Sahara occidentale, 27 febbraio 2026 - Mezzo secolo dopo la proclamazione della Repubblica Araba Saharawi Democratica (RASD), il popolo saharawi continua a considerare quell’atto come il fondamento giuridico e politico della propria aspirazione all’indipendenza. Con le parole «In nome di Dio, issiamo oggi la bandiera della Repubblica Araba Saharawi Democratica», il leader saharawi El Ouali Mustafa Sayed annunciò al mondo la nascita di uno Stato che rivendicava la sovranità sul territorio del Sahara Occidentale.
La proclamazione avvenne nello stesso giorno in cui l’ultimo contingente spagnolo lasciò il territorio, segnando la fine della presenza coloniale ma aprendo una fase di conflitto e di esilio per decine di migliaia di saharawi. Cinquant’anni dopo, quell’evento resta un simbolo centrale di identità nazionale, resistenza e legittimità politica.
Il contesto storico: tra decolonizzazione incompiuta e conflitto regionale
La nascita della RASD si colloca in uno scenario internazionale complesso. Con gli Accordi di Madrid del novembre 1975, la Spagna si ritirò dal Sahara Occidentale senza portare a termine un processo di decolonizzazione conforme al diritto internazionale. Il vuoto politico e giuridico fu seguito dall’ingresso delle forze del Marocco e della Mauritania, dando avvio a una fase di conflitto armato e a massicci spostamenti di popolazione verso l’Hamada algerina, dove sorsero i campi profughi saharawi.
In questo contesto, il Fronte Polisario — fondato nel 1973 e riconosciuto dalle Nazioni Unite come rappresentante del popolo saharawi — proclamò la Repubblica come strumento politico e istituzionale per affermare il diritto all’autodeterminazione.
El Ouali Mustafa Sayed, primo presidente della RASD, denunciò il ritiro spagnolo come un abbandono che lasciava il popolo saharawi esposto a nuove forme di dominazione. Le sue dichiarazioni sottolineavano il rischio di destabilizzazione regionale derivante dall’espansione del conflitto.
Bir Lehlu: la proclamazione in tempo di guerra
La proclamazione ebbe luogo a Bir Lehlu, in condizioni estremamente difficili, con la popolazione dispersa e sotto pressione militare. Nonostante le limitate risorse, furono invitate delegazioni di Paesi alleati, tra cui Algeria e Libia, oltre a giornalisti internazionali.
Nei mesi precedenti, dirigenti saharawi come Brahim Ghali — attuale Segretario generale del Fronte Polisario e Presidente della RASD — avevano avviato contatti diplomatici per ottenere sostegno politico al nuovo Stato.
Fondamenti giuridici e identità politica:
L’atto costitutivo della Repubblica dichiarava la nascita di uno Stato libero, indipendente e sovrano, fondato sui principi della Carta delle Nazioni Unite, della Dichiarazione universale dei diritti umani e della Risoluzione 1514 dell’Assemblea generale dell’ONU sul diritto dei popoli coloniali all’autodeterminazione.
La RASD si definì Stato arabo e africano, non allineato, con orientamento democratico e progressista, impegnato nella lotta contro il colonialismo in tutte le sue forme.
Dall’esilio alla costruzione istituzionale:
La proclamazione segnò una svolta organizzativa: nei campi profughi vennero strutturate amministrazioni civili, scuole, servizi sanitari e organismi rappresentativi. La Repubblica operò come governo in esilio, sviluppando una rete diplomatica e ottenendo riconoscimenti internazionali, in particolare in Africa e in America Latina.
Un passaggio chiave avvenne con l’ammissione della RASD nell’Unione Africana (all’epoca Organizzazione dell’Unità Africana), consolidando la sua presenza nel sistema multilaterale africano.
Le testimonianze: memoria di un momento fondativo
I racconti di chi era presente a Bir Lehlu restituiscono l’intensità di quel momento. Testimoni ricordano una cerimonia semplice, segnata dalle difficoltà della guerra, ma carica di significato simbolico: l’alzabandiera, gli spari celebrativi, la consapevolezza di partecipare a un passaggio storico.
Anche tra i combattenti al fronte la notizia si diffuse rapidamente, rafforzando la percezione di un nuovo quadro politico e istituzionale entro cui proseguire la lotta.
La RASD oggi: tra riconoscimento e stallo politico
A cinquant’anni dalla proclamazione, la Repubblica Saharawi continua a operare come Stato in esilio, membro dell’Unione Africana e attore diplomatico attivo nel continente. Allo stesso tempo, la questione del Sahara Occidentale resta oggetto di negoziati e tensioni internazionali, in assenza di una soluzione definitiva sullo status del territorio.
Per il popolo saharawi, la ricorrenza del 50° anniversario non rappresenta soltanto una commemorazione storica, ma la riaffermazione di un progetto nazionale fondato sull’autodeterminazione e sulla sovranità.
Mezzo secolo dopo: identità, resistenza e prospettive
Cinquant’anni dopo quel 27 febbraio 1976, la Repubblica Araba Saharawi Democratica rimane un elemento centrale dell’identità collettiva saharawi. Tra diplomazia, organizzazione istituzionale e mobilitazione politica, la RASD continua a rappresentare — per le generazioni che ne hanno vissuto la nascita e per quelle cresciute nei campi profughi — il simbolo di una statualità rivendicata e di una lotta ancora aperta per il riconoscimento pieno della propria sovranità sul Sahara Occidentale.
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