Lubiana, 19 maggio 2026 – L’Università di Lubiana ha ospitato domenica 17 maggio un seminario internazionale dedicato a “Diritti umani e diritto all’autodeterminazione nel Sahara Occidentale occupato”, alla presenza della difensora dei diritti umani saharawi Aminatou Haidar, insieme ad accademici, attivisti, giornalisti e rappresentanti dei media sloveni, tra cui la televisione pubblica nazionale.
L’iniziativa ha offerto un momento di confronto multidisciplinare sulla situazione del Sahara Occidentale, con particolare attenzione alle condizioni della popolazione saharawi nei territori occupati e alla questione del diritto all’autodeterminazione.
Il simposio è stato moderato dal fotografo e documentarista Arne Hodalič, che ha presentato una serie di reportage fotografici dedicati alle condizioni di vita nei campi profughi e alle presunte violazioni dei diritti umani nei territori occupati, offrendo un inquadramento visivo della crisi.
“Il Sahara Occidentale è l’ultima colonia in Africa”:
Nel suo intervento, Aminatou Haidar, presidente dell’Organizzazione saharawi contro l’occupazione marocchina (ISACOM), ha definito il Sahara Occidentale “l’ultima colonia in Africa”, sottolineando che il popolo saharawi prosegue da oltre cinquant’anni la propria rivendicazione del diritto all’autodeterminazione e all’indipendenza.
L’attivista ha ripercorso anche la propria esperienza personale, affermando di essere stata vittima — insieme ad altri attivisti saharawi — di arresti arbitrari, sparizioni forzate e torture a causa del proprio impegno politico e pacifico. Ha inoltre denunciato quella che ha definito una “politica sistematica di repressione” nei confronti di giornalisti, difensori dei diritti umani e attivisti nei territori occupati.
Denunce su repressione, sorveglianza e risorse naturali:
Aminatou Haidar ha affermato che le autorità marocchine impedirebbero ogni forma di espressione pacifica a sostegno dell’autodeterminazione, attraverso arresti, procedimenti giudiziari contestati, campagne di diffamazione e sistemi di sorveglianza digitale, citando anche l’uso del software “Pegasus”.
Un ulteriore punto centrale del suo intervento ha riguardato lo sfruttamento delle risorse naturali del Sahara Occidentale, che secondo Haidar rappresenterebbe una violazione del diritto internazionale e delle sentenze della Corte di giustizia dell’Unione europea, che hanno ribadito la distinzione giuridica tra il territorio saharawi e il Marocco.
Critiche alla comunità internazionale e rischio di escalation:
Sul piano politico, l’attivista ha criticato il sostegno di alcuni attori internazionali alle posizioni marocchine nelle sedi delle Nazioni Unite, sostenendo che ciò ostacolerebbe l’attuazione del piano di pace del 1991 e la realizzazione di un referendum sull’autodeterminazione.
Haidar ha inoltre espresso preoccupazione per una possibile escalation militare nella regione, facendo riferimento all’uso di droni contro civili saharawi e allo sfollamento di popolazioni, elementi che — a suo avviso — rischiano di aggravare ulteriormente la stabilità dell’area.
Appello a Slovenia e Unione Europea:
In chiusura, Aminatou Haidar ha rivolto un appello alla Slovenia e all’Unione Europea affinché adottino misure concrete a sostegno del popolo saharawi, tra cui:
- l’invio di una missione internazionale indipendente nei territori occupati;
- il rilascio dei prigionieri politici saharawi;
- l’estensione del mandato della missione ONU MINURSO al monitoraggio dei diritti umani;
- il sostegno all’organizzazione di un referendum libero e conforme al diritto internazionale.
Dibattito e attività istituzionali:
Al termine della presentazione si è svolto un ampio dibattito con il pubblico accademico e gli ospiti presenti, che hanno discusso gli sviluppi della questione saharawi, il ruolo delle Nazioni Unite e le condizioni umanitarie nei territori interessati.
Durante la sua permanenza a Lubiana, Aminatou Haidar ha incontrato rappresentanti del Fronte Polisario in Slovenia e delegazioni provenienti da Svezia e Norvegia, partecipando inoltre a interviste con i media e a un incontro presso il Parlamento sloveno, concluso con una conferenza stampa congiunta con rappresentanti istituzionali.



