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Gli scrittori saharawi accusano l'Istituto Cervantes di legittimare l'occupazione marocchina



Madrid (Spagna), 24 novembre 2025 – Il gruppo di scrittori saharawi della Generazione dell’Amicizia ha espresso una ferma protesta contro l’Istituto Cervantes in seguito alla pubblicazione dell’Annuario 2025 sulla lingua spagnola, accusando l’istituzione culturale di aver avallato, seppur indirettamente, la narrativa coloniale del Marocco sul Sahara Occidentale.

La protesta: “Un errore che non è una svista”

Gli intellettuali saharawi criticano la decisione dell’Istituto Cervantes di omettere il Sahara Occidentale dalla mappa delle aree ispanofone, includendolo invece nei dati relativi al Marocco. Tale rappresentazione, affermano, ignora i principi del diritto internazionale e finisce per legittimare l’occupazione marocchina del territorio, contribuendo alla marginalizzazione di un popolo che da mezzo secolo vive sotto occupazione militare o in esilio.

“Il Sahara Occidentale non appare come territorio distinto, ma come parte del Marocco. I saharawi di lingua spagnola sono stati assorbiti nei dati del regime alawita, rafforzandone l'agenda coloniale”, si legge nella dichiarazione ufficiale del gruppo.

La denuncia degli scrittori: “La nostra invisibilità non può essere normalizzata”

Nel comunicato, firmato da Ali Salem Iselmu, Bahia MH Awah e Farah Dih, la Generazione dell’Amicizia sottolinea come questa omissione non sia un dettaglio tecnico, bensì un ulteriore passo nella cancellazione dell’identità saharawi dallo spazio pubblico internazionale.

La protesta assume un valore ancora più simbolico considerando che l’Istituto porta il nome di Miguel de Cervantes, autore che fece della giustizia e della libertà i pilastri della propria opera. La dichiarazione richiama una celebre citazione di Don Chisciotte:
“La libertà, Sancho, è uno dei doni più preziosi che il cielo abbia elargito all'umanità.”

Secondo gli scrittori, Cervantes non avrebbe mai accettato che la lingua spagnola, anziché valorizzare i suoi parlanti, venisse piegata a narrazioni geopolitiche che ne oscurano l’identità.

La contraddizione: il legame con Almudena Grandes

Il gruppo ricorda inoltre che la scrittrice Almudena Grandes, moglie dell’attuale direttore dell’Istituto Cervantes e figura storicamente vicina alla causa saharawi, apparteneva a una tradizione di solidarietà verso il popolo del Sahara Occidentale. Questo rende, secondo loro, l’episodio ancora più incomprensibile e doloroso.

Identità linguistica e diritto internazionale:

Gli scrittori ribadiscono che lo spagnolo è parte integrante della cultura saharawi, parlato tanto nei territori occupati quanto nei campi profughi. E soprattutto ricordano che nessuna rappresentazione statistica può modificare un principio fondamentale:

“Il Sahara Occidentale rimane un territorio in attesa di decolonizzazione. Noi saharawi non siamo marocchini”.

La dichiarazione si chiude con un messaggio di resilienza: finché anche un solo saharawi continuerà a parlare o scrivere in spagnolo, la lingua resterà parte indelebile dell’identità del popolo saharawi.

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