Campi profughi saharawi, 10 giugno 2026 – Cinquant’anni dopo la sua scomparsa, la figura di El Ouali Mustapha Sayed continua a occupare un posto centrale nella memoria collettiva del popolo saharawi. Fondatore del Fronte Polisario, principale artefice della moderna rivoluzione saharawi e tra i promotori della nascita della Repubblica Araba Saharawi Democratica (RASD), El Ouali cadde il 9 giugno 1976, nel pieno della sua attività politica e militare. Mezzo secolo più tardi, la sua eredità continua a influenzare il percorso della lotta per l’autodeterminazione del Sahara Occidentale.
In occasione del cinquantesimo anniversario della sua morte, l’agenzia SPS ha riproposto un articolo di analisi firmato da Felipe Briones Vives, procuratore presso la Corte Suprema spagnola, e da Mohamed Limam Mohamed Ali Sidi Bachir, ambasciatore della Repubblica Saharawi in Kenya. I due autori, già coautori della biografia “El Ouali: Ora o mai Libertà”, pubblicata nel 1997, offrono una riflessione sul pensiero politico e strategico del leader saharawi, evidenziandone l’attualità di fronte alle sfide contemporanee.
Secondo gli autori, ricordare El Ouali, così come Mohamed Sidi Brahim Basiri, Mohamed Abdelaziz e tutti i martiri della causa saharawi, non rappresenta soltanto un atto di fedeltà storica, ma costituisce anche un esercizio di riflessione critica sul futuro del progetto nazionale saharawi. I martiri, sostengono, non hanno lasciato monumenti da venerare, ma idee, esperienze e insegnamenti da comprendere, sviluppare e adattare alle nuove circostanze.
L’architetto della rivoluzione saharawi:
Per Briones e Limam, El Ouali è la figura che ha trasformato la coscienza nazionale saharawi in un progetto politico organizzato, capace di tradursi in una rivoluzione e successivamente in un’entità statuale riconosciuta a livello internazionale.
Nel ricordarlo, gli autori citano le parole dello scrittore e intellettuale mauritano Ahmed Baba Miske, che descrisse El Ouali come una figura provvidenziale apparsa in un momento decisivo della storia del suo popolo. La sua morte, lungi dal provocare scoraggiamento, contribuì a rafforzare la determinazione dei saharawi a proseguire il cammino da lui tracciato.
Secondo questa interpretazione, il sacrificio di El Ouali trasformò il dolore collettivo in una straordinaria forza di mobilitazione, alimentando una nuova generazione di combattenti, militanti e diplomatici impegnati nella difesa della causa nazionale.
Organizzazione, lotta e costruzione dello Stato:
L’analisi individua tre pilastri fondamentali del pensiero politico di El Ouali.
Il primo riguarda l’organizzazione interna del popolo saharawi. Per il leader rivoluzionario, la forza di una causa nazionale non risiedeva soltanto nelle risorse materiali, ma soprattutto nella capacità di costruire una società organizzata, coesa e consapevole dei propri obiettivi. Il contatto diretto con la popolazione e la partecipazione della base costituivano elementi essenziali per il successo del progetto di liberazione.
Il secondo pilastro era rappresentato dall’azione militare, concepita come strumento necessario per contrastare l’occupazione e difendere il diritto all’autodeterminazione. El Ouali riteneva che la libertà richiedesse sacrificio e che la lotta armata dovesse essere organizzata, disciplinata e strettamente legata agli obiettivi politici nazionali. Non a caso, partecipò personalmente alle operazioni più rischiose, fino a perdere la vita sul campo di battaglia.
Il terzo elemento centrale del suo pensiero riguardava la diplomazia e la costruzione di alleanze internazionali. Dopo aver constatato il progressivo allontanamento di molte forze progressiste della regione dalla causa saharawi e la mancata assunzione di responsabilità da parte della Spagna nei confronti del Sahara Occidentale, El Ouali comprese l’importanza strategica di consolidare alleanze regionali e internazionali. In questo contesto, il sostegno di Algeria e Libia assunse un ruolo determinante per la sopravvivenza e lo sviluppo della rivoluzione saharawi.
Una leadership fondata sul servizio:
Gli autori sottolineano come El Ouali abbia vissuto direttamente le sofferenze del suo popolo: la povertà, l’esilio, la repressione e le conseguenze dell’occupazione. Da questa esperienza nacque la sua convinzione che la rivoluzione dovesse essere anzitutto una risposta all’ingiustizia e all’umiliazione subite dal popolo saharawi.
La sua concezione della leadership si distingueva nettamente da quella tradizionale. Non vedeva il potere come un privilegio o una posizione di superiorità, ma come una forma di servizio totale alla collettività. Guidare significava condividere le difficoltà del proprio popolo e assumersi personalmente i rischi della lotta.
Fu proprio questa visione a permettergli di trasformare una delle fasi più drammatiche della storia saharawi – l’esodo della popolazione sotto i bombardamenti al napalm e al fosforo bianco – in un momento di rinascita politica, culminato con la proclamazione della Repubblica Araba Saharawi Democratica.
Un’eredità ancora viva:
A cinquant’anni dalla sua morte, El Ouali continua a essere considerato una delle figure più influenti della storia contemporanea saharawi. La Giornata Nazionale dei Martiri, celebrata ogni 9 giugno, rappresenta non soltanto un momento di commemorazione, ma anche un richiamo ai valori che hanno guidato la rivoluzione: libertà, giustizia, unità nazionale, dignità umana e sovranità popolare.
Per gli autori dell’articolo, il modo migliore per onorare la memoria di El Ouali e degli altri martiri della causa saharawi non consiste nella semplice celebrazione del passato, ma nella capacità di studiarne il pensiero, aggiornarne gli insegnamenti e applicarli alle sfide del presente. Solo attraverso questo esercizio di rinnovamento e riflessione critica, concludono, il progetto di liberazione nazionale potrà continuare ad avanzare verso i propri obiettivi storici.
Fonte: SPS, adattamento e rielaborazione giornalistica dell’articolo di Felipe Briones Vives e Mohamed Limam Mohamed Ali Sidi Bachir.
