La Commissione Agricoltura respinge la proposta di etichettatura che tentava di eludere la pronuncia della Corte di Giustizia Europea. Dura reazione degli eurodeputati e del Fronte Polisario.
BRUXELLES, 24 novembre 2025 – Si alza un muro a Bruxelles contro il tentativo di ridefinire i termini commerciali tra l'Unione Europea e il Marocco. Giovedì scorso, i membri della Commissione per l'Agricoltura del Parlamento Europeo hanno respinto con fermezza il nuovo accordo sui prodotti agricoli provenienti dai territori del Sahara Occidentale occupato, definendo la proposta "vergognosa".
Il duro stop è arrivato durante una sessione dedicata all'analisi dell'intesa firmata a inizio ottobre, con particolare attenzione a un controverso emendamento proposto dalla Commissione Europea sulle norme di commercializzazione ed etichettatura.
Il nodo dell'etichettatura e l'origine dei prodotti:
Al centro della disputa vi è la questione della tracciabilità e dell'etichettatura accurata delle risorse importate nel mercato unico.
Il nuovo accordo mirava a introdurre un'eccezione specifica per frutta e verdura provenienti dal Sahara Occidentale. La proposta di Bruxelles prevedeva di sostituire la dicitura del Paese di origine con i nomi di due regioni amministrative istituite dal Marocco nei territori occupati.
Questa mossa è stata interpretata dagli eurodeputati come un chiaro tentativo di legittimare l'amministrazione marocchina sull'area, in diretta contraddizione con le normative internazionali che richiedono di identificare chiaramente il Paese di origine come "Sahara Occidentale".
Il conflitto con la Corte di Giustizia Europea (CGUE):
La bocciatura della Commissione Agricoltura si fonda su solide basi giuridiche. L'accordo è stato infatti percepito come un escamotage per aggirare la storica sentenza emessa dalla Corte di Giustizia dell'Unione Europea il 4 ottobre 2024.
In quella sede, la Corte aveva invalidato i precedenti accordi UE-Marocco stabilendo due principi cardine:
- Il Marocco e il Sahara Occidentale sono "territori separati e distinti".
- Qualsiasi accordo riguardante le risorse saharawi deve ricevere il consenso esplicito del popolo saharawi, attraverso il suo unico rappresentante legittimo, il Fronte Polisario.
La reazione politica: "Un cedimento a Rabat"
Il dibattito in aula ha registrato un'inusuale unanimità. Membri della Commissione Agricoltura di diversi gruppi politici hanno lanciato accuse pesanti all'indirizzo della Commissione Europea (l'esecutivo UE), colpevole a loro avviso di "cedere alle pressioni del Marocco".
L'accusa principale è quella di voler mantenere a tutti i costi i legami commerciali con Rabat, anche a costo di manipolare o ignorare una sentenza definitiva della Corte di Giustizia. La definizione di accordo "vergognoso", riportata dai media spagnoli, sottolinea la gravità dello scontro istituzionale in atto tra Parlamento ed Esecutivo europeo.
La posizione del Fronte Polisario:
Immediata la reazione del Fronte Polisario, che ha ribadito il suo totale rifiuto verso quello che considera un accordo illegale volto a estendere indebitamente le preferenze tariffarie ai prodotti sottratti al Sahara Occidentale occupato.
In una nota ufficiale, il Fronte ha dichiarato che utilizzerà "tutti i mezzi legali disponibili" per contrastare l'accordo e garantire il rispetto dei diritti sovrani del popolo saharawi sulle proprie risorse naturali, confermando che la battaglia legale per l'autodeterminazione economica e politica è tutt'altro che conclusa.
