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27 febbraio 2026: la Repubblica Araba Saharawi Democratica compie 50 anni tra memoria storica e rivendicazione dell’autodeterminazione



Sahara occidentale, 27 febbraio 2026 Il 27 febbraio 1976, a Bir Lehlu, nel Sahara Occidentale, il Fronte Polisario proclamò la nascita della Repubblica Araba Saharawi Democratica (RASD). In assenza di un riconoscimento internazionale consolidato e in un contesto di conflitto e incertezza, quell’atto segnò l’affermazione formale della volontà del popolo saharawi di esercitare il proprio diritto all’autodeterminazione.

Cinquant’anni dopo, la RASD continua a rappresentare il quadro politico e istituzionale attraverso cui i saharawi rivendicano la propria sovranità.


Il contesto storico della proclamazione:

La proclamazione della Repubblica avvenne in uno scenario segnato dalla fine della presenza coloniale spagnola e dalle tensioni regionali. Nel novembre 1975, la cosiddetta “Marcia Verde”, promossa dal sovrano marocchino Hassan II, portò migliaia di civili marocchini verso il territorio del Sahara Occidentale. Gli Accordi di Madrid, firmati nello stesso mese tra Spagna, Marocco e Mauritania, disposero il ritiro dell’amministrazione spagnola senza completare un processo di decolonizzazione attraverso un referendum.

Di fronte a quella che i saharawi considerarono una spartizione del territorio senza consultazione popolare, il Fronte Polisario decise di proclamare la Repubblica come atto politico e giuridico di resistenza. Mentre le operazioni militari si intensificavano e migliaia di civili fuggivano verso l’Algeria occidentale, nacque uno Stato che si definiva libero, indipendente e sovrano.


La costruzione di uno Stato in esilio:

Proclamare una Repubblica in tempo di guerra fu solo il primo passo. La sfida successiva fu costruire e mantenere strutture statali in condizioni di esilio. Nei campi profughi nei pressi di Tindouf, in Algeria, sorsero scuole, centri sanitari, amministrazioni locali e organismi rappresentativi.

In un ambiente segnato da condizioni climatiche estreme e risorse limitate, la società saharawi ha sviluppato un sistema educativo e sanitario strutturato, formando negli anni insegnanti, medici, tecnici e diplomatici. Parallelamente, l’Esercito Popolare di Liberazione Saharawi ha sostenuto il confronto militare con il Marocco fino al cessate il fuoco del 1991, mediato dalle Nazioni Unite.

Un ruolo centrale è stato svolto anche dalle donne saharawi, protagoniste nella gestione dei campi, nell’organizzazione sociale e nell’educazione delle nuove generazioni, contribuendo alla tenuta del tessuto comunitario e istituzionale.


Riconoscimento internazionale e quadro giuridico:

Nel corso degli anni, decine di Stati in Africa, America Latina e Asia hanno riconosciuto la RASD. Un passaggio significativo è avvenuto nel 1984 con l’ammissione della Repubblica Saharawi nell’Unione Africana (all’epoca Organizzazione dell’Unità Africana), decisione che portò il Marocco a ritirarsi dall’organizzazione fino al suo rientro nel 2017.

Il Sahara Occidentale figura tuttora nell’elenco delle Nazioni Unite dei territori non autonomi in attesa di decolonizzazione. Il cessate il fuoco del 1991 prevedeva l’organizzazione di un referendum di autodeterminazione, che tuttavia non si è ancora tenuto. Il diritto all’autodeterminazione del popolo saharawi rimane oggetto di dibattito diplomatico e negoziale a livello internazionale.


Cinquant’anni dopo: memoria e prospettive

Il cinquantesimo anniversario della proclamazione della RASD rappresenta un momento di memoria collettiva per i saharawi: un’occasione per ricordare i fondatori della Repubblica, i combattenti caduti durante il conflitto e le generazioni che hanno vissuto e costruito istituzioni in esilio.

Allo stesso tempo, la ricorrenza guarda al futuro. Nonostante l’assenza di una soluzione definitiva allo status del territorio, la Repubblica Araba Saharawi Democratica continua a operare con proprie istituzioni, una rete diplomatica attiva e una nuova generazione impegnata nella difesa della propria identità nazionale.

Il 27 febbraio 2026 non è soltanto un anniversario simbolico: per il popolo saharawi rappresenta la conferma che la proclamazione del 1976 non fu un gesto contingente, ma l’avvio di un progetto politico e nazionale che, mezzo secolo dopo, resta al centro della sua aspirazione alla piena autodeterminazione.

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