Sahara occidentale, 30 luglio 2025 – Il celebre regista anglo-americano Christopher Nolan si trova al centro di una crescente controversia, affrontando aspre critiche da parte di organizzazioni internazionali e del popolo saharawi per aver scelto Dakhla, nel Sahara Occidentale occupato, come location per alcune scene del suo attesissimo film, "The Odyssey". La decisione sta amplificando la condanna internazionale e saharawi, con i principali media globali che ne evidenziano le implicazioni come una nuova forma di sostegno all'occupazione e una palese violazione del diritto internazionale.
Un Atto di Normalizzazione? La Voce di "Fi-Sahara":
La segreteria che coordina "Fi-Sahara", il rinomato festival cinematografico internazionale che si tiene nei campi profughi saharawi nel sud-ovest dell'Algeria, ha espresso una ferma condanna per la scelta di Dakhla. L'organizzazione ritiene che tale decisione contribuisca in modo significativo alla "normalizzazione dell'occupazione marocchina", conferendo una legittimità implicita, indebita e illegittima al controllo di una potenza occupante su un territorio che non ha ancora completato il suo processo di decolonizzazione sotto la supervisione delle Nazioni Unite.
"Fi-Sahara" ha lanciato un appello urgente a Nolan e al suo team, che include star del calibro di Matt Damon e Zendaya, affinché "interrompano le riprese a Dakhla e siano solidali con gli indigeni Saharawi, che sono sotto occupazione militare da 50 anni e che vengono regolarmente incarcerati e torturati per la loro lotta pacifica per l'autodeterminazione".
"The Odyssey": Un Colosso Cinematografico Tra Controversie Politiche
A luglio, la troupe cinematografica, con la partecipazione di Matt Damon e Zendaya, avrebbe girato diverse scene nei pressi di Dakhla. Il film, un ambizioso adattamento del poema epico greco "L'Odissea", vanta un budget stimato di circa 250 milioni di dollari e la sua uscita è prevista per luglio 2026.
Secondo un articolo di Bloomberg, "The Odyssey" rappresenta il più grande progetto cinematografico di Nolan fino ad oggi, con location che si estendono in vari paesi, tra cui Grecia, Italia e Marocco. L'articolo ha tuttavia sottolineato come la scelta di Dakhla sollevi complesse questioni politiche e legali che trascendono la dimensione puramente artistica dell'opera.
Diritti Umani e Repressione: Il Contesto del Sahara Occidentale Occupato
Le organizzazioni internazionali hanno da tempo evidenziato che le autorità marocchine hanno sistematicamente negato l'ingresso a missioni internazionali di monitoraggio, inclusa l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, nei territori saharawi occupati. Organizzazioni autorevoli come Amnesty International, Reporters Without Borders, Front Line Defenders e Human Rights Watch hanno documentato pratiche repressive sistematiche, tra cui arresti arbitrari, torture e una severa censura nei confronti di giornalisti e attivisti saharawi.
"Fi-Sahara" ha ribadito che qualsiasi produzione artistica realizzata nei territori occupati senza consultare il popolo saharawi o senza rispettare lo status giuridico internazionale costituisce un coinvolgimento indiretto nella legittimazione dell'occupazione. L'organizzazione ha quindi esortato la troupe cinematografica a cessare le riprese nel Sahara Occidentale e ad aderire ai principi del diritto internazionale e alle pertinenti risoluzioni delle Nazioni Unite.
Eco Mediatica e Attivismo Digitale:
Questa condanna internazionale e saharawi ha ricevuto un'ampia copertura mediatica da parte di importanti testate britanniche e internazionali, tra cui The Times, The Guardian, Forbes, The Telegraph, Bloomberg e Middle East Eye. Inoltre, attivisti internazionali e saharawi hanno utilizzato i social media per esprimere la loro critica verso quello che considerano un allineamento ingiustificato, consapevole o inconsapevole, di un regista e di artisti del calibro di Nolan con l'occupazione.
Attivisti e osservatori hanno inoltre sottolineato le gravi implicazioni dello sfruttamento di tali attività culturali da parte del Marocco per normalizzare l'occupazione. La presunta visita del Ministro della Cultura marocchino sui luoghi delle riprese evidenzia ulteriormente i tentativi deliberati del regime occupante di strumentalizzare artisti e registi come Nolan per violare il diritto del popolo saharawi alla libertà e alla sovranità sulla propria terra, sulle proprie risorse e sulla propria patria.
Il Sahara Occidentale rimane un territorio in fase di decolonizzazione sotto la supervisione delle Nazioni Unite. Il Fronte Polisario, riconosciuto come il legittimo rappresentante del popolo saharawi, continua a chiedere un referendum di autodeterminazione in conformità con le risoluzioni dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite, in linea con il diritto internazionale e con i requisiti per la decolonizzazione e la liberazione dei popoli dall'occupazione straniera.
