Sahara occidentale, 10 gennaio 2025 – Continua a deteriorarsi la situazione dei diritti umani nei territori occupati del Sahara Occidentale. Il governo di occupazione marocchino ha intensificato nelle ultime ore le operazioni di sorveglianza e restrizione delle libertà fondamentali, prendendo di mira in modo sistematico esponenti di spicco dell'attivismo saharawi.
Il blocco della sicurezza contro il dissenso:
Secondo quanto riportato da fonti locali e dal servizio stampa saharawi (SPS), nella giornata di martedì le forze di sicurezza marocchine hanno imposto uno stretto assedio attorno alle abitazioni di due note figure della resistenza civile:
- Hassna Baba Ahmed Adouihe: membro dell'Associazione per la protezione dei prigionieri saharawi nelle carceri marocchine.
- Mina Baali: esponente dell’Ufficio esecutivo dell'Organismo saharawi contro l'occupazione marocchina (ISACOM).
L'operazione è stata caratterizzata da un massiccio dispiegamento di mezzi della polizia, forze ausiliarie e agenti dei servizi di intelligence, che hanno isolato completamente l'area impedendo ogni movimento o accesso alle abitazioni interessate.
Un attacco alla libertà di associazione:
Il difensore dei diritti umani Hassna Baba Ahmed Adouihe ha denunciato che l'azione non è stata un evento isolato, ma una manovra calcolata per impedire lo svolgimento di un'attività commemorativa programmata. L’evento avrebbe dovuto riunire attivisti e membri della società civile saharawi, ma il cordone di sicurezza ha reso impossibile l'incontro.
"Queste misure repressive mirano a soffocare ogni voce che chieda giustizia e a interrompere il coordinamento tra i militanti nei territori occupati", ha dichiarato Adouihe.
Violazione delle norme internazionali:
Queste pratiche si inseriscono in un quadro di sistematica violazione del diritto internazionale e delle convenzioni sui diritti umani, delle quali il Marocco è firmatario. La limitazione della libertà di movimento e di associazione, unita alla sorveglianza intimidatoria dei difensori dei diritti umani, solleva nuove preoccupazioni circa l'assenza di un meccanismo internazionale di monitoraggio dei diritti umani all'interno del mandato della MINURSO (Missione delle Nazioni Unite per il referendum nel Sahara Occidentale).
La comunità internazionale e le organizzazioni non governative restano in allerta di fronte a quello che appare come un tentativo di isolare ulteriormente le voci saharawi dalla scena pubblica globale.
