Campi profughi saharawi, 17 novembre 2025 – L'Ufficio di Coordinamento per l'Azione contro le Mine Saharawi (SMACO), insieme alle principali associazioni saharawi attive nel settore umanitario, ha lanciato un grave allarme sulla crescente minaccia rappresentata dalle mine antiuomo e dagli ordigni inesplosi nel Sahara Occidentale. L’organizzazione chiede una mobilitazione immediata per rafforzare la protezione dei civili, ampliare i programmi di educazione al rischio e garantire assistenza psicologica e sociale alle vittime.
Una minaccia crescente dopo la ripresa del conflitto:
In una dichiarazione ufficiale, SMACO ha evidenziato che «dalla ripresa delle ostilità nel novembre 2020, il territorio ha assistito a una nuova ondata di contaminazione». Secondo i dati riportati, i resti degli attacchi dei droni marocchini hanno provocato oltre 300 vittime civili, tra cui pastori, donne e bambini. Le esplosioni hanno anche causato ingenti perdite di bestiame, aumentando le difficoltà quotidiane delle famiglie che vivono in aree remote e ad alto rischio.
Le mine e i residuati bellici stanno inoltre ricontaminando zone già bonificate, rendendo estremamente complesso il lavoro delle squadre sul campo. Il rischio di incidenti mortali per viaggiatori, pastori e comunità locali resta altissimo.
Un appello alla comunità internazionale:
La SMACO ha rivolto una richiesta diretta alle Nazioni Unite, alla comunità diplomatica e alle organizzazioni internazionali, invitandole a rafforzare il sostegno tecnico, finanziario e logistico alle operazioni umanitarie.
Secondo l’organizzazione, solo un’azione congiunta e un sostegno sostenuto possono contribuire a ridurre l’impatto devastante delle mine antiuomo e dei residui esplosivi sulla popolazione saharawi, e a ristabilire una speranza concreta in un futuro più sicuro.
Dichiarazione integrale di SMACO:
Il Sahara Occidentale rimane fortemente contaminato da mine terrestri, munizioni a grappolo e residuati bellici esplosivi a seguito del conflitto armato tra l'esercito marocchino e il Fronte Polisario, durato dal 1975 al 1991 e responsabile di oltre 4.000 vittime. Dalla ripresa delle ostilità nel novembre 2020, il territorio ha assistito a una nuova ondata di contaminazione, inclusi i resti degli attacchi dei droni marocchini che hanno causato oltre 300 vittime civili dal 2020, tra cui pastori, bambini e donne, oltre a significative perdite di bestiame. Ciò ha aggravato le difficoltà dei viaggiatori e delle famiglie che vivono in aree ad alto rischio. Il potenziale di espansione o ricontaminazione di aree precedentemente bonificate è attualmente molto elevato.
Queste angoscianti condizioni umanitarie rappresentano un serio arretramento dopo più di diciannove anni di progressi nella bonifica e nella prevenzione del rischio, compromettendo la sicurezza delle comunità e minacciando la vita dei civili nelle regioni liberate e lungo le aree di frizione. SMACO ribadisce la necessità di un sostegno internazionale urgente per garantire la continuità delle operazioni di bonifica, l’espansione dei programmi di educazione al rischio e l’assistenza multidisciplinare alle vittime delle mine.
