Madrid, 10 giugno 2026 – Il quotidiano spagnolo El Mundo ha rivelato che il Ministero degli Affari Esteri spagnolo avrebbe evitato di esprimere una posizione ufficiale sull’attacco condotto recentemente da droni marocchini nei territori liberati del Sahara Occidentale, una scelta che sta suscitando interrogativi e critiche in diversi ambienti politici e diplomatici.
Secondo fonti diplomatiche citate dal giornale, il ministero guidato da José Manuel Albares avrebbe mantenuto una linea di assoluta riservatezza sull’episodio, evitando qualsiasi dichiarazione pubblica o presa di posizione ufficiale nonostante la gravità dell’accaduto e il crescente interesse internazionale per l’evoluzione del conflitto nel Sahara Occidentale.
L’atteggiamento del governo spagnolo appare particolarmente significativo se confrontato con la rapidità con cui Madrid ha recentemente condannato episodi di violenza e violazioni del cessate il fuoco in altre aree di crisi, tra cui il Medio Oriente e il Libano meridionale. Secondo El Mundo, questo contrasto alimenta accuse di incoerenza e di possibile doppio standard nella gestione delle questioni internazionali.
Al centro della vicenda vi è l’attacco attribuito alle Forze Armate Reali marocchine contro un veicolo che viaggiava a est del muro di separazione costruito dal Marocco nel Sahara Occidentale. Nell’attacco sarebbe rimasto ucciso Lahbib Mohamed Abdelaziz, figlio dello storico leader saharawi e già presidente della Repubblica Araba Saharawi Democratica, Mohamed Abdelaziz, insieme ad altri combattenti dell’Esercito Popolare di Liberazione Saharawi.
L’episodio si è verificato in un momento particolarmente delicato, coincidente con la visita nella regione dell’Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, la prima dopo circa un decennio, mentre sul territorio continua a operare la Missione delle Nazioni Unite per il Referendum nel Sahara Occidentale (MINURSO).
Nel suo approfondimento, El Mundo richiama inoltre gli sviluppi che hanno segnato il conflitto negli ultimi anni, ricordando l’intervento marocchino nell’area di Guerguerat nel novembre 2020, evento che portò il Fronte Polisario a dichiarare concluso il cessate il fuoco sottoscritto nel 1991 sotto l’egida delle Nazioni Unite. Da allora, le tensioni militari lungo il cosiddetto “muro della sabbia” – una barriera fortificata di circa 2.700 chilometri che divide i territori controllati dal Marocco da quelli amministrati dalla Repubblica Saharawi – sono tornate a crescere.
Secondo le fonti consultate dal quotidiano, all’interno del Ministero degli Esteri spagnolo vi sarebbe un clima di forte attenzione e preoccupazione per le possibili implicazioni dell’incidente. Tuttavia, il ministro Albares avrebbe impartito precise direttive affinché non venissero diffuse dichiarazioni, analisi o note esplicative sulla posizione ufficiale della Spagna.
La scelta viene interpretata da diversi osservatori come il riflesso della nuova fase delle relazioni tra Madrid e Rabat. El Mundo ricorda infatti che l’attuale orientamento della politica estera spagnola verso il Sahara Occidentale è stato inaugurato nel 2022 con il sostegno del governo spagnolo al piano marocchino di autonomia, definito da Madrid come la proposta «più seria, credibile e realistica» per la soluzione della controversia.
Questa svolta diplomatica, che segnò una rottura rispetto alla tradizionale posizione di neutralità mantenuta dalla Spagna per decenni, aprì una nuova fase di cooperazione con il Marocco e portò alla definizione di una roadmap bilaterale articolata in diversi punti strategici.
Tuttavia, il quotidiano evidenzia come tale riavvicinamento continui a essere oggetto di polemiche. Diversi settori politici e della società civile accusano il governo spagnolo di aver sacrificato parte della propria autonomia diplomatica nel tentativo di consolidare i rapporti con Rabat. Secondo queste critiche, il mancato commento sull’attacco nel Sahara Occidentale rappresenterebbe un ulteriore segnale di questa tendenza.
Nelle conclusioni del reportage, El Mundo sottolinea che l’assenza di una posizione pubblica da parte del Ministero degli Esteri contribuisce ad alimentare il dibattito sul ruolo della Spagna nella questione saharawi. Una questione che le Nazioni Unite continuano a considerare un processo di decolonizzazione non ancora concluso e rispetto alla quale Madrid mantiene, secondo numerosi giuristi e osservatori internazionali, una particolare responsabilità storica derivante dal proprio passato coloniale nel territorio.
A oltre cinquant’anni dall’avvio del conflitto, il Sahara Occidentale continua così a rappresentare uno dei dossier più delicati della politica estera spagnola e una delle questioni irrisolte più longeve del panorama internazionale contemporaneo.
