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Da Gaza a Smara: "Compagni nella ferita". Il grido di libertà che unisce Palestina e Sahara Occidentale



Campi profughi saharawi, 22 novembre 2025 - Un ponte invisibile ma indistruttibile ha unito oggi le macerie di Gaza alle dune dei campi profughi saharawi. Durante il III Incontro Internazionale per lo Scambio Culturale per la Pace nel Sahara Occidentale, la voce di Wisam Hammad, attivista e professore palestinese, ha risuonato potente, portando un messaggio di fratellanza che trascende i confini geografici e le barriere politiche.

Una voce dalla resilienza:

Parlando a nome della Fondazione Internazionale Ponti di Pace, Hammad ha inviato le sue parole da una Gaza definita "ferita ma resiliente". Il suo intervento non è stato un semplice atto formale, ma una testimonianza viva di chi conosce il prezzo della resistenza.

"Amici e persone libere da ogni angolo del mondo… Da una città che resiste alla distruzione come resiste all’oblio, vi trasmetto una voce che porta in sé ciò che resta di forza nei nostri cuori. È la voce della Palestina ai suoi fratelli e sorelle nel Sahara Occidentale."

Oltre la solidarietà: un destino comune

Il cuore del discorso di Hammad si è concentrato sul parallelismo tra le due lotte. L'attivista ha rifiutato la retorica della semplice solidarietà a distanza, proponendo invece una visione di condivisione esistenziale del dolore e della speranza.

"Siamo qui, nonostante il blocco e il dolore, nonostante la lunga notte e i bombardamenti incessanti," ha dichiarato Hammad. "Vi diciamo: non siamo solo solidali, siamo compagni nella ferita, compagni nella verità e compagni sulla via della libertà".

L'attivista ha evocato immagini potenti che risuonano profondamente nella memoria collettiva del popolo saharawi: la patria strappata dal cuore e le terre trasformate in un "deserto di silenzio imposto". La privazione del diritto all'autodeterminazione emerge come il filo conduttore che lega il destino dei palestinesi a quello dei saharawi, entrambi in lotta affinché il mondo non ignori la loro esistenza.

La libertà come conquista:

Nel suo appello finale, Wisam Hammad ha trasformato il dolore in azione politica. L'incontro internazionale, ha sottolineato, non deve limitarsi allo scambio di parole, ma deve servire a unire le volontà sotto un unico striscione:

La libertà non è una concessione: essa si conquista attraverso la determinazione e l'unità.

Specchi di resistenza: la tenacia del popolo saharawi è vista dai palestinesi come un riflesso della propria.

La richiesta universale: vivere nella propria terra liberi, dignitosi, senza occupazione né sfollamento.

Un evento di portata globale:

Il messaggio di Hammad si inserisce in un contesto di ampio respiro internazionale. Il III Incontro, previsto dal 19 al 21 novembre 2025, si conferma un crocevia fondamentale per l'attivismo globale.

L'evento vedrà una partecipazione eterogenea e trasversale, con delegazioni provenienti da Stati Uniti, Francia, Germania, Italia, Spagna, Venezuela, Algeria e Mauritania. La presenza di voci così diverse testimonia come la questione del Sahara Occidentale, unita simbolicamente oggi a quella palestinese, rimanga un punto nevralgico per la diplomazia dei popoli e per chi, in ogni angolo del mondo, continua a credere nel diritto all'autodeterminazione.

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