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Sahara Occidentale: Un appello al Governo spagnolo per il riconoscimento del diritto all'autodeterminazione Saharawi


Madrid, 19 maggio 2025 - Un vasto movimento di organizzazioni e personalità chiede al Presidente Sánchez di ritirare il sostegno all'autonomia marocchina e di difendere il diritto inalienabile del popolo saharawi a decidere il proprio futuro.

Una significativa coalizione di oltre mille tra organizzazioni politiche, sociali, sindacali e culturali, affiancata da centinaia di cittadini, ha lanciato un appello diretto al Presidente del Governo spagnolo, Pedro Sánchez. Il fulcro della loro richiesta è un netto cambio di rotta nella politica spagnola riguardo al Sahara Occidentale, un territorio che la Spagna stessa abbandonò senza completare il processo di decolonizzazione, cedendolo al Marocco.

Il manifesto, promosso dall'ONG Mundubat, esorta il governo a ritirare il suo sostegno politico alla proposta di autonomia marocchina per il Sahara Occidentale e a riconoscere formalmente il diritto all'autodeterminazione del popolo saharawi. Questa presa di posizione fa seguito al cambio di orientamento operato dal governo Sánchez nel marzo 2022, che ha abbandonato la tradizionale neutralità dei precedenti esecutivi spagnoli sulla questione.

Il documento denuncia con forza la recente riaffermazione, da parte del Ministro degli Esteri José Manuel Albares durante la Settimana Santa, del sostegno spagnolo alla proposta di autonomia del Marocco. Tale mossa viene definita "non solo una grave contraddizione con il diritto internazionale, ma anche un'offesa diretta alla memoria storica, ai principi democratici e alla dignità di un popolo che resiste in esilio e sotto occupazione da 50 anni".

Il manifesto rimarca con chiarezza lo status del Sahara Occidentale come territorio non autonomo in attesa di decolonizzazione, un fatto riconosciuto dalle Nazioni Unite. Si sottolinea come il diritto all'autodeterminazione del popolo saharawi sia un principio fondamentale sancito da molteplici risoluzioni internazionali, dal parere consultivo della Corte Internazionale di Giustizia e dai Patti Internazionali sui Diritti Umani del 1966. Questo diritto, si legge nel documento, "non può essere sostituito o soppiantato da proposte imposte dall'esterno, indipendentemente dalla potenza delle alleanze che le sostengono".

I firmatari esprimono profonda preoccupazione per le implicazioni del sostegno alla proposta di autonomia marocchina, affermando che ciò "equivale a legittimare un'occupazione che si è protratta per decenni con repressione, esilio forzato, saccheggio delle risorse naturali e sistematiche violazioni dei diritti umani" e a "guardare dall'altra parte mentre si cerca di cancellare il popolo saharawi dalla mappa diplomatica internazionale".

L'appello al governo spagnolo è perentorio: il rispetto del diritto internazionale non è negoziabile. Il manifesto invita cittadini, organizzazioni sociali, culturali, sindacali e politiche, e chiunque sia impegnato per la legalità, la libertà e la solidarietà internazionale, ad aderire a questa richiesta di "un cambiamento immediato nella posizione dello Stato spagnolo".

Tra i numerosi firmatari figurano partiti politici come Podemos, Comuns, EH Bildu, Esquerra Republicana de Catalunya (ERC), Izquierda Unida (IU), Partito Comunista di Spagna (PCE), i sindacati CCOO, Sumar Mugimendua, e figure politiche di spicco come Irene Montero, Ione Belarra, Tesh Sidi, Isabel Serra Sánchez, Antonio Maíllo, Alberto Ibáñez Mezquita, Enrique Santiago e Jon Iñarritu. Il movimento raccoglie inoltre l'adesione di decine di organizzazioni di rilievo, tra cui l'Associazione spagnola per i diritti umani (APDHE), il CEAR e Medici del mondo, oltre a un vasto numero di individui della società civile.

Quasi Mezzo Secolo di Attesa per la Giustizia: Le Richieste dei Firmatari

Il manifesto articola una serie di richieste specifiche al governo spagnolo:

Il fermo e inequivocabile riconoscimento del diritto del popolo saharawi all’autodeterminazione, attraverso l’organizzazione di un referendum libero e giusto, nel quadro del mandato delle Nazioni Unite.

Il ritiro del sostegno politico alla proposta di autonomia del Regno del Marocco, che viola il diritto internazionale e nega al popolo saharawi la possibilità di decidere del proprio futuro.

Una politica estera conforme al diritto internazionale, che non scelga arbitrariamente quali popoli riconoscere come sovrani e che cessi di subordinare i principi agli interessi economici, migratori o strategici.

Sostenere attivamente il rinnovo e il rafforzamento del mandato della MINURSO (Missione delle Nazioni Unite per il referendum nel Sahara occidentale), compresi i meccanismi per la protezione dei diritti umani nel territorio occupato.

L’applicazione rigorosa delle sentenze della Corte di giustizia dell’Unione europea, che escludono il Sahara occidentale dagli accordi commerciali tra l’UE e il Marocco senza il consenso del popolo saharawi.

Rafforzare le politiche pubbliche di cooperazione e solidarietà con la popolazione rifugiata saharawi, garantendo risorse stabili e riconoscendo il Fronte Polisario come unico legittimo rappresentante del suo popolo.

Costruire una politica estera basata sulla pace, sulla legalità e sulla solidarietà, promuovendo un multilateralismo democratico che difenda relazioni eque tra i popoli e combatta l’impunità.

Il manifesto conclude sottolineando come il popolo saharawi attenda giustizia da quasi mezzo secolo e come una soluzione democratica per il Sahara Occidentale rappresenterebbe un contributo fondamentale alla pace internazionale. "La loro causa è anche la nostra causa. È la causa di coloro che non rinunciano alla legalità internazionale, alla sovranità dei popoli o alla coerenza etica. La storia ci giudicherà sulla nostra capacità di agire quando è più necessario. Non è il momento della rassegnazione, ma dell'impegno".

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