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Gdeim Izik, cresce la mobilitazione per Naâma Asfari: proteste a Rabat e appelli internazionali per salvare i prigionieri politici saharawi



Sahara occidentale, 9 luglio 2026 – Si intensificano le iniziative di solidarietà a favore dei prigionieri politici saharawi del gruppo Gdeim Izik, mentre aumenta la preoccupazione per le condizioni di salute di Naâma Asfari, in sciopero della fame da oltre due mesi. Familiari, organizzazioni saharawi per i diritti umani e associazioni internazionali hanno lanciato nuovi appelli alla comunità internazionale, ritenendo le autorità marocchine pienamente responsabili della sicurezza e dell'incolumità dei detenuti.

Mercoledì 8 luglio, davanti alla sede della Delegazione dell'Amministrazione Penitenziaria marocchina a Rabat, le famiglie dei prigionieri civili saharawi del gruppo Gdeim Izik hanno organizzato una manifestazione di protesta per denunciare quelle che definiscono gravi e sistematiche violazioni dei diritti umani all'interno delle carceri marocchine. Tra le accuse figurano torture, perquisizioni arbitrarie, isolamento prolungato, negligenza medica e condizioni detentive considerate disumane.

Al termine della manifestazione, i familiari hanno diffuso una dichiarazione nella quale hanno espresso la loro piena solidarietà a Naâma Asfari, sottolineando che il suo sciopero della fame rappresenta una protesta contro quella che definiscono una politica deliberata di privazione alimentare e di maltrattamenti. Secondo i firmatari, tali pratiche costituirebbero violazioni del diritto internazionale e potrebbero configurare crimini perseguibili ai sensi dello Statuto di Roma della Corte penale internazionale.

Le famiglie hanno inoltre attribuito alle autorità marocchine la piena responsabilità giuridica e politica per qualsiasi conseguenza sulla vita e sulla salute dei detenuti saharawi, denunciando la negazione del diritto a un processo equo, il ricorso alla tortura fisica e psicologica, il mancato accesso a cure mediche adeguate e l'impossibilità per osservatori indipendenti di visitare i prigionieri.

Nel documento viene anche criticato il silenzio della comunità internazionale di fronte a violazioni che, secondo i familiari, contrastano con la Dichiarazione Universale dei Diritti Umani e con le risoluzioni delle Nazioni Unite sul Sahara Occidentale. Le famiglie hanno chiesto il rilascio immediato e incondizionato di tutti i prigionieri politici saharawi, con particolare urgenza per Naâma Asfari.

Parallelamente, il Comitato Nazionale Saharawi per i Diritti Umani (CONASADH) ha diffuso una dichiarazione nella quale afferma che la vita di Naâma Asfari è in «grave e imminente pericolo», ritenendo le autorità marocchine pienamente responsabili di qualsiasi ulteriore peggioramento delle sue condizioni di salute.

Il Comitato ha ricordato che il Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria, con il parere n. 23/2023, ha chiesto il rilascio immediato di Naâma Asfari e degli altri membri del gruppo Gdeim Izik, invitando il Marocco ad adeguarsi alle raccomandazioni delle Nazioni Unite.

Alla luce dell'aggravarsi della situazione, il CONASADH ha rivolto un appello urgente alle Nazioni Unite, all'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), al Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR), all'Unione Africana, all'Unione Europea, all'Ufficio dell'Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Diritti Umani (OHCHR), al Parlamento europeo e alle principali organizzazioni internazionali per i diritti umani affinché intervengano per garantire cure mediche indipendenti ai detenuti, consentire l'accesso di osservatori internazionali alle carceri marocchine e favorire il rilascio dei prigionieri politici saharawi.

Il Comitato ha inoltre chiesto il trasferimento dei detenuti in istituti penitenziari più vicini alle loro famiglie nel Sahara Occidentale, la cessazione dell'isolamento prolungato e la possibilità di visite regolari da parte dei familiari, degli avvocati e degli organismi umanitari internazionali.

Anche sul piano internazionale cresce la mobilitazione. Da Berlino, la Lega Internazionale per i Diritti Umani ha esortato il Governo federale tedesco a intervenire con urgenza per salvaguardare la vita di Naâma Asfari, detenuto nel carcere di Kenitra dal novembre 2010.

L'organizzazione ha ribadito che Asfari, condannato a trent'anni di reclusione dopo gli eventi del campo di protesta di Gdeim Izik, è considerato da numerose organizzazioni internazionali e dal Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria vittima di gravi violazioni dei diritti umani, tra cui detenzione arbitraria, tortura, isolamento prolungato e utilizzo di confessioni estorte sotto coercizione.

Secondo la Lega, il protrarsi dello sciopero della fame costituisce un segnale estremamente allarmante e testimonia il deterioramento delle condizioni sanitarie del detenuto. L'organizzazione ha quindi chiesto il rilascio immediato di Naâma Asfari e degli altri membri del gruppo Gdeim Izik, l'attuazione delle raccomandazioni delle Nazioni Unite e la cessazione delle pratiche di maltrattamento e negligenza medica nei confronti dei prigionieri politici saharawi.

Nel suo appello finale, la Lega Internazionale per i Diritti Umani ha invitato il Governo tedesco, l'Unione Europea e le Nazioni Unite ad assumersi pienamente le proprie responsabilità nel rispetto del diritto internazionale, riaffermando che il diritto del popolo saharawi all'autodeterminazione resta un principio fondamentale che non può essere subordinato a interessi politici o economici.

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