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Disinformazione come arma: Smontare la propaganda contro il Fronte Polisario e il popolo Saharawi


Sahara occidentale, 24 maggio 2025 L'articolo pubblicato dal sito statunitense The Daily Signal il 21 maggio 2025, dal titolo provocatorio “Perché gli Stati Uniti devono affrontare il Fronte Polisario, un agente terrorista”, rappresenta un chiaro esempio di disinformazione travestita da analisi geopolitica. Sotto il pretesto della sicurezza internazionale, l'articolo promuove una narrativa costruita per delegittimare una delle più giuste cause del nostro tempo: il diritto del popolo saharawi all'autodeterminazione.

1. Il Fronte Polisario: Un Movimento Legittimo per la Libertà

Il Fronte Polisario, riconosciuto ufficialmente dalle Nazioni Unite dal 1979 come unico legittimo rappresentante del popolo saharawi, nasce nel 1973 come movimento di liberazione nazionale contro il colonialismo spagnolo. Dopo l’occupazione del Sahara Occidentale da parte del Marocco nel 1975, ha guidato la resistenza contro l'invasione, condannata da una moltitudine di organismi internazionali.

Nel corso dei decenni, il Fronte Polisario ha sostenuto una risoluzione pacifica del conflitto, partecipando attivamente ai negoziati guidati dalle Nazioni Unite e rispettando il cessate il fuoco del 1991. Ha costantemente chiesto l’organizzazione di un referendum per l’autodeterminazione del popolo saharawi, referendum che il Marocco continua a ostacolare, intensificando al contempo la repressione nei territori occupati e saccheggiando risorse naturali con la complicità di imprese internazionali.

Etichettare il Fronte Polisario come “organizzazione terrorista” è privo di qualsiasi fondamento giuridico o fattuale. Non compare in alcuna lista nera stilata dagli Stati Uniti, dall’ONU, dall’Unione Europea, né dallo stesso Marocco. L’accusa nasce da una campagna diffamatoria, alimentata da interessi economici e geopolitici che mirano a perpetuare l’occupazione illegale.

2. Falsi Legami con Iran e Russia: Una Narrativa Fabbricata

Le insinuazioni che collegano il Fronte Polisario a regimi come quello iraniano o russo sono prive di evidenza verificabile e fanno parte di una strategia di disinformazione per screditare la lotta saharawi. Il Polisario ha sempre mantenuto una politica di non allineamento, fondata sul rispetto del diritto internazionale e sull’impegno per una soluzione sotto l’egida delle Nazioni Unite. Non esistono relazioni operative, logistiche o strategiche con Teheran o Mosca, e chi diffonde queste tesi alimenta una narrativa artificiosa di minaccia globale.

3. Il Caso di Adnan Abu Walid al-Sahraoui: Un’Accusa Priva di Senso

Uno dei punti più gravi dell’articolo di The Daily Signal è il tentativo di associare il Fronte Polisario alla figura di Adnan Abu Walid al-Sahraoui, terrorista noto per aver fondato lo Stato Islamico nel Grande Sahara (ISGS). Si tratta di un’operazione di manipolazione deliberata e irresponsabile.

Nato nel 1973 a Smara, nei territori occupati, Adnan visse temporaneamente nei campi profughi ma ruppe rapidamente con il Polisario, opponendosi alla sua ideologia progressista e laica. Si radicalizzò in ambienti islamisti in Mauritania, con l’influenza di istituzioni religiose sostenute da attori esterni come l’Arabia Saudita, e successivamente aderì a reti jihadiste come AQIM, MUJAO e infine ISGS, responsabile di sanguinosi attentati nel Sahel.

Attribuire al Polisario la responsabilità per la deriva estremista di Adnan è un’assurdità che tradisce ogni logica storica e politica. È un attacco alla credibilità del movimento saharawi, basato su distorsioni gravi e offensive.

4. Algeria e i Campi Profughi: Solidarietà Umana, non Complicità

Un’altra falsa narrazione è quella che dipinge i campi saharawi a Tindouf, in Algeria, come “focolai di terrorismo”. Questi campi, nati come risposta all’esodo di massa causato dall’occupazione marocchina, sono gestiti dalle autorità civili saharawi e sostenuti da agenzie internazionali come UNHCR, WFP e numerose ONG.

L’Algeria ha fornito supporto logistico e umanitario a una popolazione rifugiata, adempiendo a obblighi morali e giuridici sanciti dal diritto internazionale. Criminalizzare questa solidarietà equivale a criminalizzare l’assistenza umanitaria stessa.

5. Chi c’è Dietro la Campagna di Propaganda?

L’articolo in questione è firmato da Robert Greenway, ex consigliere di sicurezza nazionale nell’amministrazione Trump, ora direttore esecutivo degli Accordi di Abramo. La sua posizione riflette la linea adottata da Trump nel 2020, quando riconobbe unilateralmente la sovranità del Marocco sul Sahara Occidentale in cambio della normalizzazione dei rapporti Rabat-Tel Aviv. Una decisione fortemente contestata da ONU, Unione Africana e da decine di Stati.

L’altro autore, Amine Ghoulidi, è un cittadino marocchino vicino agli ambienti governativi di Rabat, attivamente impegnato nella promozione della narrativa ufficiale marocchina negli Stati Uniti. Il suo lavoro come “analista” risponde più a una strategia di lobbying che a un genuino esercizio di informazione indipendente.

6. La Vera Minaccia: L’Occupazione e l’Inazione Internazionale

Mentre si moltiplicano gli attacchi mediatici contro il Fronte Polisario, il Marocco continua indisturbato a violare i diritti umani nei territori occupati. Repressione contro giornalisti, attivisti e civili, espulsione di osservatori internazionali, sfruttamento illegale di risorse naturali: tutto questo avviene sotto gli occhi di una comunità internazionale che, troppo spesso, preferisce il silenzio alla giustizia.

La vera minaccia non è il Fronte Polisario. La vera minaccia è un'occupazione illegale che dura da quasi 50 anni, con la complicità del silenzio, della diplomazia interessata e della propaganda.


Conclusione: Verità, non Propaganda

La causa saharawi è una delle ultime battaglie di decolonizzazione del XXI secolo. Associarla al terrorismo o a potenze straniere ostili è un tentativo palese di riscrivere la realtà a beneficio degli occupanti.

Il popolo saharawi non ha bisogno di essere criminalizzato. Ha bisogno che il suo diritto inalienabile all’autodeterminazione venga finalmente rispettato.


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