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Tra cinema e resistenza: Debutta a Santiago del Cile il documentario "El Té Saharaui"



Santiago del Cile, 22 novembre 2025 – Il cinema si fa strumento di memoria e denuncia con la prima assoluta di "El Té Saharaui" (Atai), un nuovo documentario che getta luce sulla storia, la cultura e la resilienza del popolo Saharawi. L'opera è stata presentata il 20 novembre 2025 presso l'auditorium della Fondazione Culturale del Comune di Recoleta, situato in Calle Inocencia 2711.

Il film, diretto da Diego González Aguilera e Pedro del Carril, prodotto da Paulina Pastene e con il sound design di Fabián Carrasco, nasce da una visita speciale ai campi profughi, organizzata con la supervisione di Hafdala Chadad Brahim, rappresentante del Fronte Polisario in Cile.

I Tre bicchieri: Una metafora di esistenza

Il titolo dell'opera non è casuale, ma evoca il cuore pulsante della socialità e della filosofia saharawi. La narrazione è strutturata attorno alla celebre cerimonia del tè, un rituale scandito da tre bicchieri che accompagnano il visitatore e scandiscono il tempo nel deserto. Come recita la tradizione riportata nella locandina del film:

"Il primo bicchiere è amaro come la vita, il secondo è dolce come l'amore, il terzo è soave come la morte."

Questa progressione sensoriale diventa la chiave di lettura per comprendere la storia di un popolo che, nonostante l'amarezza dell'esilio, mantiene intatta la dolcezza della propria identità e la serena determinazione (soave) nel perseguire la libertà.

"Il tè, come la lotta dei Saharawi, si prepara con tempo e impegno. Questo documentario è un invito ad ascoltare, a guardare e a comprendere l'umanità che si cela dietro una causa ancora viva," spiega il co-regista Diego González Aguilera.

Oltre il silenzio: Il contesto storico

Il documentario affronta con rigore le radici del conflitto, partendo dal doloroso ritiro della Spagna nel 1975 e dalla successiva occupazione marocchina. Attraverso un linguaggio visivo curato, "El Té Saharaui" documenta la vita nei campi profughi del sud dell'Algeria, dove centinaia di migliaia di persone attendono ancora il referendum sull'autodeterminazione promesso dalle Nazioni Unite.

L'obiettivo è rompere il "muro di silenzio" mediatico, unendo la sensibilità artistica all'impegno politico per generare empatia e consapevolezza.

Una Rete di solidarietà istituzionale:

L'evento di lancio non è solo una proiezione, ma un atto di solidarietà che coinvolge diverse istituzioni cilene. La première vede infatti la collaborazione attiva della Municipalidad de Recoleta e del suo Dipartimento di Cultura, insieme al sostegno della Municipalidad de Estación Central, a dimostrazione di un supporto trasversale della società civile e politica cilena alla causa saharawi.

Il Cinema come atto politico:

Durante il discorso inaugurale, il rappresentante saharawi Hafdala Chadad Brahim ha sottolineato:

"Il cinema, in questo caso, diventa un atto politico e poetico. Attraverso le immagini di 'Atai', viaggiamo nel cuore dei campi profughi, incontrando donne e uomini che, nonostante tutto, continuano a costruire il loro futuro."

Dopo il debutto a Santiago, il documentario inizierà il suo tour attraverso festival ed eventi culturali internazionali, portando con sé il sapore agrodolce della resistenza di un popolo che non smette di sperare.

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