Ginevra, 18 giugno 2026 – Il diritto all’autodeterminazione del popolo saharawi e la necessità di completare il processo di decolonizzazione del Sahara Occidentale sono stati al centro di un evento collaterale di alto livello organizzato presso il Consiglio delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, dove diplomatici, giuristi e difensori dei diritti umani hanno richiamato la comunità internazionale al rispetto del diritto internazionale e delle risoluzioni delle Nazioni Unite.
Tra gli interventi di maggiore rilievo, quello di Oubi Buchraya Bachir, consigliere speciale del Presidente della Repubblica Saharawi e responsabile della Commissione per le risorse naturali e gli affari giuridici, che ha sostenuto come il mancato completamento della decolonizzazione del Sahara Occidentale costituisca un precedente pericoloso per l’ordine internazionale e per la stabilità del Nord Africa.
Secondo il diplomatico saharawi, il rispetto del diritto internazionale rappresenta una condizione imprescindibile per preservare la credibilità del sistema multilaterale. Buchraya ha inoltre ribadito che le più recenti risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite continuano a individuare il diritto all’autodeterminazione come elemento centrale di qualsiasi soluzione politica e riconoscono il Fronte Polisario e il Marocco quali parti del conflitto, sottolineando la necessità di una soluzione reciprocamente accettabile.
Nel suo intervento ha anche contestato quella che ha definito la narrazione diplomatica marocchina, sostenendo che il Fronte Polisario abbia partecipato ai negoziati promossi dalle Nazioni Unite in modo costruttivo e in buona fede, mentre la sovranità sul Sahara Occidentale, ha affermato, spetta esclusivamente al popolo saharawi, che dovrà determinarne liberamente lo status finale.
Buchraya ha infine richiamato l’attenzione sulla situazione nei territori occupati, denunciando violazioni dei diritti umani, restrizioni alla libertà di informazione, espulsioni di osservatori internazionali e detenzioni arbitrarie, mettendo in guardia la comunità internazionale dal sostenere soluzioni che non siano conformi ai principi del diritto internazionale.
Sulla stessa linea è intervenuto l’ambasciatore Malainin Lakhal, che ha definito il Sahara Occidentale «l’ultimo caso irrisolto di decolonizzazione in Africa» e ha denunciato i rischi derivanti dall’applicazione selettiva del diritto internazionale. Lakhal ha ricordato che il territorio continua a figurare nell’elenco ONU dei territori non autonomi e resta pertanto soggetto ai principi sanciti dalla Carta delle Nazioni Unite e dalla Risoluzione 1514 dell’Assemblea Generale sulla decolonizzazione.
Il diplomatico ha inoltre richiamato il parere consultivo della Corte Internazionale di Giustizia del 1975, secondo il quale non esistevano legami di sovranità territoriale tali da compromettere il diritto del popolo saharawi a esprimere liberamente la propria volontà sul futuro del territorio. Ha quindi criticato i tentativi di sostituire il processo di autodeterminazione con soluzioni politiche unilaterali, affermando che tali approcci rischiano di indebolire la credibilità delle Nazioni Unite e dell’intero sistema giuridico internazionale.
Nel corso dell’evento è intervenuta anche Catherine Constantinides, attivista sudafricana per i diritti umani e Commissaria per il clima, che ha definito il caso del Sahara Occidentale una prova decisiva per la tenuta dell’ordine giuridico globale. Constantinides ha evidenziato come il monitoraggio indipendente dei diritti umani nelle aree di conflitto sia essenziale per prevenire gli abusi, documentare le violazioni e garantire tutela alle vittime, sottolineando che «i diritti umani sono universali oppure non valgono nulla».
Secondo l’attivista, l’applicazione disomogenea del diritto internazionale e il ricorso a doppi standard compromettono la credibilità delle istituzioni multilaterali e alimentano instabilità e conflitti protratti.
A ribadire il sostegno internazionale al diritto all’autodeterminazione è stato anche Geraldo Saranga, Rappresentante Permanente del Mozambico presso le Nazioni Unite a Ginevra e Presidente del Gruppo di Sostegno di Ginevra per il Sahara Occidentale. Saranga ha dichiarato che «l’indipendenza dell’Africa resterà incompleta finché il popolo saharawi non potrà esercitare pienamente il proprio diritto all’autodeterminazione», definendo l’occupazione del territorio una grave violazione del diritto internazionale e del diritto internazionale umanitario.
Il diplomatico mozambicano ha invitato la comunità internazionale a non restare in silenzio di fronte alle presunte violazioni dei diritti umani e allo sfruttamento delle risorse naturali del territorio, sostenendo che il mancato rispetto del diritto internazionale nel Sahara Occidentale rischia di minare la credibilità dell’intero sistema multilaterale.
L’incontro si è concluso con un appello condiviso affinché la questione del Sahara Occidentale continui a essere affrontata nel quadro del processo di decolonizzazione previsto dalle Nazioni Unite e nel pieno rispetto del diritto all’autodeterminazione del popolo saharawi, considerato dai partecipanti un principio fondamentale e irrinunciabile del diritto internazionale.
