Banjul (Gambia), 5 maggio 2025 - In un vibrante appello lanciato durante la sessione della Commissione Africana dei Diritti dell'Uomo e dei Popoli (ACHPR), la Repubblica Araba Saharawi Democratica (RASD) ha chiesto con forza la condanna internazionale della persistente e sistematica repressione della libertà di espressione e dell'accesso all'informazione nei territori occupati del Sahara Occidentale.
L'accorato intervento è avvenuto domenica 4 maggio, nel contesto della discussione sui rapporti relativi ai meccanismi e alle procedure speciali della Commissione. L'ambasciatore Malainin Lakhal, rappresentante permanente aggiunto della RASD presso l'Unione Africana, ha dettagliatamente illustrato una serie di gravi violazioni che, a suo dire, colpiscono quotidianamente il diritto del popolo Saharawi alla libera espressione e all'informazione nelle aree sotto occupazione marocchina.
L'ambasciatore Lakhal ha introdotto la dichiarazione, pronunciata dal Vice Rappresentante permanente della RASD presso l'Unione Africana, Malainin Mohamed, nell'ambito del punto 5 dell'ordine del giorno dedicato alle relazioni sulle attività dei membri della Commissione e dei meccanismi speciali, con un focus specifico sul rapporto del Relatore Speciale sulla libertà di espressione e l'accesso alle informazioni in Africa.
"La Repubblica Araba Saharawi Democratica accoglie con favore il rapporto del Relatore Speciale sulla Libertà di Espressione e l'Accesso all'Informazione in Africa, che è anche il Commissario per la Repubblica Saharawi, e ne elogia l'attenzione rivolta a queste libertà cruciali", ha esordito l'ambasciatore Mohamed, sottolineando la disponibilità della RASD a collaborare attivamente con il Relatore Speciale, offrendo assistenza per facilitare il suo lavoro e incoraggiando un'interazione più diretta con la società civile saharawi, i difensori dei diritti umani e le vittime di abusi.
Tuttavia, il tono della dichiarazione si è fatto immediatamente più grave nel denunciare la "sistematica repressione della libertà di espressione e dell'accesso all'informazione nei territori occupati del Sahara Occidentale". L'ambasciatore ha evidenziato come, "nonostante gli obblighi giuridici internazionali, le autorità coloniali marocchine continuano a ricorrere a misure repressive per mettere a tacere le voci sahrawi che rivendicano l'autodeterminazione e i diritti umani".
La RASD ha supportato le sue accuse citando autorevoli rapporti di organizzazioni internazionali per i diritti umani. "Human Rights Watch segnala che le autorità marocchine hanno intensificato le vessazioni nei confronti di attivisti, giornalisti e difensori dei diritti umani, sottoponendoli a processi e detenzioni iniqui", ha rimarcato l'ambasciatore, aggiungendo che "le leggi che criminalizzano la parola non violenta, in particolare quelle che mettono in discussione le rivendicazioni del Marocco sul Sahara Occidentale, vengono applicate sistematicamente e sistematicamente per soffocare l'opposizione".
Un ulteriore elemento di profonda preoccupazione sollevato è stato l'uso di tecnologie di sorveglianza avanzate contro gli attivisti saharawi. "L'uso di spyware contro gli attivisti è un ulteriore esempio della portata della repressione. Il Security Lab di Amnesty International ha scoperto che Aminatou Haidar, difensore dei diritti umani pluripremiato, è stata presa di mira e infettata dallo spyware Pegasus tra il 2018 e il 2021", ha denunciato l'ambasciatore.
La dichiarazione ha poi portato all'attenzione della Commissione casi specifici di violazioni dei diritti umani e della libertà di stampa. È stato ricordato come "il Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria ha stabilito che l'attivista mediatico saharawi Mohamed al-Bambary è stato detenuto arbitrariamente dalle autorità marocchine, violando il suo diritto al giusto processo", con la conseguente richiesta di immediato rilascio e risarcimento.
Anche i giornalisti sono stati presi di mira, come evidenziato dal caso di Nezha Khalidi, affiliata a Equipe Media di El-Ayoun, arrestata nel 2019 per aver trasmesso in diretta streaming una scena di strada e accusata di esercizio abusivo della professione giornalistica.
La repressione non si limita alla libertà di parola e di stampa, ma si estende anche al diritto di riunione pacifica. "Amnesty International segnala che le autorità hanno limitato il dissenso e il diritto di riunione pacifica. Nel maggio 2023, la polizia ha sorvegliato l'abitazione dell'attivista Mahfouda Lefkir a El Aaiún, picchiando i visitatori e insultando verbalmente la sua famiglia. A settembre, le forze dell'ordine hanno disperso con la forza una protesta pacifica a El Aaiún, aggredendo almeno 23 manifestanti saharawi", ha dettagliato l'ambasciatore Mohamed.
Di fronte a questo quadro allarmante, la Repubblica Araba Saharawi Democratica ha rivolto un pressante appello alla Commissione Africana dei Diritti dell'Uomo e dei Popoli affinché adotti "misure decisive per affrontare queste violazioni e garantire la tutela della libertà di espressione e l'accesso all'informazione nel Sahara Occidentale".
Le richieste specifiche avanzate alla Commissione includono:
- La condanna esplicita della continua repressione della libertà di espressione e di accesso all'informazione nel Sahara Occidentale.
- L'esortazione alle autorità marocchine a porre fine alle molestie e alle detenzioni arbitrarie di attivisti, giornalisti e difensori dei diritti umani.
- Il sostegno a indagini indipendenti sulle accuse di abusi e sorveglianza nei confronti degli attivisti saharawi.
- L'appoggio all'istituzione di un meccanismo permanente di monitoraggio dei diritti umani nel Sahara Occidentale.
In conclusione, l'ambasciatore Mohamed ha ribadito la ferma determinazione del popolo Saharawi nella sua "ricerca di autodeterminazione e giustizia", lanciando un appello alla comunità internazionale affinché "sia solidale con la nostra lotta e sostenga i principi dei diritti umani e dei popoli e la dignità di tutti, senza esclusioni o eccezioni".
