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Conferenza a New York: l’occupazione del Sahara Occidentale da parte del Marocco come minaccia alla pace globale



New York, 25 agosto 2025 – L’American Global Monitoring Center ha organizzato una conferenza internazionale dal titolo “L’occupazione del Sahara Occidentale da parte del Marocco come minaccia alla pace e alla sicurezza regionale e internazionale”. L’evento, tenutosi venerdì 22 agosto a New York e trasmesso anche online, ha visto la partecipazione di studiosi, giuristi e diplomatici di primo piano, con l’obiettivo di analizzare le implicazioni geopolitiche, giuridiche e umanitarie del conflitto che da cinquant’anni interessa il popolo saharawi.

Analisi storica e politica:

Il professor Jacob Mundy, docente di Peace and Conflict Studies alla Colgate University, ha offerto una panoramica storica del Sahara Occidentale, ripercorrendo l’era coloniale spagnola e l’occupazione militare marocchina iniziata nel 1975. Ha evidenziato tre fattori chiave dietro l’invasione:

- L’espansionismo marocchino legato all’ideologia del “Grande Marocco”;

- La crisi di legittimità interna del regime di Hassan II, aggravata dai tentativi di colpo di Stato nei primi anni ’70;

- Le ricche risorse naturali del Sahara Occidentale, ambite da un Marocco povero e dipendente.

Mundy ha sottolineato che, secondo il parere della Corte Internazionale di Giustizia del 1975, il Sahara Occidentale è un chiaro caso di decolonizzazione e che il popolo saharawi deve esercitare il suo diritto inalienabile all’autodeterminazione. Ha inoltre invitato le potenze occidentali, in particolare gli Stati Uniti, a superare la logica della cosiddetta “instabilità stabile”, che rischia di perpetuare il conflitto e di alimentare nuove tensioni nella regione.

Aspetti giuridici e ostacoli al processo di pace:

L’avvocata Katlyn Thomas, esperta di diritto internazionale ed ex funzionaria legale della MINURSO (Missione ONU per il Referendum nel Sahara Occidentale), ha denunciato le strategie del Marocco volte a ostacolare il processo di identificazione degli aventi diritto al voto, favorendo l’insediamento massiccio di coloni nel territorio occupato. Secondo Thomas, Rabat teme l’esito del referendum, consapevole che la popolazione saharawi sceglierebbe l’indipendenza.

Ha inoltre smontato la cosiddetta “proposta marocchina” di autonomia, definendola una mera manovra propagandistica priva di garanzie credibili, ricordando come il Marocco sia governato da una monarchia assoluta che reprime sia il popolo saharawi che i propri cittadini.

Parallelamente, Thomas ha sottolineato i progressi compiuti dal popolo saharawi nella costruzione dello Stato saharawi in esilio, basato su istituzioni democratiche, sullo stato di diritto e su valori di tolleranza e convivenza pacifica. Ha ribadito che un futuro Stato saharawi indipendente rappresenterebbe un fattore di stabilità per tutto il Nord Africa.

La voce del Fronte Polisario:

Nel suo intervento conclusivo, l’ambasciatore Sidi Mohamed Omar, rappresentante del Fronte Polisario presso le Nazioni Unite e coordinatore con la MINURSO, ha ringraziato gli organizzatori per aver promosso un dibattito cruciale in vista del 50° anniversario dell’occupazione marocchina del Sahara Occidentale, che ricorrerà il prossimo 31 ottobre.

Ha ribadito la volontà del popolo saharawi di vivere in pace con i vicini, ma solo sulla base di una pace giusta e duratura. Ha ammonito il Marocco dal credere di poter imporre la propria volontà con la forza, sottolineando che la resistenza saharawi proseguirà fino alla piena indipendenza.

Conclusioni e appelli:

Tutti i relatori hanno convenuto sul ruolo destabilizzante del regime marocchino, responsabile di occupazione illegale, violazioni sistematiche dei diritti umani, saccheggio delle risorse naturali e politiche espansionistiche che minacciano la sicurezza regionale.

La conferenza ha lanciato un chiaro appello alla comunità internazionale:

- abbandonare la politica dei doppi standard;

- riconoscere il diritto all’autodeterminazione del popolo saharawi;

- contrastare le politiche destabilizzanti del Marocco, che minano la pace in Nord Africa e nel Sahel.

Significato dell’evento:

L’iniziativa del Global Monitoring Center assume un forte valore politico e simbolico. In un momento cruciale per la questione saharawi, il simposio ha confermato che la comunità internazionale non può più ignorare che l’occupazione marocchina del Sahara Occidentale rappresenti una minaccia non solo regionale, ma anche globale, alla pace e alla sicurezza.


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