New York (Nazioni Unite), 3 novembre 2025 – L'Algeria ha marcato una netta presa di distanza dalla risoluzione del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che ha rinnovato il mandato della Missione delle Nazioni Unite per il referendum nel Sahara occidentale (MINURSO), non partecipando al voto e criticando aspramente il testo finale come insufficiente e sbilanciato.
L'Ambasciatore Amar Bendjama, Rappresentante Permanente dell'Algeria presso le Nazioni Unite, ha formalmente spiegato la posizione del suo Paese, sottolineando che l'astensione riflette una "opposizione di principio" a un documento che, a suo avviso, non onora la dottrina fondamentale delle Nazioni Unite sulla decolonizzazione né le "legittime aspirazioni del popolo saharawi".
Un'Assenza per Principio e la Critica all'Insufficienza:
"Il mio Paese non ha partecipato al voto su questo progetto di risoluzione che rinnova il mandato della MINURSO," ha dichiarato Amar Bendjama. "Con questa assenza, e con piena responsabilità, l'Algeria ha voluto dimostrare la sua distanza da un testo che non riflette fedelmente la dottrina delle Nazioni Unite sulla decolonizzazione. Sì, stiamo parlando di decolonizzazione."
L'Ambasciatore ha richiamato il principio inalienabile dell'autodeterminazione, citando le parole del presidente Woodrow Wilson: "Le aspirazioni nazionali devono essere rispettate; i popoli possono ora essere dominati e governati solo con il loro consenso. 'Autodeterminazione' non è una semplice frase. È un principio imperativo di azione".
L'Algeria ha riconosciuto di essersi impegnata in modo costruttivo nei negoziati sulla bozza, guidati dagli Stati Uniti, al fine di migliorare il testo. Nonostante alcuni progressi, come l'inclusione di un riferimento al diritto inalienabile del popolo saharawi all'autodeterminazione, il rappresentante algerino ha giudicato il risultato finale carente e deludente.
Sbilanciamento e Restrizione del Quadro Negoziale:
Il cuore della critica algerina risiede nel presunto sbilanciamento del quadro negoziale proposto dalla risoluzione. Secondo l'Ambasciatore Ben Jamaa, il testo "privilegia un'opzione rispetto alle altre," ponendo un freno alla "creatività e flessibilità necessarie per raggiungere un accordo liberamente concordato."
"Questo testo crea uno squilibrio tra le due parti in conflitto, enfatizzando le ambizioni territoriali dell’una e ignorando le aspirazioni dell’altra, ovvero il popolo saharawi che rivendica la libertà.”
Un altro punto di forte dissenso è stato l'ignorare le proposte del Fronte Polisario, recentemente presentate al Segretario Generale e al Consiglio di Sicurezza (documento S/2025/664). L'Algeria ha insistito sul fatto che il Fronte, in quanto parte chiave del conflitto, debba avere voce in capitolo sul proprio destino, specialmente dopo oltre 50 anni di resistenza.
Stabilità Regionale Legata all'Autodeterminazione:
L'Ambasciatore ha espresso timori sul fatto che il quadro negoziale proposto possa "minare pericolosamente" i fondamenti giuridici dell'ordine internazionale se applicato ad altri contesti di conflitto.
Amar Bendjama ha concluso con un monito sulla stabilità regionale, ribadendo che l'unica via per una pace duratura è il rispetto del diritto fondamentale del popolo saharawi:
"Una soluzione giusta e duratura può emergere solo dal rispetto del diritto inalienabile del popolo del Sahara Occidentale a determinare il proprio destino. Questa è l'unica garanzia di vera pace e di stabilità duratura nella nostra regione."
Con la sua ferma presa di posizione, l'Algeria ha riaffermato il suo incrollabile sostegno al principio di autodeterminazione e al processo di risoluzione pacifica, basato sulla Carta e sui principi di giustizia e imparzialità dell'ONU.
In parallelo all'assenza algerina, anche la Russia, la Cina e il Pakistan si sono astenute dal voto, lamentando pubblicamente la mancanza di chiarezza nel testo, una terminologia "faziosa" e la posizione giudicata sbilanciata nei confronti delle due parti in conflitto, il Marocco e il Fronte Polisario.
