Addis Abeba (Etiopia), 5 agosto 2026 – Garantire il diritto all’istruzione anche nelle aree colpite dai conflitti armati e nei campi profughi deve essere una priorità delle politiche africane di pace e sicurezza. È questo il messaggio portato dalla Repubblica Sahrawi alla riunione aperta degli ambasciatori dedicata all’istruzione nelle zone di conflitto, organizzata lunedì ad Addis Abeba dal Dipartimento per gli Affari politici, la Pace e la Sicurezza dell’Unione Africana.
L’incontro del 3 agosto, ospitato presso la sede dell’Unione Africana, è stato presieduto dall’ambasciatore Mohamed Khaled, Rappresentante permanente dell’Algeria presso l’UA, e ha riunito commissari dell’Unione Africana, rappresentanti degli Stati membri e partner per lo sviluppo.
A rappresentare la Repubblica Sahrawi è stato l’ambasciatore Lamine Baali, Rappresentante permanente presso l’Unione Africana, che nel suo intervento ha sottolineato come l’istruzione nelle aree devastate dai conflitti non possa essere considerata un lusso, ma debba essere riconosciuta come un diritto fondamentale e uno strumento essenziale di protezione e di speranza per le nuove generazioni.
Secondo il diplomatico sahrawi, garantire l’accesso all’istruzione ai bambini rifugiati significa investire direttamente nella pace, nella stabilità e nella ricostruzione delle società. Un’istruzione accessibile e sicura può infatti offrire ai minori colpiti da guerre e sfollamenti non soltanto conoscenze, ma anche stabilità, dignità e prospettive per il futuro.
Scuole sotto attacco e bambini sempre più vulnerabili:
Nel suo intervento, Baali ha evidenziato come i conflitti armati compromettano profondamente i sistemi educativi: le scuole possono essere distrutte o trasformate in obiettivi militari, gli insegnanti sono costretti ad abbandonare il proprio lavoro e migliaia di bambini vengono privati della possibilità di frequentare le lezioni.
Una condizione particolarmente difficile riguarda i bambini rifugiati e sfollati, con un impatto ancora maggiore sulle bambine, che possono trovarsi ad affrontare contemporaneamente povertà, esclusione sociale, insicurezza e conseguenze psicologiche legate all’esperienza della guerra e dello sfollamento.
Per questo motivo, la Repubblica Sahrawi ha sollecitato l’Unione Africana e i suoi partner a mettere in campo azioni concrete e coordinate per garantire la continuità dell’istruzione nelle aree colpite dai conflitti.
Tra le priorità indicate figurano il finanziamento delle scuole nei campi profughi e nelle zone di conflitto, la creazione di ambienti di apprendimento sicuri, il rafforzamento della formazione e delle risorse destinate agli insegnanti, nonché l’assistenza psicosociale per il personale scolastico e gli studenti.
Particolare attenzione è stata inoltre dedicata all’integrazione dei bambini rifugiati nei sistemi educativi nazionali e al miglioramento delle condizioni professionali e degli incentivi destinati agli insegnanti, con l’obiettivo di evitare che nessun bambino venga escluso dal diritto allo studio.
«Proteggere le scuole deve essere una priorità»:
L’ambasciatore sahrawi ha quindi invitato a fare della protezione delle strutture scolastiche una componente centrale delle politiche africane di pace e sicurezza, rafforzando l’applicazione dei principi della Dichiarazione sulle Scuole Sicure e garantendo che scuole e istituti educativi siano preservati dagli effetti dei conflitti armati.
L’obiettivo, ha sottolineato, è consentire ai bambini di frequentare la scuola in sicurezza e agli insegnanti di svolgere il proprio lavoro in ambienti protetti e adeguati.
Nel concludere il suo intervento, Baali ha richiamato il valore dell’istruzione come alternativa alla violenza e come investimento sul futuro: ogni bambino rifugiato che porta con sé un libro anziché un’arma rappresenta una vittoria per la pace.
Secondo la Repubblica Sahrawi, rafforzare le capacità dei rifugiati attraverso l’istruzione, la formazione professionale e lo sviluppo delle competenze costituisce un elemento fondamentale per promuovere lo sviluppo sostenibile, la pace e la stabilità nel continente africano.
Verso un quadro continentale per la protezione dell’istruzione:
Nel corso della riunione, i partecipanti hanno esaminato i progressi verso la definizione di un quadro continentale volto a proteggere l’istruzione e garantire la continuità dei servizi educativi nelle aree colpite dai conflitti armati.
Al centro del confronto anche l’attuazione della Dichiarazione sulle Scuole Sicure e la sua integrazione nelle politiche nazionali, con l’obiettivo di proteggere gli istituti scolastici dagli effetti della guerra.
Sono state inoltre discusse misure per migliorare la sicurezza e il benessere degli insegnanti, sviluppare modalità di apprendimento flessibili per bambini sfollati e rifugiati e rafforzare il coordinamento tra le istituzioni dell’Unione Africana e i partner internazionali.
Dal confronto di Addis Abeba emerge dunque un messaggio chiaro: nelle aree colpite dalla guerra, garantire l’istruzione non significa soltanto assicurare un servizio essenziale, ma difendere un diritto, costruire resilienza e creare le condizioni per una pace duratura.
