Algeri, 28 luglio 2026 – L'Algeria ha riaffermato il proprio fermo sostegno alla causa del popolo saharawi nel corso di un simposio scientifico dedicato al Sahara Occidentale, sottolineando la centralità del diritto all'autodeterminazione e il carattere ancora irrisolto del processo di decolonizzazione del territorio.
Il convegno, intitolato "La questione del Sahara Occidentale: radici storiche, situazione attuale e prospettive alla luce dei cambiamenti internazionali", è stato organizzato dall'Istituto Nazionale di Studi Strategici Globali (INESG) in collaborazione con il Centro Saharawi di Studi Strategici, riunendo diplomatici, accademici ed esperti per analizzare l'evoluzione della questione saharawi nel contesto internazionale.
Nel suo intervento inaugurale di lunedì 27 luglio, l'ambasciatore della Repubblica Araba Saharawi Democratica (RASD) in Algeria, Khatri Adouh Khatri, ha espresso apprezzamento per la posizione costante dell'Algeria, affermando che il Paese continua a mantenere viva «nella memoria e nella coscienza collettiva la causa del popolo saharawi», a testimonianza del suo impegno storico a favore delle cause di liberazione e dei popoli che rivendicano il proprio diritto all'autodeterminazione.
Secondo il diplomatico saharawi, questa posizione affonda le proprie radici nei principi della Rivoluzione algerina del 1° novembre, ispirata ai valori della libertà, della decolonizzazione e della solidarietà tra i popoli. Adouh ha inoltre evidenziato che il simposio rappresenta una nuova conferma della linea politica perseguita dall'Algeria sotto la guida del presidente Abdelmadjid Tebboune, definendo l'iniziativa un importante contributo alla ricerca e all'approfondimento della causa saharawi, una questione che si protrae da oltre settant'anni.
Anche la direttrice generale per il Monitoraggio Strategico, l'Anticipazione e la Gestione delle Crisi del Ministero degli Affari Esteri algerino, Nassima Baghli, ha ribadito la posizione ufficiale di Algeri, sottolineando che il Sahara Occidentale resta una questione di decolonizzazione e che la sua soluzione deve necessariamente passare attraverso l'esercizio del diritto all'autodeterminazione del popolo saharawi, in conformità con la Carta delle Nazioni Unite e il diritto internazionale.
Il direttore generale dell'INESG, Abdelaziz Medjahed, ha evidenziato come il ricco programma del simposio offra l'opportunità di analizzare il dossier saharawi sotto il profilo storico, giuridico, politico e geopolitico, favorendo un confronto tra studiosi ed esperti sulle diverse prospettive del conflitto.
Medjahed ha inoltre definito la questione del Sahara Occidentale una "causa di coscienza", sostenendo che essa non riguarda esclusivamente il popolo saharawi, ma rappresenta una battaglia condivisa da tutti coloro che difendono i principi della libertà, della giustizia e del diritto dei popoli all'autodeterminazione.
Nel corso dei lavori è intervenuto anche il presidente del Centro Saharawi di Studi Strategici, Sidi Mohamed Aba Mohamed, il quale ha ricordato che il Sahara Occidentale continua a figurare nell'elenco delle Nazioni Unite dei territori non autonomi da decolonizzare. Il responsabile saharawi ha quindi sollecitato un'accelerazione nell'attuazione delle risoluzioni delle Nazioni Unite e del diritto internazionale, affinché il popolo saharawi possa finalmente esercitare il proprio diritto all'autodeterminazione attraverso un processo conforme alla legalità internazionale.
Il simposio si inserisce nel quadro delle iniziative accademiche e istituzionali volte a mantenere alta l'attenzione internazionale sulla questione del Sahara Occidentale, promuovendo il dibattito scientifico e politico sulle prospettive di una soluzione pacifica fondata sul rispetto del diritto internazionale e delle risoluzioni delle Nazioni Unite.
