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ONU: forte richiamo al Marocco per la persecuzione dei difensori saharawi



Ginevra, 20 settembre 2025 – Quattro relatori speciali delle Nazioni Unite hanno inviato una comunicazione ufficiale all’ambasciatore del Marocco presso le Nazioni Unite, esprimendo “profonda preoccupazione” per le continue violazioni contro i difensori dei diritti umani saharawi, con particolare riferimento al prigioniero politico Al-Hussein Al-Bashir Ibrahim (detto El Hussein Amaadour) e a sua sorella, l’attivista Soukaina Amaadour.

La comunicazione (Rif. AL MAR 4/2025), datata 17 luglio 2025, porta la firma di:

Mary Lawlor, Relatrice speciale sulla situazione dei difensori dei diritti umani;

Irene Khan, Relatrice speciale sulla libertà di opinione e di espressione;

Tlaleng Mofokeng, Relatrice speciale sul diritto alla salute;

Margaret Satterthwaite, Relatrice speciale sull’indipendenza dei giudici e degli avvocati.

Denunce di torture, abusi e discriminazioni:

Gli esperti hanno documentato episodi di molestie, trattamenti umilianti, insulti a sfondo razziale e negazione di cure mediche nei confronti dei due difensori saharawi. In particolare, hanno condannato la perquisizione corporale imposta a Soukaina Amaadour durante una visita al fratello detenuto il 19 giugno 2025, accompagnata da minacce e insulti razzisti da parte del personale penitenziario del carcere di Bouizakarne (sud del Marocco).

Le condizioni di salute di Al-Hussein Amaadour destano inoltre seria preoccupazione: leader studentesco e attivista per i diritti umani, sta scontando una condanna a 12 anni inflitta nel 2019 a seguito di un processo di natura politica. Prima dell’arresto aveva cercato rifugio in Spagna, ma Madrid lo consegnò alle autorità marocchine in virtù di un controverso accordo di riammissione, nonostante i ripetuti avvertimenti delle ONG sui rischi di persecuzione.

Amaadour, secondo i rapporti, soffre di gravi problemi renali, malnutrizione ed estrema debolezza dopo uno sciopero della fame intrapreso nel 2023. Le autorità carcerarie gli avrebbero negato il trasferimento in ospedale, a meno che non accettasse di indossare un’uniforme da detenuto comune, condizione da lui rifiutata in quanto degradante per un prigioniero di coscienza.

Violazioni del diritto internazionale:

I relatori hanno richiamato il Marocco al rispetto del Patto internazionale sui diritti civili e politici (ICCPR), ratificato da Rabat nel 1979, che all’articolo 7 vieta la tortura e i trattamenti inumani, all’articolo 10 impone un trattamento dignitoso per i detenuti, all’articolo 12 garantisce il diritto alla salute e all’articolo 19 tutela la libertà di espressione.

Hanno inoltre ricordato le violazioni delle Regole minime standard delle Nazioni Unite per il trattamento dei detenuti (Regole Nelson Mandela), che prescrivono assistenza medica adeguata, vicinanza ai familiari e perquisizioni rispettose della dignità umana.

Il caso di Amaadour è già stato dichiarato arbitrario dal Gruppo di lavoro ONU sulla detenzione arbitraria nel parere n. 63/2024, che ne aveva chiesto l’immediato rilascio e la riparazione. Nonostante ciò, le autorità marocchine continuano a mantenerlo in celle sovraffollate e prive delle condizioni minime di igiene.

Richieste precise al governo marocchino:

I quattro esperti hanno sollecitato Rabat a fornire chiarimenti sulle accuse di tortura e diniego di cure, a spiegare perché le richieste di trasferimento vicino alla famiglia siano state ignorate, e a indicare eventuali indagini sul trattamento di Soukaina Amaadour. Inoltre, chiedono garanzie concrete affinché i difensori saharawi possano svolgere la loro attività senza rischiare ritorsioni.

La comunicazione precisa che, in assenza di risposte adeguate, il Marocco continuerà a violare i suoi obblighi internazionali. La lettera, insieme all’eventuale replica del governo, sarà resa pubblica entro 60 giorni sul sito del Consiglio per i diritti umani delle Nazioni Unite.

Un quadro di repressione sistematica:

Questo nuovo intervento si aggiunge a precedenti denunce ONU contro le pratiche repressive del Marocco. Nel giugno 2023, otto Procedure Speciali delle Nazioni Unite avevano condannato demolizioni di abitazioni, distruzione del patrimonio culturale saharawi e discriminazioni sistematiche nei territori occupati.

Secondo gli esperti, la reiterazione di tali comunicazioni dimostra l’esistenza di una politica di persecuzione nei confronti di attivisti, giornalisti, studenti e civili saharawi, colpevoli unicamente di rivendicare pacificamente il diritto all’autodeterminazione.

L’ultima comunicazione ONU costituisce dunque una nuova conferma internazionale delle terribili condizioni subite dai prigionieri politici saharawi, tra torture, privazioni sanitarie e umiliazioni inflitte anche alle loro famiglie.

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