Sahara occidentale, 23 giugno 2026 - L’FIDH e l’OMCT denunciano il deterioramento delle condizioni di salute di Naâma Asfari, in sciopero della fame da oltre 11 giorni nella prigione di Kenitra, in Marocco. L’appello urgente, pubblicato il 19 giugno 2026, chiede il suo rilascio immediato e quello degli altri prigionieri del cosiddetto “Gruppo di Gdeim Izik”.
Secondo l’Osservatorio, Asfari — detenuto dal 2010 e condannato nel 2017 a 30 anni di reclusione — ha avviato lo sciopero della fame il 8 giugno 2026 per protestare contro la detenzione arbitraria, le condizioni carcerarie definite inumane e degradanti, la mancanza di cure mediche adeguate e le presunte ritorsioni sistematiche nei confronti dei prigionieri saharawi.
Il difensore saharawi chiede inoltre l’applicazione della decisione del Gruppo di Lavoro delle Nazioni Unite sulla Detenzione Arbitraria, che nel 2023 ha qualificato la sua detenzione come “arbitraria”, invitando il Marocco alla sua liberazione immediata, al risarcimento e all’apertura di un’inchiesta indipendente.
Un caso legato al “Gruppo di Gdeim Izik”:
La detenzione di Asfari è legata agli eventi del 2010, quando partecipò al campo di protesta di Gdeim Izik nei pressi di El Aaiún, mobilitazione di massa del popolo saharawi contro le disuguaglianze sociali ed economiche e per il diritto all’autodeterminazione.
Dopo lo smantellamento del campo, Asfari fu arrestato insieme ad altri attivisti. Il gruppo è tuttora oggetto di condanne e detenzioni contestate da organizzazioni internazionali per i diritti umani.
Il Comitato delle Nazioni Unite contro la tortura ha inoltre stabilito che alcune confessioni utilizzate nel processo sarebbero state ottenute sotto tortura, e ha espresso gravi preoccupazioni sulle condizioni di detenzione.
Preoccupazione per le condizioni di salute:
Secondo FIDH e OMCT, lo stato di salute di Asfari si è ulteriormente aggravato a causa dello sciopero della fame. Le organizzazioni ricordano che il Comitato ONU contro la tortura ha già condannato il Marocco per restrizioni nell’accesso alle cure sanitarie dei detenuti.
La situazione è aggravata dall’isolamento carcerario: il trasferimento fuori dal Sahara Occidentale rende difficili le visite familiari. La moglie, la cittadina francese Claude Mangin, non può entrare in Marocco dal 2019 per motivi legati alla sicurezza nazionale.
Un quadro più ampio di repressione:
Secondo l’Osservatorio, il caso di Asfari si inserisce in un contesto più ampio di criminalizzazione dei difensori dei diritti umani saharawi. Tra i casi citati figurano quelli dei giornalisti Mohamed Lamin Haddi ed El Bachir Khadda, anch’essi detenuti, oltre alle pressioni contro il collettivo CODESA.
Le organizzazioni denunciano inoltre un clima sistematico di intimidazione nei confronti degli attivisti nel territorio del Sahara Occidentale, considerato dalle Nazioni Unite un territorio non autonomo.
Le richieste alla comunità internazionale:
FIDH e OMCT chiedono alle autorità marocchine di:
- garantire l’integrità fisica e psicologica di Asfari e degli altri detenuti del caso Gdeim Izik;
- assicurare cure mediche adeguate e il diritto alle visite familiari;
- procedere al rilascio immediato e incondizionato dei detenuti;
- porre fine a ogni forma di repressione, intimidazione o persecuzione contro difensori dei diritti umani saharawi;
- rispettare pienamente gli obblighi internazionali in materia di libertà di espressione, associazione e riunione.
L’appello si richiama inoltre ai principi della Carta delle Nazioni Unite e ai trattati internazionali sui diritti umani ratificati dal Marocco, che vietano detenzioni arbitrarie e obbligano gli Stati a garantire processi equi e condizioni detentive dignitose.
Genève–Parigi, 19 giugno 2026:
Le due organizzazioni concludono esprimendo “profonda preoccupazione” per l’evoluzione del caso e invitano la comunità internazionale a intervenire con urgenza per evitare ulteriori deterioramenti delle condizioni di salute del detenuto e degli altri prigionieri saharawi.
