Roma, 14 marzo 2026 - La redazione di Wesatimes ha intervistato Simone Bolognesi, presidente dell’associazione Città Visibili APS, al ritorno dalla missione “Viaggiatori di Utopie 2026” nei campi profughi saharawi in Algeria. L’iniziativa ha riunito volontari, professionisti sanitari, operatori sociali e studenti con l’obiettivo di rafforzare la cooperazione internazionale e mantenere viva l’attenzione su una delle crisi umanitarie più longeve e spesso dimenticate della scena internazionale.
Una missione per rafforzare relazioni e solidarietà:
Secondo Bolognesi, la missione non si limita alla consegna di aiuti materiali, ma rappresenta soprattutto un momento di incontro umano, culturale e politico con il popolo saharawi.
«Per noi – spiega – il viaggio non è turismo solidale. È un modo per ascoltare, comprendere e costruire insieme ai saharawi piccoli progetti concreti che possano migliorare la vita quotidiana nei campi e mantenere viva l’attenzione internazionale sulla loro situazione».
La decisione di tornare anche quest’anno nasce dalla volontà di verificare direttamente le condizioni nei campi dopo anni particolarmente difficili, segnati dalla pandemia, dal ritorno delle tensioni militari e da una progressiva diminuzione dell’attenzione internazionale verso la causa saharawi.
Alla missione hanno partecipato volontari dell’associazione, professionisti del settore sanitario, operatori sociali e studenti. Una pluralità di competenze che permette di affiancare interventi tecnici e attività educative, creando uno spazio di scambio tra esperienze diverse ma unite da un obiettivo comune: sostenere la popolazione rifugiata.
Una situazione umanitaria ancora critica:
La situazione umanitaria nei campi profughi saharawi resta complessa e, sotto diversi aspetti, peggiorata negli ultimi anni. Da circa cinquant’anni decine di migliaia di rifugiati vivono in condizioni climatiche estremamente dure, dipendendo in larga parte dagli aiuti internazionali.
Le strutture sanitarie dei campi continuano a operare con grande professionalità, ma con risorse limitate. Tra le principali difficoltà emergono la carenza di attrezzature mediche aggiornate, la disponibilità discontinua di farmaci e la necessità di formazione specialistica per il personale sanitario.
Il progressivo calo degli aiuti umanitari, aggravato dalla crescente competizione tra diverse crisi internazionali, ha conseguenze dirette sulla vita quotidiana dei rifugiati: razioni alimentari ridotte, minori possibilità di cura e una pressione crescente sulle famiglie.
I progetti di Città Visibili nei campi:
L’associazione Città Visibili APS porta avanti diversi progetti nei campi profughi saharawi, cercando di intervenire in ambiti differenti ma complementari.
Tra le iniziative principali c’è “Semi di Naso Rosso nel Deserto”, un progetto dedicato ai bambini e alle famiglie che prevede una rete di sostegni a distanza. Grazie a questo sistema molte famiglie saharawi ricevono un supporto concreto per l’istruzione, la salute e le necessità quotidiane dei propri figli.
Sul fronte sanitario è attivo il progetto “S.O.S. – Solidarietà Odontoiatrica Saharawi”, nato per migliorare la prevenzione e la cura delle patologie dentali, particolarmente diffuse nei campi. Attraverso la collaborazione con professionisti volontari vengono forniti strumenti, materiali e attività di formazione per rafforzare i servizi odontoiatrici locali.
Un altro progetto significativo è la Tienda Solidaria, che mira a sostenere forme di economia solidale valorizzando piccole produzioni locali e rafforzando le reti comunitarie. Iniziative di questo tipo, anche se semplici, possono contribuire a rafforzare l’autonomia economica delle comunità rifugiate.
Un sostegno concreto alla sanità:
Durante la missione è stato consegnato un elettrocardiografo all’ospedale del campo di Auserd. Per i medici che operano nei campi strumenti diagnostici di questo tipo rappresentano un supporto essenziale, permettendo diagnosi più rapide e precise e migliorando la qualità dell’assistenza sanitaria.
Oltre alle attrezzature specialistiche, restano fondamentali anche materiali di base come strumenti diagnostici, dispositivi di monitoraggio, materiali per la prevenzione e la cura odontoiatrica e farmaci essenziali. Spesso sono proprio queste risorse elementari a fare la differenza nel lavoro quotidiano delle strutture sanitarie.
L’esperienza umana dell’incontro:
Uno degli aspetti più significativi della missione, racconta Bolognesi, è l’incontro diretto con le famiglie saharawi. Nonostante le difficoltà, l’ospitalità che i visitatori ricevono è straordinaria.
«È un’ospitalità fatta di generosità, dignità e desiderio di condividere la propria storia», sottolinea.
Ciò che colpisce maggiormente i visitatori è la capacità del popolo saharawi di mantenere viva una forte identità collettiva nonostante decenni di esilio. Cultura, lingua, tradizioni e solidarietà comunitaria restano elementi centrali della vita nei campi.
In questo contesto il termine “utopia” assume un significato molto concreto: la capacità di immaginare un futuro diverso, continuando a credere nella giustizia, nell’autodeterminazione e nella possibilità di costruire un domani migliore per le nuove generazioni.
Il ruolo degli studenti:
Un elemento importante della missione è stato il coinvolgimento degli studenti del Liceo Agnoletti di Campi Bisenzio. L’associazione ritiene che l’educazione alla cittadinanza globale non possa limitarsi alla teoria, ma debba passare anche attraverso l’incontro diretto con realtà diverse.
Visitare i campi profughi saharawi consente ai giovani di confrontarsi con temi fondamentali come i diritti umani, la solidarietà internazionale e la responsabilità individuale. Esperienze di questo tipo, secondo gli organizzatori, contribuiscono a formare cittadini più consapevoli e attenti alle dinamiche globali.
Cooperazione e impegno internazionale:
La collaborazione tra associazioni italiane, la Rete Saharawi e le istituzioni saharawi è considerata essenziale per rendere più efficaci i progetti nei campi. Nessuna organizzazione può operare da sola in un contesto complesso come quello dei rifugiati saharawi: la cooperazione permette di coordinare gli interventi e condividere competenze.
Anche i cittadini europei possono svolgere un ruolo importante, informandosi sulla situazione, sostenendo le associazioni impegnate sul campo e chiedendo ai propri governi politiche coerenti con il diritto internazionale.
Un messaggio che guarda al futuro:
Al termine della missione, il messaggio che l’associazione porta con sé è chiaro: il popolo saharawi non è una crisi dimenticata, ma una comunità viva che continua a resistere con dignità.
La solidarietà internazionale, sottolinea Bolognesi, non può limitarsi alle emergenze. Deve essere un percorso continuo fatto di relazioni, progetti e impegno civile.
«Crediamo che anche piccole associazioni possano contribuire a costruire ponti tra comunità lontane. Soprattutto crediamo che il futuro dei giovani saharawi meriti attenzione e investimenti. Offrire opportunità di studio, formazione e crescita significa contribuire a costruire il domani di un popolo che da troppo tempo vive in attesa di giustizia».
.jpg)

