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Sahara Occidentale, l’allarme delle organizzazioni saharawi: le mine antiuomo continuano a uccidere civili, tra le ultime vittime una bambina di 4 anni

 






Sahara Occidentale, 14 maggio 2026 – Le organizzazioni saharawi per i diritti umani e le strutture impegnate nelle operazioni di sminamento hanno lanciato un nuovo e drammatico allarme sulla persistente minaccia rappresentata dalle mine antiuomo e dai residui bellici disseminati nei territori del Sahara Occidentale, denunciando che questi ordigni continuano a provocare vittime tra la popolazione civile.

Secondo quanto riferito dalle organizzazioni saharawi, i più recenti incidenti hanno causato la morte di un giovane di 20 anni e di una bambina di appena quattro anni, riaccendendo l’attenzione sull’emergenza umanitaria legata alla presenza di ordigni inesplosi nelle aree rurali e desertiche del territorio.

L’Ufficio di coordinamento per le attività di sminamento nel Sahara Occidentale, in una dichiarazione ufficiale, ha espresso profonda preoccupazione per il susseguirsi di incidenti causati da mine antiuomo e residuati esplosivi di guerra, sottolineando come tali ordigni continuino a provocare morti, mutilazioni permanenti e gravi sofferenze umane tra civili innocenti.

L’organismo saharawi ha condannato con fermezza il permanere di questo pericolo, evidenziando come la presenza delle mine comprometta il diritto alla sicurezza, limiti la libertà di movimento delle popolazioni locali e ostacoli le attività quotidiane delle comunità che vivono nelle zone contaminate. Nella stessa dichiarazione è stato chiesto che vengano assunte con urgenza le necessarie responsabilità giuridiche e umanitarie per la bonifica delle aree colpite e la protezione della popolazione civile.

L’ufficio ha inoltre rivolto un appello alle autorità marocchine affinché aderiscano pienamente agli strumenti internazionali in materia di disarmo umanitario, in particolare alla Convenzione di Ottawa, procedendo alla rimozione delle mine, alla divulgazione delle mappe dei campi minati e all’attivazione di programmi di assistenza medica, psicologica e sociale a favore delle vittime.

Anche il CODESA, attraverso il proprio Comitato per gli insediamenti, il muro di separazione militare e le mine antiuomo, ha condannato quella che ha definito una nuova tragedia umana, affermando che questi episodi dimostrano il pericolo permanente rappresentato dagli ordigni disseminati nel territorio.

Secondo il comitato, le principali vittime continuano a essere bambini, pastori, nomadi e residenti delle aree rurali isolate, categorie particolarmente esposte ai rischi derivanti dalla presenza di mine e residuati bellici.

Le organizzazioni per i diritti umani sostengono che il protrarsi di queste tragedie rappresenti una grave violazione del diritto alla vita, all’integrità fisica e alla sicurezza personale, richiamando i principi del diritto internazionale umanitario relativi alla protezione dei civili nei contesti di conflitto.

Il Muro del Sahara Occidentale, costruito negli anni Ottanta, si estende per oltre 2.700 chilometri attraverso il deserto ed è considerato uno dei sistemi fortificati più lunghi al mondo. Secondo organizzazioni umanitarie internazionali, vaste aree circostanti risultano ancora contaminate da mine antiuomo e mine anticarro, rappresentando una minaccia costante per la popolazione civile.

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