Sahara Occidentale, 19 giugno 2026 - Il Collettivo dei Difensori dei Diritti Umani Saharawi nel Sahara Occidentale CODESA denuncia l’emissione di nuove condanne nei confronti di studenti ed ex prigionieri politici saharawi, definendole “illegittime” e pronunciate in violazione delle garanzie fondamentali del giusto processo.
Secondo quanto dichiarato dagli ex detenuti politici Salek Baber ed El Bar Kentaui, l’8 giugno 2026 il Tribunale di Primo Grado di Guelmim avrebbe condannato in primo grado tre cittadini saharawi — Salek Baber, El Bar Kentaui e Abdessamad Tika — a sei mesi di reclusione e a una multa di 5.000 dirham marocchini.
I tre erano stati in precedenza arrestati dalla Gendarmeria marocchina, successivamente rilasciati su cauzione e convocati a comparire davanti al tribunale il 25 maggio 2026.
Accuse di processo in contumacia e violazioni del diritto alla difesa:
Salek Baber, membro del comitato amministrativo di CODESA ed ex prigioniero politico, ha riferito che il procedimento giudiziario si è svolto nel quadro del dossier n. 2026/2101/390. Secondo la sua ricostruzione, la sentenza sarebbe stata emessa in contumacia e senza la presenza di una difesa legale effettiva, configurando — a suo avviso — una violazione del diritto a un equo processo, così come riconosciuto dagli standard del diritto internazionale dei diritti umani.
Gli eventi contestati risalgono al 12 marzo 2026, quando i tre condannati avrebbero partecipato, insieme ad altri attivisti, studenti e disoccupati saharawi, a una cerimonia di accoglienza per il prigioniero politico Hussein Bourkab nella città di Assa, dopo la sua scarcerazione al termine di una pena di due anni.
Interrogatori e ulteriori procedimenti:
Nel contesto della stessa vicenda, anche Hussein Bourkab e lo studente Souhail Tamloukou sarebbero stati interrogati dalla Gendarmeria marocchina rispettivamente il 26 marzo e il 29 aprile 2026, per circa otto ore ciascuno. Entrambi sarebbero stati successivamente rilasciati senza comparire davanti al Procuratore del Re presso il Tribunale di Guelmim.
Riferimenti a precedenti casi e posizioni ONU:
Gli interessati rientrano, secondo le organizzazioni saharawi, tra gli studenti e attivisti già coinvolti in procedimenti giudiziari avviati dal 2016, con condanne considerate politicamente motivate e pene comprese tra tre e dieci anni di reclusione.
In questo contesto, il Gruppo di lavoro delle Nazioni Unite sulla detenzione arbitraria ha adottato il Parere n. 67/2019, nel quale si concludeva che le detenzioni di alcuni studenti saharawi risultavano arbitrarie, caratterizzate da arresti senza mandato, mancata informazione sui motivi della detenzione e isolamento prolungato prima della comparizione giudiziaria.
Il documento riportava inoltre denunce di maltrattamenti durante la custodia cautelare, incluse pressioni per la firma di verbali predisposti dalle autorità.
Raccomandazioni delle Nazioni Unite:
Il parere del gruppo di lavoro delle Nazioni Unite includeva una serie di raccomandazioni rivolte allo Stato interessato, tra cui:
- la liberazione immediata dei detenuti ancora in carcere con pene fino a dieci anni;
- il diritto a riparazione e risarcimento per le vittime di detenzione arbitraria;
- l’apertura di indagini indipendenti sulle presunte violazioni;
- l’eventuale accertamento delle responsabilità individuali;
- il coinvolgimento dei Relatori Speciali delle Nazioni Unite sui diritti umani;
- la diffusione pubblica del contenuto del parere da parte delle autorità competenti.
Conclusione
Il caso si inserisce in un contesto più ampio di tensioni politiche e giudiziarie legate alla condizione degli attivisti saharawi, con accuse ricorrenti di persecuzione giudiziaria e violazioni dei diritti fondamentali. Le autorità marocchine non hanno rilasciato, al momento, ulteriori commenti ufficiali sulle specifiche accuse sollevate.
