Sahara occidentale, 17 maggio 2025 - Un dossier denuncia la crescente minaccia rappresentata dall’uso dei droni nel Sahara Occidentale: civili nel mirino, viaggiatori nel mirino, e una popolazione intrappolata tra guerra e silenzio diplomatico.
Un rapporto recentemente pubblicato dall’Ufficio di Coordinamento per l’Azione contro le Mine Saharawi (SMACO) porta alla luce una realtà inquietante: tra il 2021 e il 2024, le aree liberate del Sahara Occidentale sono state teatro di oltre 120 attacchi aerei da parte di droni marocchini, con un tragico bilancio di centinaia di vittime tra civili saharawi, mauritani e viaggiatori in transito.
L’uso crescente dei droni da parte dell’esercito marocchino sta trasformando il Sahara in un campo di battaglia asimmetrico, dove la superiorità tecnologica si scontra con comunità disarmate e vulnerabili. Il rapporto SMACO, ottenuto dal quotidiano indipendente Echorouk, denuncia non solo la violazione del cessate il fuoco firmato nel 1991, ma anche l’emergere di una strategia sistematica di intimidazione e destabilizzazione.
Radici di un conflitto irrisolto:
L’abbandono del Sahara Occidentale da parte della Spagna nel 1975 ha innescato una contesa tra Marocco e Mauritania, che si spartirono il territorio con il benestare di Madrid, in violazione del diritto internazionale. Da allora, il Fronte Polisario – movimento di liberazione nazionale saharawi – combatte per l’indipendenza della regione.
Nonostante una fragile tregua mediata dalle Nazioni Unite, il 13 novembre 2020 il Marocco ha violato gli accordi, lanciando un’offensiva a Guerguerat, nel sud-ovest del Sahara Occidentale, dove si svolgevano proteste pacifiche. Questo attacco ha sancito la ripresa del conflitto.
Droni e geopolitica: la cooperazione Israele-Marocco:
L’escalation militare è stata favorita anche dalla crescente collaborazione tra Marocco e Israele, sancita dagli Accordi di Abramo. Dal 2022, numerose delegazioni militari marocchine e israeliane si sono incontrate, siglando intese per la produzione e l’acquisto di droni da combattimento, tra cui i micidiali droni suicidi.
Questo connubio strategico ha avuto gravi ripercussioni regionali, alimentando tensioni e creando un potenziale focolaio di crisi in Nord Africa. Il Marocco, armato di tecnologie militari avanzate, non ha esitato a impiegarle in operazioni che, secondo numerosi osservatori, non rispettano i principi del diritto bellico: distinzione, proporzionalità e necessità militare.
Una guerra contro i civili:
Secondo i dati SMACO, il 60% degli attacchi si è concentrato nella parte orientale del Sahara, oltre il muro di sabbia eretto dal Marocco. Queste incursioni non hanno risparmiato nessuno: tra le vittime ci sono donne, bambini e soprattutto viaggiatori – circa il 49% dei colpiti erano in transito per ragioni economiche.
I numeri parlano chiaro: 123 attacchi in quattro anni, oltre 160 vittime, il 63% delle quali decedute sul colpo. Le immagini dei corpi carbonizzati e dei mezzi distrutti – mostrati nel Museo dell’Esercito Saharawi – testimoniano l’uso di munizioni non convenzionali, come testate termobariche, che bruciano l’aria e provocano morte immediata.
Una strategia di paralisi sociale ed economica:
Oltre al bilancio umano, la guerra dei droni ha causato ingenti danni materiali: più di 104 veicoli distrutti, centinaia di capi di bestiame uccisi e intere famiglie beduine costrette alla fuga. L'obiettivo, secondo il rapporto, è chiaro: dissuadere ogni forma di mobilità, spezzare la resistenza della popolazione e strangolare economicamente i rifugiati saharawi.
Gli attacchi hanno colpito anche zone a decine di chilometri di distanza dalla linea del fronte, in aree desertiche aperte dove era facile distinguere tra civili e combattenti. Eppure, la macchina bellica marocchina non ha fatto distinzione: viaggiatori, contadini, pastori e bambini sono stati colpiti indiscriminatamente.
Un conflitto dimenticato e un appello alla comunità internazionale:
Le testimonianze contenute nel rapporto sono drammatiche: feriti abbandonati senza cure, corpi lasciati insepolti per giorni per paura di nuovi attacchi, popolazioni costrette a rifugiarsi in Algeria o Mauritania. L’assenza di strutture sanitarie e di vie sicure per l’evacuazione ha aggravato la crisi umanitaria.
Il popolo saharawi attende da più di trent’anni che la comunità internazionale intervenga seriamente. Il referendum sull’autodeterminazione, promesso dalle Nazioni Unite, non è mai stato realizzato. Intanto, la guerra invisibile dei droni continua a mietere vittime nell’indifferenza generale.
Il rapporto SMACO rappresenta un atto d’accusa contro una guerra silenziosa e dimenticata. Gli attacchi marocchini nel Sahara Occidentale non sono solo una questione regionale, ma un banco di prova per il rispetto del diritto internazionale e della dignità umana. I droni, nati per ridurre i rischi in guerra, stanno diventando strumenti di terrore contro chi non ha voce né difese.
Serve un’azione immediata da parte delle istituzioni internazionali per fermare questi massacri, garantire giustizia alle vittime e riaffermare il diritto inalienabile di ogni popolo alla pace, alla sicurezza e all’autodeterminazione.
