Sahara occidentale, 22 aprile 2026 – La città di Boujdour, nel Sahara Occidentale occupato, viene descritta da attivisti locali come una “cella di prigione” segnata da un forte dispiegamento di forze di sicurezza e da restrizioni che limiterebbero la libertà di movimento e di espressione della popolazione saharawi.
Secondo testimonianze diffuse da fonti locali, la famiglia del prigioniero civile saharawi Abdelmoula Hafidi, recentemente rilasciato il 16 aprile 2026, sarebbe sottoposta a un assedio costante da parte delle autorità. Fin dal giorno della sua liberazione, parenti, amici e conoscenti sarebbero stati impediti dal visitarlo o dal recarsi presso la sua abitazione per salutarlo.
Le stesse fonti riferiscono che le misure di sorveglianza si estenderebbero all’intero quartiere, con controlli che limitano gli spostamenti e scoraggiano qualsiasi forma di solidarietà pubblica. La situazione viene descritta come una repressione della vita sociale, in cui perfino le manifestazioni di gioia per la liberazione del detenuto sarebbero scoraggiate o impedite.
Secondo il racconto, la pressione non riguarderebbe solo l’abitazione della famiglia, ma anche i tentativi di allontanarsi verso le aree desertiche circostanti, con restrizioni che di fatto trasformerebbero la città in uno spazio chiuso. In questo contesto, la liberazione del detenuto viene percepita come parziale, poiché, pur essendo formalmente libero, continuerebbe a vivere sotto stretto controllo insieme ai suoi familiari.
Le testimonianze denunciano inoltre un clima di forte tensione, in cui l’assedio e la sorveglianza costante vengono interpretati come strumenti per limitare l’attivismo politico e sociale saharawi. Gli autori dell’appello invitano la comunità internazionale e le organizzazioni per i diritti umani a monitorare la situazione e a intervenire per garantire il rispetto delle libertà fondamentali.
La vicenda si inserisce in un contesto più ampio di denunce relative alle restrizioni nei territori del Sahara Occidentale, dove attivisti saharawi segnalano regolarmente misure di controllo, sorveglianza e limitazioni alla libertà di riunione e movimento.
