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Il Diritto inalienabile all'autodeterminazione del Sahara Occidentale al centro di un'importante Conferenza a Santiago


Santiago del Cile, 29 aprile 2025 - L'Università Accademica Umanista Cristiana di Santiago del Cile ha fatto da autorevole palcoscenico per una conferenza di profonda rilevanza internazionale, intitolata "Sahara Occidentale e diritto internazionale: il diritto del popolo saharawi all'autodeterminazione". L'evento, tenutosi il 28 aprile 2025, ha acceso i riflettori su una questione annosa che attende ancora una risoluzione giusta e definitiva.

A moderare con competenza il dibattito è stato Hafzla Chaddad Ibrahim, il rappresentante del popolo saharawi in Cile. Ibrahim ha tracciato un lucido excursus storico della vicenda, ripercorrendo le tappe cruciali dalla colonizzazione spagnola fino al cessate il fuoco del 1991. Con una disamina puntuale, si è soffermato sul principio cardine del diritto all'autodeterminazione, sottolineandone la sua natura di norma imperativa del diritto internazionale. Ha ribadito con forza come i popoli dei territori non autonomi detengano il diritto incondizionato di esercitare tale principio.

Il rappresentante saharawi ha poi evidenziato come l'applicabilità di questo diritto al caso specifico del Sahara Occidentale sia stata autorevolmente confermata sia dalle Nazioni Unite che dalla Corte Internazionale di Giustizia, richiamando altresì il sostegno della comunità internazionale, dell'Unione Africana e di un vasto consenso di giuristi a livello globale.

Tuttavia, Ibrahim non ha mancato di denunciare l'ostruzionismo di alcuni alleati occidentali del Marocco, la potenza occupante, che di fatto paralizzano l'azione del Consiglio di Sicurezza dell'ONU nell'adempiere ai propri impegni volti a consentire al popolo saharawi di esprimere liberamente la propria volontà attraverso un referendum equo e inclusivo dell'opzione indipendentista.

Nel suo intervento, Hafzla Shaddad Ibrahim ha affrontato con chiarezza l'attuale status giuridico del territorio, il ruolo cruciale delle Nazioni Unite e le politiche controverse di alcune potenze occidentali, colpevoli di aver costantemente appoggiato la posizione intransigente del Marocco, sorda ai ripetuti appelli della comunità internazionale.

Un punto cruciale sollevato dal rappresentante saharawi ha riguardato il sistematico saccheggio delle risorse naturali del Sahara Occidentale da parte del regime di occupazione marocchino. Ha spiegato in modo inequivocabile come tale pratica costituisca una flagrante violazione del diritto internazionale relativo ai territori colonizzati, poiché la popolazione saharawi non trae alcun beneficio dallo sfruttamento di queste risorse e non viene in alcun modo consultata. Le decisioni, ha precisato, vengono prese unilateralmente a Rabat, in linea con una politica di occupazione che non risponde agli interessi del popolo saharawi.

Il relatore ha inoltre sottolineato la condotta pacifica mantenuta dal popolo saharawi nella difesa dei propri diritti legittimi sin dal cessate il fuoco, evitando di rispondere alle reiterate provocazioni marocchine volte a minare il processo di pace e a vanificare gli sforzi delle Nazioni Unite. Tuttavia, ha ammonito, l'inerzia della comunità internazionale di fronte all'ostruzionismo e alle violazioni delle norme ONU da parte del Marocco non incoraggia il rispetto della legalità internazionale e la cooperazione con le Nazioni Unite.

Il presidente della Commissione cilena per i diritti umani, Alonso Salinas, ha offerto una testimonianza preoccupante sulla drammatica situazione dei diritti umani nel Sahara Occidentale occupato. Ha denunciato con fermezza la persistenza di gravi violazioni perpetrate dal Marocco ai danni di chiunque si opponga alla politica di occupazione e sostenga il diritto all'autodeterminazione e all'indipendenza del popolo saharawi. Salinas ha inoltre ribadito l'impegno della Commissione cilena nella campagna internazionale per la liberazione dei prigionieri politici saharawi.

Il Preside dell'Università, Alvaro Ramirez, ha contribuito al dibattito inquadrando la questione saharawi nella sua corretta prospettiva giuridica di caso di decolonizzazione pendente presso le Nazioni Unite, richiamando le numerose risoluzioni del Consiglio di Sicurezza dell'ONU che l'occupazione marocchina continua a ignorare con intransigenza.

Ramirez ha espresso una dura critica nei confronti di alcuni politici cileni colpevoli, a suo dire, di sostenere il regime di occupazione marocchino in cambio di interessi particolari. Ha lanciato un vibrante appello a ricercatori e studenti affinché facciano luce sulla lotta del popolo saharawi e contribuiscano a rompere il blackout mediatico imposto sulla questione. Il Preside ha ammonito la comunità internazionale sul fatto che accettare l'occupazione del Sahara Occidentale da parte del Marocco costituirebbe un precedente pericoloso e inaccettabile, rappresentando la prima volta dalla fondazione delle Nazioni Unite che si legittimerebbe l'espansione di uno Stato attraverso l'uso della forza militare e l'annessione di territori, con gravi ripercussioni sulla stabilità internazionale.

L'importante evento accademico ha visto anche la partecipazione di figure di spicco della diplomazia internazionale, tra cui l'ambasciatrice algerina Faiza Atrous, l'ambasciatrice cubana Mercedes Vicente, l'addetto politico dell'ambasciata sudafricana, e membri attivi della società civile saharawi, impegnati nella marcia internazionale in solidarietà con i prigionieri politici saharawi. Questa partecipazione testimonia la crescente attenzione e solidarietà internazionale nei confronti della causa del popolo saharawi e del suo inalienabile diritto all'autodeterminazione.



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