In occasione del suo venticinquesimo anniversario e in concomitanza con l'assemblea annuale, l'associazione Jaima Sahrawi ha animato Al Catomes Tot (via Panciroli 12, RE) con un evento culturale di grande impatto, aperto a un pubblico attento e partecipe.
Il cuore della manifestazione pulsava attorno alla presentazione del libro "Riti di Jaima – L’eco della cultura saharawi". Questa preziosa antologia di racconti, poesie e riflessioni è stata magistralmente introdotta da Giulia Maltese, la traduttrice e curatrice dell'edizione italiana, e da Fatima Mahfud, rappresentante del Fronte Polisario in Italia. Un momento particolarmente toccante è stato il collegamento in diretta con Limam Boisha, poeta e autore saharawi di spicco nella diaspora, le cui parole hanno risuonato con forza tra i presenti. Maltese e Boisha hanno condiviso la genesi del progetto "Riti di Jaima", illuminando la ricca tradizione letteraria e poetica del popolo saharawi.
Quando i Versi Prendono Forma: Emozioni dal Concorso "Tracce nel vento"
L'emozione è salita di tono con la premiazione del concorso video-grafico "Tracce nel vento – La poesia saharawi diventa immagine". Questo stimolante progetto creativo ha visto giovani talenti – videomaker, artisti e attivisti – trasformare la potente lirica saharawi in opere visive di grande impatto.
La cerimonia di premiazione ha visto gli interventi di figure di spicco come Serena Braglia, consigliera comunale di Quattro Castella, Marianna Roscelli e Wadadi Mahfoud, voce autorevole della cultura saharawi in Italia, Edoardo e Nicola Crema, fotografo e pilastro del volontariato di Jaima Sahrawi. Caterina Lusuardi, la dinamica ex presidente di Jaima Sahrawi, ha condotto l'evento con passione e competenza.
Fatima Mahfud ha offerto al pubblico un toccante riassunto della storia e delle sfide affrontate dal popolo saharawi, suscitando forte empatia. La premiazione ha celebrato il talento di quattro giovani artisti, i cui progetti, carichi di emozione, hanno conquistato la giuria. Per loro, si apriranno le porte di un'esperienza unica: un viaggio nei campi profughi saharawi in Algeria. Il motto del concorso – “Costruttori di ponti, saltatori di muri ed esploratori di frontiere” – ha incarnato lo spirito di apertura, resilienza e creatività che da sempre anima il popolo saharawi e i suoi sostenitori.
L'evento, si è rivelato un significativo momento di riflessione, testimonianza e partecipazione, rafforzando il sostegno al diritto all'autodeterminazione e alla difesa delle identità minacciate. La viva partecipazione del pubblico ha testimoniato il profondo interesse e la sentita solidarietà verso la causa saharawi.
