e soluzione politica:
Ghali ha ribadito la centralità del referendum di autodeterminazione come unica soluzione conforme alle risoluzioni delle Nazioni Unite. Ha affermato che qualsiasi proposta politica dovrà necessariamente garantire al popolo sahrawi la possibilità di esprimere liberamente la propria volontà.

Critiche alla comunità internazionale ed Europa:
Il leader sahrawi ha espresso preoccupazione per il calo di sostegno internazionale alla causa, in particolare in Europa, dove alcuni Paesi hanno rafforzato la cooperazione con Rabat in materia di migrazione, sicurezza ed economia.
Ha inoltre criticato gli accordi economici e commerciali che includono risorse del Sahara Occidentale, nonostante diverse pronunce della Corte di giustizia dell’Unione Europea ne abbiano contestato la legittimità.

Situazione umanitaria nei campi profughi:
Ghali ha descritto la condizione dei rifugiati sahrawi nei campi come sempre più difficile, a causa della riduzione degli aiuti internazionali e delle crescenti difficoltà economiche.
Ha tuttavia sottolineato il ruolo dei campi come simbolo di resilienza nazionale e ha ringraziato le reti di solidarietà internazionale, in particolare in Spagna, che continuano a sostenere programmi umanitari ed educativi.

Prospettive della causa sahrawi:
Respingendo le ipotesi di indebolimento del movimento, Ghali ha affermato che il Fronte Polisario ha storicamente superato fasi di maggiore difficoltà e continuerà a perseguire i propri obiettivi politici e nazionali.
In conclusione, ha ribadito che la questione sahrawi non rappresenta una semplice disputa territoriale, ma un processo di decolonizzazione ancora incompiuto. Il movimento, ha affermato, continuerà a combinare azione diplomatica, politica e, secondo la propria posizione, anche resistenza legittima, fino al raggiungimento dell’indipendenza.


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