Bruxelles, 6 settembre 2025 – La Commissione europea sta valutando la possibilità di riaprire i negoziati con il Marocco per includere nuovamente il Sahara Occidentale negli accordi commerciali, nonostante le sentenze vincolanti della Corte di giustizia dell’Unione europea (CGUE) ne vietino espressamente l’applicazione.
Il Centro di Analisi del Sahara Occidentale (CASO) ha lanciato un monito all’UE, denunciando la “tentazione” di eludere la giurisprudenza europea. Nel 2019, infatti, la CGUE aveva annullato gli accordi di libero scambio UE-Marocco in materia di pesca e agricoltura, dichiarandone l’illegalità quando applicati al Sahara Occidentale.
La posizione del CASO:
Secondo il centro, la Commissione avrebbe chiesto al Consiglio dell’UE un nuovo mandato negoziale con Rabat. L’obiettivo sarebbe quello di reintegrare i prodotti provenienti dal Sahara Occidentale sotto il pretesto di un “presunto consenso” del popolo saharawi, corredato da meccanismi per monitorare i benefici economici sulla popolazione locale.
“Un simile approccio costituirebbe una chiara elusione della giurisprudenza della CGUE, che richiede il consenso esplicito e autentico del popolo saharawi, rappresentato dal Fronte Polisario, unico soggetto riconosciuto dalle Nazioni Unite”, ha avvertito il CASO in una nota ufficiale.
Richiamo al diritto internazionale e cambiamento nel PPE:
Il centro ha sottolineato che il rispetto del diritto internazionale ed europeo impone l’esclusione del Sahara Occidentale da qualsiasi accordo commerciale con il Marocco, fino a quando il popolo saharawi non avrà potuto esercitare liberamente il proprio diritto all’autodeterminazione.
In questo quadro, il CASO ha accolto come “un segnale importante” la recente presa di posizione del Partito Popolare Europeo (PPE), in particolare della delegazione spagnola.
Lo scorso luglio, l’eurodeputata Carmen Crespo (PPE) ha chiesto alla Commissione per le petizioni del Parlamento europeo di escludere esplicitamente i prodotti del Sahara Occidentale dagli accordi commerciali con Rabat, richiamando la sentenza della CGUE del 4 ottobre 2024.
Tale decisione ha ribadito che il Sahara Occidentale è un territorio distinto e separato dal Marocco, e che nessun accordo può essere applicato senza il previo consenso del popolo saharawi. Una giurisprudenza che si fonda sulle sentenze del 2016, 2018 e 2021, tutte coerenti nel richiamare l’obbligo di rispettare il principio di autodeterminazione sancito dalla Carta delle Nazioni Unite.
Il CASO ha inoltre ricordato che, nel 2019, lo stesso PPE aveva sostenuto l’estensione delle preferenze tariffarie ai prodotti saharawi etichettati come marocchini, pratica giudicata illegittima. La nuova posizione del partito rappresenta dunque “un cambiamento politico significativo, legato anche a considerazioni economiche”.
Denunce di concorrenza sleale e frodi fiscali:
Sul piano economico, i produttori agricoli spagnoli hanno denunciato concorrenza sleale derivante dall’importazione di prodotti del Sahara Occidentale immessi sul mercato europeo come “marocchini”.
Crespo ha inoltre sollevato il tema delle presunte pratiche fiscali irregolari del Marocco, stimate in circa 70 milioni di euro. Se confermate, queste irregolarità potrebbero aprire la strada a richieste di compensazione da parte dell’Unione Europea.
L’allarme della società civile:
Anche Western Sahara Resource Watch (WSRW) ha ribadito l’opposizione a qualsiasi tentativo di aggirare la giurisprudenza europea.
“Le istituzioni europee si trovano di fronte a una scelta cruciale: difendere lo Stato di diritto o agevolare pratiche che lo mettono in discussione. Le loro decisioni riveleranno non solo la posizione dell’UE sui diritti del popolo saharawi, ma anche l’integrità del suo stesso sistema giudiziario”, ha dichiarato Sara Eyckmans, membro dell’organizzazione.
