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Dakhla, osservatori saharawi denunciano una “narrativa securitaria”: La lotta al terrorismo usata per legittimare l’occupazione

 


Dakhla (Sahara Occidentale), 14 maggio 2026 – Fonti giornalistiche e osservatori saharawi hanno sollevato nuove critiche nei confronti della recente operazione di sicurezza annunciata dalle autorità del Marocco nella città occupata di Dakhla, interpretandola come parte di una più ampia strategia politico-mediatica legata alla questione del Sahara Occidentale.

L’analisi, diffusa il 13 maggio attraverso la piattaforma La Cuestión SH / الملف الصحراوي e rilanciata dal giornalista saharawi Sahraui Rebelde, invita a interrogarsi sulle implicazioni politiche dell’operazione annunciata dalle autorità marocchine, che nei giorni scorsi hanno reso noto lo smantellamento di una presunta cellula affiliata all’Stato Islamico nella città di Dakhla.

Secondo fonti vicine alla causa saharawi, l’episodio non rappresenterebbe un fatto isolato sul piano della sicurezza, ma si inserirebbe in una strategia comunicativa più ampia finalizzata a consolidare la narrativa ufficiale marocchina nei territori occupati del Sahara Occidentale.

Negli ultimi anni, Dakhla è stata progressivamente presentata dalle istituzioni di Rabat come simbolo di stabilità, sviluppo economico e sicurezza regionale. Secondo diversi analisti e osservatori saharawi, il recente annuncio contribuirebbe a rafforzare questa linea comunicativa, associando mediaticamente la città all’apparato statale marocchino e presentandola come parte integrante e incontestabile del Regno.

Secondo l’analisi pubblicata, la diffusione della notizia seguirebbe uno schema mediatico già osservato in passato: una prima circolazione attraverso piattaforme informative spagnole attive sui dossier del Nord Africa, seguita dalla ripresa da parte di agenzie internazionali e dalla successiva amplificazione nei media globali.

Per giornalisti, attivisti e osservatori saharawi, questa strategia comunicativa contribuirebbe ad associare il Sahara Occidentale a concetti quali estremismo, radicalizzazione e minaccia jihadista, influenzando la percezione internazionale del conflitto e oscurandone, secondo questa lettura, la dimensione politica, giuridica e di autodeterminazione.

Sempre secondo questa interpretazione, uno degli obiettivi sarebbe anche quello di indebolire sul piano dell’immagine internazionale il ruolo del Fronte Polisario, riconosciuto dal popolo saharawi come proprio rappresentante politico e diplomatico.

Sul piano operativo, le autorità marocchine hanno annunciato l’arresto di un giovane di 22 anni, sospettato di appartenere alla cosiddetta organizzazione dello Stato Islamico. Secondo il comunicato ufficiale, l’operazione sarebbe stata condotta dalla polizia giudiziaria marocchina sulla base di informazioni raccolte dai servizi di intelligence interni.

In una nota diffusa mercoledì 13 maggio, l’Ufficio Centrale marocchino per le indagini giudiziarie ha dichiarato che il sospettato, fermato martedì 12 maggio a Dakhla, sarebbe stato coinvolto nella pianificazione di azioni potenzialmente in grado di “minacciare la sicurezza delle persone e l’ordine pubblico”.

Secondo la stessa fonte, durante le perquisizioni sarebbero stati sequestrati dispositivi elettronici, armi da taglio di diverse dimensioni e uniformi paramilitari. Le autorità marocchine non hanno tuttavia fornito ulteriori dettagli sui presunti obiettivi dell’attacco.

L’indagato è stato successivamente posto in custodia cautelare e trasferito nei pressi di Rabat, dove gli interrogatori proseguiranno sotto la supervisione della procura specializzata nei casi di terrorismo.

Per gli osservatori saharawi, tuttavia, l’episodio assume una portata che va oltre la dimensione strettamente securitaria. Secondo questa lettura, si tratterebbe dell’ennesimo tentativo di costruire una narrativa internazionale funzionale al consolidamento della presenza marocchina nel Sahara Occidentale, attraverso l’utilizzo del linguaggio della lotta al terrorismo come strumento di influenza politica, diplomatica e mediatica.

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