Sahara occidentale, 27 febbraio 2026 - A cinquant’anni dalla proclamazione della Repubblica Araba Saharawi Democratica (RASD), il popolo saharawi continua a considerare quel 27 febbraio 1976 come l’atto fondativo della propria identità statale e della rivendicazione del diritto all’autodeterminazione. Mezzo secolo dopo, tra territori contesi, campi profughi e diaspora, la causa saharawi resta al centro di una delle più longeve questioni di decolonizzazione ancora aperte nel panorama internazionale.
La proclamazione del 1976:
Il 27 febbraio 1976, all’indomani del ritiro definitivo della Spagna dal Sahara Occidentale, il Fronte Polisario annunciò a Bir Lehlu la costituzione della Repubblica Araba Saharawi Democratica. La proclamazione giunse in un contesto di forte instabilità: il territorio, già colonia spagnola, era stato interessato dall’ingresso delle forze del Marocco e della Mauritania in seguito agli Accordi di Madrid del 1975.
Il passaggio di poteri non fu accompagnato da un processo di autodeterminazione riconosciuto a livello internazionale. Nei mesi precedenti e successivi si verificarono bombardamenti e massicci spostamenti di popolazione verso l’Hamada algerina, nei pressi di Tindouf, dove sorsero i campi profughi saharawi.
Nel 1979 la Mauritania firmò un accordo di pace con il Fronte Polisario, rinunciando alle proprie rivendicazioni territoriali. Il Marocco consolidò invece il controllo sulle aree occupate, dando continuità a un conflitto politico e diplomatico che perdura tuttora.
Un popolo tra territori occupati, campi profughi e diaspora:
Oggi la realtà saharawi si articola su più dimensioni: nei territori sotto controllo marocchino, nei campi profughi in Algeria e nelle comunità della diaspora. Nei territori contesi, attivisti e associazioni denunciano restrizioni e repressioni; nei campi, la popolazione vive da decenni in condizioni climatiche estreme, affrontando scarsità di risorse e dipendenza dagli aiuti internazionali.
Nonostante le difficoltà, la società saharawi ha sviluppato strutture amministrative, scolastiche e sanitarie nei campi, preservando lingua, tradizioni e coesione comunitaria. Parallelamente, la diaspora svolge un ruolo attivo nella sensibilizzazione internazionale e nel sostegno politico e umanitario.
Presenza internazionale e dimensione diplomatica:
Sul piano politico, la RASD mantiene rappresentanze e delegazioni in diversi Paesi e organizzazioni multilaterali. È membro dell’Unione Africana, dove partecipa come Stato a pieno titolo, e continua a sostenere nelle sedi delle Nazioni Unite la richiesta di un referendum di autodeterminazione per il Sahara Occidentale.
Il confronto diplomatico si inserisce in un quadro spesso descritto come asimmetrico, segnato da equilibri geopolitici complessi e da un processo negoziale che negli anni ha conosciuto fasi alterne.
Il ruolo del Fronte Polisario e il dibattito interno:
A distanza di mezzo secolo, il Fronte Polisario rimane il principale riferimento politico del popolo saharawi. Pur oggetto di dibattito e critiche interne — legate soprattutto alla durata del conflitto e alla mancanza di una soluzione definitiva — il movimento continua a essere riconosciuto come rappresentante della causa saharawi sul piano internazionale.
Le richieste di cambiamento o accelerazione del processo politico non mettono in discussione, secondo i suoi sostenitori, il principio fondamentale: il diritto inalienabile all’autodeterminazione e alla piena sovranità.
La lettera di proclamazione: principi e riferimenti giuridici
Nel testo di proclamazione, letto a Bir Lehlu il 27 febbraio 1976, il Consiglio nazionale provvisorio saharawi dichiarava la nascita di uno Stato libero, indipendente e sovrano, fondato sui principi della Carta delle Nazioni Unite, della Dichiarazione universale dei diritti umani e della Risoluzione 1514 dell’Assemblea generale dell’ONU sulla decolonizzazione.
La nuova Repubblica si definiva Stato arabo e africano non allineato, con sistema repubblicano democratico e orientamento progressista, impegnato nel rispetto dei trattati internazionali, nell’adesione alla Carta delle Nazioni Unite, alla Carta dell’Organizzazione dell’Unità Africana e alla Carta della Lega Araba. Il documento affermava inoltre il sostegno ai movimenti di liberazione e la volontà di stabilire relazioni internazionali basate su cooperazione e non ingerenza.
Cinquant’anni dopo: una questione ancora aperta
Nel 2026, il cinquantesimo anniversario della proclamazione della RASD rappresenta per i saharawi un momento di memoria e riaffermazione politica. Tra manifestazioni, iniziative diplomatiche e mobilitazione civile, la ricorrenza sottolinea la continuità di una rivendicazione che attraversa generazioni.
Mezzo secolo dopo, la questione del Sahara Occidentale resta irrisolta. Tuttavia, per il popolo saharawi, la proclamazione del 27 febbraio 1976 continua a incarnare l’idea di uno Stato in costruzione e la determinazione a vedere riconosciuto, sul piano internazionale, il proprio diritto all’autodeterminazione.
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