In una dichiarazione diffusa a Parigi, l’associazione ha espresso forte preoccupazione per il deterioramento delle condizioni di salute di Asfari, che porta avanti la protesta per chiedere l’attuazione delle raccomandazioni formulate dagli organismi delle Nazioni Unite in merito alla sua detenzione.
Secondo l’AARASD, questa nuova mobilitazione segue tre precedenti scioperi della fame di 48 ore effettuati nel mese di maggio, rimasti senza alcuna risposta concreta da parte delle autorità marocchine.
L’associazione ricorda che nel 2023 il Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria ha concluso che la detenzione dei prigionieri saharawi del gruppo di Gdeim Izik è arbitraria, chiedendone il rilascio e l’adozione di misure riparatorie. Tuttavia, sottolinea l’organizzazione, le raccomandazioni formulate dall’organismo internazionale non sarebbero state attuate.
Nel comunicato si evidenzia inoltre che le condanne inflitte ai detenuti di Gdeim Izik si baserebbero su confessioni ottenute sotto tortura, una circostanza già denunciata in passato dal Comitato delle Nazioni Unite contro la Tortura, che ha espresso preoccupazione anche per le condizioni di detenzione, i presunti maltrattamenti, le rappresaglie e la mancanza di adeguata assistenza sanitaria nei confronti dei prigionieri politici saharawi.
L’AARASD richiama inoltre il rapporto pubblicato nel 2025 dalla Lega per la Protezione dei Prigionieri Politici Saharawi nelle Carceri Marocchine (LPPS), intitolato “Nessun trattamento, nessuna visita, nessuna giustizia”, che documenta presunte violazioni dei diritti fondamentali dei detenuti saharawi incarcerati in diversi istituti penitenziari del Marocco.
Secondo informazioni rese note dalla famiglia di Naâma Asfari, l’attivista sarebbe attualmente trattenuto nell’infermeria del carcere di Kenitra in condizioni particolarmente difficili. Gli sarebbe consentita soltanto un’ora di attività fisica al giorno e gli verrebbero negati diversi beni considerati essenziali. Dopo oltre due settimane di sciopero della fame, le sue condizioni fisiche destano crescente preoccupazione a causa della significativa perdita di peso registrata.
Nonostante il peggioramento del suo stato di salute, Asfari avrebbe ribadito la volontà di proseguire la protesta pacifica fino al riconoscimento dei suoi diritti fondamentali e all’applicazione delle raccomandazioni internazionali riguardanti il suo caso.
L’associazione francese ha quindi rivolto un appello alla Francia, agli Stati firmatari delle principali convenzioni internazionali sui diritti umani, alle istituzioni delle Nazioni Unite e alle organizzazioni non governative competenti affinché intervengano presso le autorità marocchine per garantire il rispetto degli obblighi internazionali in materia di diritti umani.
Secondo l’AARASD, la situazione dei detenuti saharawi rappresenta una questione che richiede un’attenzione urgente da parte della comunità internazionale, alla luce delle ripetute denunce formulate da organismi internazionali e organizzazioni per i diritti umani.
Concludendo il proprio comunicato, l’associazione ha riaffermato il sostegno alle iniziative pacifiche intraprese da Naâma Asfari e dagli altri prigionieri politici saharawi, chiedendo il rispetto delle decisioni dei meccanismi internazionali di tutela dei diritti umani e la fine delle violazioni denunciate nei confronti dei detenuti saharawi.
