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Sahara Occidentale: La proposta del POLISARIO del 2007, l’unica roadmap realistica per un Maghreb stabile



Di Ahmed Omar – Editoriale (ECSAHARAUI)

18 novembre 2025

In diplomazia, come nel mondo degli affari, il destino di un’idea dipende spesso più da chi la sostiene che dal suo reale valore. La storia del conflitto nel Sahara Occidentale ne è un esempio paradigmatico.

Nel 2007 sia il Marocco sia il Fronte POLISARIO presentarono al Consiglio di Sicurezza due visioni contrapposte per la risoluzione della disputa. La proposta marocchina, sostenuta da un’intensa attività di lobbying e da importanti alleati internazionali, fu rapidamente etichettata come “seria e credibile”. Al contrario, la proposta del Fronte POLISARIO fu ignorata quasi completamente, non per debolezze intrinseche, ma per ragioni geopolitiche.

Eppure, alla luce del diritto internazionale e delle dinamiche regionali, quella del POLISARIO è — allora come oggi — l’unica architettura praticabile per una pace duratura e per la stabilità del Maghreb.


Una proposta ignorata ma giuridicamente ineccepibile:

Il piano del Fronte POLISARIO, registrato ufficialmente il 16 aprile 2007, non è un documento ideologico, ma un progetto di governance costruito entro i parametri giuridici riconosciuti dalle Nazioni Unite. Parte da una premessa inderogabile:

il Sahara Occidentale è un territorio non autonomo in processo di decolonizzazione, e il Marocco non dispone né di sovranità né di autorità amministrativa su di esso.

Di qui la proposta chiave: un referendum sotto la supervisione dell’ONU, con le tre opzioni previste nei processi di decolonizzazione — indipendenza, integrazione o autonomia — come già avvenuto in casi comparabili quali Timor Est e Namibia.


Una visione post-referendum che favorisce stabilità e cooperazione:

L’elemento più innovativo e pragmatico del piano è la sua architettura per il “dopo”.

Il POLISARIO propone infatti una rete articolata di garanzie per il Marocco e per i cittadini marocchini residenti nel territorio:

- riconoscimento reciproco delle frontiere;

- accordi chiari e legali sulle risorse naturali;

- integrazione politica ed economica dei residenti marocchini;

- rinuncia reciproca alle riparazioni;

- meccanismi congiunti di sicurezza e cooperazione.

In questa visione, il Marocco cesserebbe di essere una potenza occupante e diverrebbe un partner strategico, beneficiando della stabilità regionale, di un risparmio sui costi militari, del recupero della credibilità internazionale e della possibilità di cooperare legalmente nei settori energetico e commerciale.

Per lo Stato saharawi, il referendum aprirebbe la strada alla piena legittimità internazionale e alla costruzione di un attore regionale impegnato nella sicurezza del Maghreb e dell’intero continente africano.


Perché la proposta marocchina non è una soluzione:

La cosiddetta “autonomia” proposta dal Marocco non risponde ai criteri richiesti per la decolonizzazione e non offre:

- garanzie verificabili per la popolazione saharawi;

- un quadro legale riconosciuto dalle Nazioni Unite;

- meccanismi democratici controllabili;

- benefici reali per la stabilità regionale.

Si tratta, in sostanza, di una continuazione dell’occupazione sotto un’altra forma, impossibile da conciliare con il diritto internazionale e inadeguata a generare una pace duratura.

La forza del piano del 2007: trasformare il conflitto in cooperazione:

Il valore del piano POLISARIO risiede nella sua capacità di trasformare:

la sovranità in sicurezza condivisa,

il conflitto in cooperazione,

i costi geopolitici in benefici reciproci.

Se la comunità internazionale valutasse le proposte in base alla loro fattibilità istituzionale invece che al peso politico del proponente, riconoscerebbe che la soluzione al conflitto esiste dal 2007:
archiviata, ignorata, ma intatta nella sua coerenza.


Un modello per un nuovo Maghreb:

In un Maghreb oggi frammentato e vulnerabile, dove la stabilità è diventata una risorsa geopolitica strategica, la proposta del POLISARIO non rappresenta soltanto una soluzione al conflitto del Sahara Occidentale:

è un progetto avanzato di architettura regionale, capace di rendere il Sahara Occidentale un pilastro della sicurezza, della cooperazione e dello Stato di diritto nel Nord Africa.

Il merito del piano del 2007 sta proprio in questo: dimostrare che la ragione, quando è sostenuta da un quadro legale solido, può essere essa stessa una strategia di Stato.

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