L’Hospitalet de Llobregat (Catalogna), 20 febbraio 2026 – In occasione della Giornata Mondiale di Solidarietà con le Donne Saharawi, la Delegazione del Fronte Polisario in Catalogna ha organizzato ieri, a L’Hospitalet de Llobregat, una cerimonia ufficiale per rendere omaggio al ruolo centrale delle donne saharawi nella resistenza, nell’organizzazione sociale e nella costruzione dei campi profughi.
L’evento è stato presieduto dal rappresentante saharawi in Catalogna, Mohamed Salem Laabeid, e ha visto la partecipazione di due figure catalane storicamente legate alla causa saharawi: Montse Aizcorbe e Anna Gaspar. Entrambe prestarono servizio nel Sahara Occidentale agli inizi dell’esodo del popolo saharawi, rispettivamente come infermiera e medico, accompagnando la popolazione civile nei momenti più drammatici della fuga.
Durante l’incontro è stato ricordato il 18 febbraio 1976, quando l’esercito marocchino bombardò con napalm e fosforo bianco la popolazione civile saharawi in fuga dall’invasione, composta in larga parte da donne, bambini e anziani. Un episodio tragico che segnò profondamente la memoria collettiva saharawi e che, come sottolineato nel corso della cerimonia, non ha mai trovato giustizia né responsabilità accertate a livello internazionale.
Montse Aizcorbe, conosciuta anche con il nome di Horria, fu gravemente ferita durante quei bombardamenti. Rimasta vedova in giovane età – suo marito sarebbe poi diventato il primo Ministro della Salute della Repubblica Araba Saharawi Democratica – decise comunque di restare accanto al popolo saharawi, condividendone le difficoltà e contribuendo alla costruzione delle prime strutture sanitarie nei campi.
Anna Gaspar ha ricordato quel periodo come “una situazione estremamente difficile, ma umanamente molto arricchente. Tutti vivevano nel bisogno, eppure ognuno collaborava con spirito di solidarietà. È stata un’esperienza dura, ma profondamente significativa”.
Tra le testimonianze più toccanti, quella di Maiti, giovane donna nata nei campi profughi saharawi. Attraverso il programma “Vacanze in Pace”, ha trascorso diverse estati presso una famiglia catalana, un’esperienza che – come ha raccontato – “ha cambiato tutto, facendomi capire che la famiglia non è sempre solo una questione di sangue”. Oggi quella stessa famiglia continua ad accoglierla insieme ai suoi due figli, simbolo di un legame umano e politico che attraversa generazioni.
La cerimonia ha rappresentato non solo un momento di memoria storica, ma anche una riaffermazione dei profondi legami di solidarietà tra il popolo saharawi e la società spagnola, rapporti che persistono da oltre cinquant’anni, nonostante le vicende politiche che hanno segnato il destino del Sahara Occidentale.
