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20 Maggio 1973: El Janga e l’alba della resistenza Saharawi



Sahara occidentale, 19 maggio 2025 - Il 20 maggio 1973 rappresenta una delle date più significative nella storia moderna del Sahara Occidentale: è il giorno in cui il Fronte Polisario (Fronte Popolare per la Liberazione di Saguia el-Hamra e Río de Oro) diede inizio alla lotta armata contro il colonialismo spagnolo, lanciando il suo primo attacco militare contro un avamposto della polizia a El Janga. Quel giorno segnò non solo l’inizio di una lunga guerra di liberazione, ma anche la nascita di un movimento destinato a diventare il principale rappresentante della causa sahrawi nel mondo.


Le Radici del Conflitto: Colonialismo e Identità Negata

Il conflitto nel Sahara Occidentale affonda le sue radici nel colonialismo europeo. Nel 1884, la Spagna proclamò il territorio un proprio protettorato, segnando l’inizio di quasi un secolo di dominazione. Durante il XX secolo, il popolo sahrawi, con una propria identità etnica, culturale e linguistica distinta, cominciò a sviluppare una forte coscienza nazionale, alimentata anche dall’onda dei movimenti anticoloniali che attraversavano l’Africa.

A partire dagli anni ’60, mentre l’Organizzazione delle Nazioni Unite chiedeva la decolonizzazione dei territori africani, la Spagna continuava a ignorare le istanze di autodeterminazione del popolo sahrawi, reprimendo ogni forma di dissenso e tentando di integrare forzatamente la regione nella propria amministrazione.


La Nascita del Fronte Polisario:

Nel maggio 1973, un gruppo di giovani sahrawi fondò il Fronte Polisario con l’obiettivo dichiarato di liberare il Sahara Occidentale dal giogo coloniale e affermare il diritto all’autodeterminazione. Tra i fondatori, Brahim Ghali — attuale presidente della RASD (Repubblica Araba Sahrawi Democratica) — fu una figura di rilievo.

Solo dieci giorni dopo la sua costituzione, il Fronte compì la sua prima operazione armata colpendo l’ufficio di polizia di El Janga, nel nord del territorio. L’attacco ebbe successo e rappresentò un punto di svolta: da quel momento, la resistenza sahrawi prese la via delle armi.


L’Attacco di El Janga: L’Inizio della Guerra

L’azione militare di El Janga fu più che un semplice attacco: fu un atto simbolico che diede vita a una guerra di liberazione. Le forze coloniali spagnole, colte di sorpresa, non riuscirono a contenere l’avanzata iniziale del Fronte Polisario, che guadagnò rapidamente consensi tra la popolazione locale — anche tra i sahrawi arruolati nell’esercito spagnolo.

L’eco dell’attacco si diffuse in tutto il Sahara Occidentale, ispirando centinaia di giovani a unirsi alla causa della liberazione. Da quel momento, il conflitto si estese su vasta scala, alimentato dalla crescente determinazione sahrawi e dal sostegno di paesi africani e del blocco socialista.


Il Tradimento di Madrid e la Marcia Verde:

Nel 1975, mentre l’ONU preparava un referendum per l’autodeterminazione, la Spagna decise di abbandonare il territorio, firmando gli Accordi di Madrid con il Marocco e la Mauritania. In una manovra considerata illegale dal diritto internazionale, la Spagna trasferì la sovranità del Sahara Occidentale ai due paesi vicini, ignorando completamente la volontà del popolo sahrawi.

Pochi mesi dopo, il Marocco lanciò la cosiddetta Marcia Verde, occupando militarmente il territorio. Seguirono anni di conflitto brutale: bombardamenti al napalm e al fosforo bianco, massacri, torture e deportazioni. I sahrawi furono costretti all’esilio, con decine di migliaia rifugiati nei campi di Tindouf, in Algeria.


Il Cessate il Fuoco e il Referendum Mai Celebrato:

Nel 1991, dopo anni di guerra, fu firmato un cessate il fuoco sotto l’egida delle Nazioni Unite. Venne istituita la missione MINURSO (Missione delle Nazioni Unite per il Referendum nel Sahara Occidentale), con il compito di organizzare un referendum per decidere il futuro del territorio.

Tuttavia, il referendum non si è mai tenuto. Il Marocco, che considera il Sahara Occidentale parte integrante del proprio territorio, ha ostacolato ripetutamente il processo. Il Fronte Polisario, dal canto suo, continua a rivendicare il diritto all’autodeterminazione. Nel 2020, dopo decenni di stallo, il Fronte ha annunciato la ripresa della lotta armata in risposta alle provocazioni marocchine.


Il Silenzio Internazionale e il Doppio Gioco dell’Occidente:

A cinquantuno anni da El Janga, il popolo sahrawi vive ancora diviso: una parte sotto occupazione marocchina, l’altra nei campi profughi. Il Consiglio di Sicurezza dell’ONU rinnova ogni anno il mandato della MINURSO, ma senza mai compiere passi concreti verso una soluzione.

Dietro l’apparente neutralità delle diplomazie internazionali si cela un cinico calcolo geopolitico. Spagna, Francia, Stati Uniti, Regno Unito e Russia — i cosiddetti “amici” del Sahara Occidentale — preferiscono mantenere lo status quo, pur di non compromettere relazioni economiche e strategiche con il Marocco. Gli accordi commerciali con Rabat continuano, spesso includendo risorse sottratte illegalmente al Sahara Occidentale.


Una Lotta Che Resiste:

Il popolo sahrawi continua a credere nella propria causa. Nonostante la repressione, l’esilio, il silenzio complice della comunità internazionale, la loro lotta non si è mai spenta. L’Unione Africana, sebbene divisa, continua a riconoscere la RASD come Stato membro. Ma è dal cuore stesso del popolo sahrawi — dal suo coraggio, dalla sua memoria storica e dalla sua ferma determinazione — che continua a scaturire la forza per resistere.


Conclusione: El Janga Come Simbolo di Speranza

L’attacco a El Janga del 20 maggio 1973 non è solo l’inizio di una guerra: è il simbolo della dignità e della speranza di un popolo che rifiuta di essere cancellato dalla storia. La lotta sahrawi è una delle ultime battaglie anticoloniali del nostro tempo. È una questione di giustizia, non di geopolitica. E la storia, prima o poi, presenterà il conto.

Finché non sarà celebrato un vero referendum, libero ed equo, il grido di El Janga continuerà a risuonare.

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